Psicofarmaci
Acetil-carnitina è un composto di carnitina+un gruppo acetile. L’effetto antidepressivo sembra essere dovuto ad un’azione epigenetica dove il gruppo acetile è in grado di legarsi al DNA promuovendo in modo duraturo (anche dopo la sospensione del trattamento, dunque) la sintesi di nuovi recettori presinaptici inibitori per il glutammato soprattutto nelle regioni dell’ippocampo e della corteccia prefrontale. L’autoinibizione della liberazione del glutammato provoca liberazione del BDNF che è un fattore neurotrofico in grado di nutrire e rigenerare i neuroni nonchè di promuovere la sinapto-genesi con formazione di nuovi circuiti neuronali o di restauro di quelli sani preesistenti la depressione. La Carnitina poi, il secondo componente della molecola, svolge note funzioni benefiche a livello cellulare accelerando la produzione di energia nei mitocondri a partire dagli acidi grassi. Altra funzione di Acetil-carnitina è poi l’effetto antinfiammatorio e antiossidante, il primo dei quali soprattutto è stato recentemente studiato come possibile causa di depressione. Gli studi attuali dicono che acetilcarnitina ha un potere antidepressivo pari a quello dei comuni antidepressivi senza avere effetti collaterali. L’inizio dell’azione antidepressiva dovrebbe essere rapido, entro alcuni giorni a differenza degli antidepressivi tradizionali per i quali sono necessarie due o tre settimane almeno e dopo la sospensione del trattamento dovrebbe persistere molto più a lungo di quello degli antidepressivi. Tutto questo dicono gli studi ma io stesso prendo con cautela queste affermazioni perchè mai come in psicofarmacologia la teoria può discostarsi dalla realtà clinica. Saranno dunque i pazienti a dirci come vanno realmente le cose con questa molecola.
Un caro saluto,
A. Mercuri
Colina, uno stimolante cognitivo
/0 Commenti/in In Evidenza, Psicofarmaci, Tutti gli art.La colina è una piccola molecola indispensabile per la costruzione e la riparazione delle membrane neuronali e delle guaine mieliniche; è inoltre indispensabile per la sintesi del neurotrasmettitore acetilcolina e della betaina, una importante molecola che, tra le funzioni più importanti, ha quella di abbassare il livello dell’omocisteina (dannosa, se in eccesso, per la circolazione sanguigna).
La Colina si può assumere con la dieta e ne sono ricche soprattutto il tuorlo d’uovo, la soia e la lecitina ma se vi è una carenza, l’alfosciato di colina (nome commerciali Delecit o gliatin) offre la possibilità di rimpiazzarne rapidamente le scorte (in modo migliore rispetto alla citicolina).
Provata è l’efficacia di Colina alfosciato per il cervello dell’anziano come stimolante delle prestazioni cognitive anche in caso di demenza (di cui ne può rallentare la progressione) agli esordi o conclamata. Utile è ancora in certe forme depressive sottosoglia di anziani senza decadimento cognitivo o durante l’uso di dosi elevate di antidepressivi triciclici noti per la loro azione anticolinergica cerebrale. Anche nei più giovani comunque, Colina può essere utile come stimolante delle funzioni cognitive e della memoria nei casi di astenia o di abuso di benzodiazepine o come adiuvante nelle depressioni caratterizzate da deficit cognitivi ove sia utile una stimolazione colinergica che attivi la corteccia cerebrale frontale e l’ippocampo, frequentemente bersaglio dei danni da stress cronico.
Fonti:
Choline alphoscerate: insights between acquired certainties and future perspectives di Giovanni Biggio e Claudio Mencacci
https://www.frontiersin.org/journals/aging-neuroscience/articles/10.3389/fnagi.2025.1613566/full
A. Mercuri
Fluoxetina, un antidepressivo stimolante
/0 Commenti/in In Evidenza, Psicofarmaci, Tutti gli art.VANTAGGI: ottimo antidepressivo stimolante e neutro sul peso corporeo, ha un’importante azione neurotrofica e antinfiammatoria sul cervello. Dà meno disturbi sessuali e apatia degli altri SSRI.
SVANTAGGI: laborioso metabolismo epatico e necessità di aggiustare al ribasso il dosaggio di alcuni farmaci presi in concomitanza; la sua lunghissima emivita provoca il persistere nel corpo del farmaco e del suo metabolita attivo per circa 1 mese dopo l’ultima dose assunta.
APPROFONDIMENTO:
è’ un ottimo antidepressivo con effetto sia ansiolitico e rasserenante che stimolante l’iniziativa, la motivazione e l’azione (qualcuno gli attribuisce un leggero effetto amfetamino-simile ad esordio precoce, ben prima che subentri quello antidepressivo legato alla serotonina e per il quale sono necessarie alcune settimane). Tutto questo grazie al fatto che fluoxetina ha una potente azione di blocco della ricaptazione della serotonina combinato però ad un effetto stimolante di tipo noradrenergico e dopaminergico, quest’ultimo per 2 motivi: 1) blocco, seppur debole alla dose di 20 mg, del recettore serotoninico 5-HT2C con conseguente liberazione di noradrenalina e dopamina in sede prefrontale 2) forte stimolazione del recettore Sigma 1; l’agonismo al recettore Sigma 1 provoca effetto ansiolitico e antidepressivo promuovendo un’azione anti-neuro-infiammatoria nonché la liberazione di BDGF, un importantissimo fattore di crescita che stimola la formazione di nuovi circuiti nervosi (sinaptogenesi e neuroplasticità) e di nuovi neuroni. Di per se, sia fluoxetina che il suo metabolita attivo Norfluoxetina, non inibiscono in modo apprezzabile la ricaptazione della noradrenalina o della dopamina né posseggono azioni antistaminica, anticolinergica o antiadrenergica, queste ultime 3 responsabili di potenziali effetti collaterali. Fluoxetina non provoca aumento ponderale, è considerato un antidepressivo neutro sul peso; in realtà, all’inizio del trattamento e per un mese circa, essa può avere effetto anoressizzante e dimagrante sia per la sua proprietà attivante che per una certa inappetenza e alcune volte nausea provocate dalla forte azione serotoninergica unita al laborioso metabolismo epatico. Il metabolismo del farmaco ad opera degli enzimi epatici è molto lento e laborioso e rallenta la degradazione di altri farmaci assunti contemporaneamente soprattutto antidepressivi, antipsicotici e antiaritmici. Questo comporta le necessità di monitorare il paziente ed eventualmente aggiustare in ribasso il dosaggio dei farmaci presi in concomitanza. Ricordare inoltre che tra la sospensione di fluoxetina e la sua totale eliminazione dall’organismo trascorre circa un mese.
A. Mercuri


