Antidepressivi serotoninergici (SSRI) e disfunzione sessuale persistente

La disfunzione sessuale post-SSRI (Post-SSRI Sexual Dysfunction, PSSD) è una patologia causata dagli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina SSRI ed è caratterizzata da disfunzioni sessuali ed emotive che solitamente insorgono già durante l’assunzione del farmaco (vedi il mio articolo “Sessualità e antidepressivi“) e persistono per un tempo indefinito dopo la sospensione. Può, più raramente, comparire solo alla sospensione del trattamento.
Al di là del nome, la patologia non consiste solo in un insieme di sintomi che colpiscono la sfera sessuale ma è solitamente caratterizzata da una più ampia difficoltà a provare piacere ed emozioni in genere, di cui i disturbi sulla sessualità sono solo i riflessi più evidenti.
I sintomi più comuni, che possono essere presenti contemporaneamente o singolarmente, sono:

  • Assenza o riduzione della libido cioè dell’attrazione sessuale, delle fantasie e dei sogni a sfondo sessuale.
  • Perdita o diminuzione della risposta fisica agli stimoli sessuali.
  • Anestesia tattile e termica delle aree genitali (pene, vagina e talvolta anche capezzoli).
  • Disfunzione erettile negli uomini, diminuita congestione e lubrificazione genitale nelle donne.
  • Incapacità o difficoltà a raggiungere l’orgasmo (anorgasmia) o eiaculazione precoce, sindrome da eccitazione sessuale persistente nelle donne (PGAD), una condizione in cui l’eccitamento sessuale è come irritativo ma non è accompagnato da desiderio sessuale.
  • Anedonia orgasmica: può permanere la sensazione dell’orgasmo associata alle contrazioni muscolari ma senza provare piacere.
  • Ottundimento emotivo ed anedonia: può essere diminuita la capacità di provare emozioni (sia positive che negative, può risultare ad esempio difficile piangere o provare “sensazioni forti”), sensazioni edoniche in genere e di legame emotivo, può venire meno il desiderio di intimità di coppia; possono essere presenti apatia, mancanza di motivazione e di stimolo di fare, diminuita la capacità creativa. Musica, hobby o attività prima coinvolgenti possono non risultare più particolarmente attraenti o gratificanti;
  • Riduzione della viscosità e del volume dello sperma;

Generalmente non sembrerebbero essere presenti sintomi psicologici residui di depressione ed ansia mentre è spesso descritto un senso generale di “distacco” e alienazione.
La frequenza e la diffusione della PSSD (sindrome sessuale post SSRI) deve ancora essere determinata, anche se sono stati pubblicati inviti per quantificarlo a case farmaceutiche, studiosi e organi statali di farmaco-vigilanza: sembra tuttavia che una buona parte delle persone che sospendono un SSRI sperimentino una forma leggera di PSSD mentre alcuni la sperimentano in forma completa e alcuni altri riguadagnino invece la propria normale funzione sessuale.
In 3 ampi studi vs. placebo effettuati secondo il metodo del doppio cieco, con lo scopo di evidenziare gli effetti benefici degli SSRI nel trattamento dell’eiaculazione precoce, è stato rilevato che l’effetto ritardante sull’eiaculazione persisteva nel tempo (per oltre 6 mesi) dopo l’interruzione del farmaco su un’ampia percentuale dei pazienti trattati (oltre il 60%), segno che forse il farmaco ha indotto dei cambiamenti persistenti nella funzionalità sessuale nel senso del rallentamento dei tempi di arrivo dell’orgasmo: cosa desiderabile in chi soffriva di eiaculazione precoce ma non certo in chi precedentemente era normale.
In altri studi si è misurata la sensibilità tattile della cute genitale mediante delle stimolazioni elettriche e si è visto che questa era significativamente diminuita durante la somministrazione di SSRI e ciò non era spiegabile con cause psicologiche.
Uno studio di Tanrikut et al. del 2010, che aveva lo scopo di indagare gli effetti della Paroxetina sullo sperma, ha valutato anche la funzione sessuale prima, durante e dopo il trattamento di cinque settimane. È stato rivelato che dopo 4 settimane dalla sospensione del farmaco i punteggi del Brief Sexual Function Inventory for Urology (BSFI), un questionario standardizzato per valutare la funzionalità erettile ed eiaculatoria, non erano tornati ai livelli pretrattamento ed il 9% dei pazienti trattati lamentava ancora una disfunzione non trascurabile.
Accade molto comunemente che chi assume antidepressivi (soprattutto quelli più moderni, i cosiddetti selettivi per la serotonina o SSRI) lamenti effetti collaterali sulla sfera sessuale e la percentuale di persone che sperimenta questo tipo di effetti collaterali varia molto in base agli studi: inizialmente si pensava un 8-14% mentre le attuali indagini post-marketing portano tale percentuale al 70-100%.
Uno studio del 2009 condotto da un team di ricercatori dell’università di Oxford ha trovato che gli SSRI causano nella maggior parte dei pazienti trattati ottundimento emotivo, espresso come apatia e una minore capacità di provare empatia ed emozioni positive in genere, sintomi non dovuti alla depressione ma ad una condizione psicologica nuova creata dal farmaco. In un altro studio pubblicato nel 2014 si è evidenziato come gli SSRI (e, in misura minore, anche i triciclici) abbiano un impatto negativo significativo sui sentimenti di “amore” e “attaccamento” verso la partner, in particolare negli uomini.
La diminuzione della pulsione, la disfunzione erettile e il diminuito interesse per le attività piacevoli e quotidiane sono un sintomo tipico di diverse patologie ansioso-depressive specie di grado severo ma la perdita della libido, delle reazioni automatiche (quali erezioni spontanee), la difficoltà a raggiungere l’orgasmo, l’anestesia genitale, l’ottundimento emotivo sembrano invece essere conseguenza caratteristiche della terapia con SSRI. 

Attualmente non esistono studi che indaghino in maniera sistematica se e quanto le disfunzioni sessuali in corso di trattamento siano reversibili con la sospensione dello stesso.

Sembra che a provocare questa sindrome apatico-anedonico-anaffettiva siano soprattutto gli Inibitori selettivi del Reuptake della Serotonina (SSRI) tra i quali ricordiamo:
fluoxetina (Prozac, Fluoxeren), sertralina (Zoloft), citalopram (Elopram), escitalopram (Cipralex, Entact), fluvoxamina (Dumirox, Fevarin, Maveral), paroxetina (Daparox, Eutimil, Sereupin, Seroxat)

Gli antidepressivi, possono essere prescritti da qualsiasi medico, e molti tra essi sono totalmente rimborsati dal SSN: anche ciò ne spiega la loro elevata diffusione e la prolungata assunzione; capita spesso che chi comincia un trattamento con antidepressivo lo porti avanti anche per anni nell’ottica di una terapia di mantenimento e di prevenzione delle ricadute. Negli USA il 60% delle persone che inizia un trattamento antidepressivo lo continua per almeno 2 anni, il 14% per 10 anni.

Ricordo che, secondo alcuni studi, l’uso a lungo termine di antidepressivi può peggiorare la depressione.

Il primo caso di sindrome sessuale post SSRI segnalato in letteratura risale al 2006 e descrive i sintomi di disfunzione sessuale persistente in un uomo di 26 anni a seguito di un trattamento con Sertralina. I sintomi, costituiti da anestesia genitale, orgasmo senza piacere, difficoltà a raggiungere l’orgasmo e perdita della libido, erano comparsi all’inizio del trattamento antidepressivo, che è stato portato avanti per alcuni mesi, e proseguirono tal quali dopo sei anni dalla sospensione del farmaco. Il soggetto non aveva dubbi sul fatto che la Sertralina fosse la responsabile dei perduranti sintomi e gli stessi autori del rapporto hanno riconosciuto di non poter escludere questa inusuale causa farmacologica, tuttavia non essendo allora presenti in letteratura studi che supportassero tale ipotesi hanno provvisoriamente optato per un’interpretazione psicodinamica dei sintomi.
Sempre nello stesso anno, il noto genetista Csoka ha descritto in un case-report altri tre casi di disfunzione sessuale persistente conseguente all’uso di SSRI, tra i quali quello di una giovane donna.
Del 2006 è anche un articolo comparso su una rivista americana e firmato da Bahrick in cui viene descritta la disfunzione sessuale post-SSRI come una condizione iatrogena in cui gli effetti collaterali sessuali non riescono a risolversi con la sospensione del farmaco: tale condizione sarebbe sovente caratterizzata da anestesia genitale e orgasmo senza piacere. L’autore sottolinea che tali sintomi non sono attribuibili a disfunzioni sessuali note e non sono presenti nelle depressioni finora studiate.
Un case-report, pubblicato alla fine del 2007, descrive un caso di PSSD insorto dopo sole 4 settimane di assunzione di un SSRI, indicando che la sindrome si potrebbe sviluppare anche dopo un trattamento molto breve con gli SSRI. Il soggetto, una donna di 32 anni che aveva sviluppato anestesia genitale, diminuita intensità orgasmica, difficoltà a raggiungere l’orgasmo e una sostanziale riduzione della libido dopo pochi giorni dall’inizio della terapia con Citalopram, ha descritto la sua regione genitale come “totalmente insensibile”. I test fisici e psicologici non hanno rivelato dati significativi.
Nel 2008 è stata pubblicata una review in cui si discutono le allora emergenti prove dell’esistenza della PSSD ed in cui si afferma come medici e pazienti possano non attribuire le disfunzioni ad un farmaco che non assumono più e che queste possono essere erroneamente attribuite a cause psicologiche. Sempre nel 2008 altri tre casi sono stati pubblicati sul Journal of Sexual Medicine, selezionati da un gruppo Yahoo dedicato alla PSSD con oltre 3500 membri, evidenziando come nessuno dei numerosi specialisti a cui i soggetti si erano rivolti fosse stato in grado di trovare cause fisiche o mentali ai loro sintomi.
Un altro articolo è stato pubblicato nel 2009.
Nel 2012, l’agenzia per la farmacovigilanza olandese (LAREB) ha pubblicato un rapporto sulla base di 19 segnalazioni pervenute al loro ufficio riguardanti disfunzioni sessuali persistenti a seguito dell’assunzione di SSRI evidenziando come tali sintomi potessero essere conseguenza del trattamento farmacologico ed invitando ad approfondire il fenomeno, riconoscendo di fatto ufficialmente l’esistenza della sindrome. I dati provenienti da queste segnalazioni sono stati poi pubblicati in letteratura da Ekhart e van Puijenbroek. Pertanto dal 2012, nella versione americana del foglietto illustrativo del Prozac, cominciò ad essere riportato che “sintomi di disfunzione sessuale possono occasionalmente persistere dopo l’interruzione del trattamento con Fluoxetina“.
Nel 2013 è stato pubblicato uno studio qualitativo su 9 soggetti affetti da PSSD in cui si esaminava l’impatto della sindrome sulla loro qualità di vita. L’ultima versione del “Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali” (DSM5), pubblicata nello stesso anno, riporta che “sintomi di disfunzione sessuale possono occasionalmente persistere dopo l’interruzione del trattamento con SSRI.
Nel 2014 Hogan et al. (tra cui il noto psichiatra irlandese David Healy) hanno descritto 120 casi di disfunzione sessuale persistente a seguito dell’uso di un farmaco (di cui 91 a seguito dell’uso di un SSRI e gli altri a seguito dell’uso di Finasteride (terapia dell’alopecia) e della Tretinoina (terapia dell’acne)
E’ dello stesso anno un rapporto che descrive un caso di disfunzione persistente (in cui si ipotizza il ruolo dei canali ionici nella genesi dell’anestesia genitale), che è stata trattata con tecniche di irradiazione laser a bassa potenza e che ha permesso un parziale ripristino della sensibilità tattile, sebbene non vi sia stato alcun miglioramento nella risposta sessuale. È stato perciò ipotizzato che gli SSRI potrebbero interferire col funzionamento dei canali ionici transient receptor potential (TRP).
Nel 2015 Ben-Sheetrit ha condotto un ampio studio (pubblicato sull’importante rivista Journal of Clinical Psychopharmacology) in cui si descrivono 532 casi di sospetta disfunzione sessuale persistente raccolti tramite questionari e selezionandone in particolare 183 (perché privi di fattori confondenti). In questo studio si conferma come non sembra esserci una correlazione tra sviluppo della sindrome e dose di farmaco assunta e come i classici parametri ormonali la cui alterazione è associata a disfunzioni sessuali (testosterone, prolattina, estrogeni) risultino nella norma.
Nel 2016 è stata pubblicata una review di studi su animali sull’effetto della somministrazione neonatale di SSRI, nota per causare disfunzioni sessuali persistenti, e si è sottolineato come ciò accada anche nei neonati umani.
Sono stati pubblicati anche diversi casi di Disturbo da Eccitazione Sessuale Persistente (PGAD, un disturbo che non deve essere confuso con l’ipersessualità) e di eiaculazione precoce che iniziano e durano a lungo dopo la sospensione di farmaci che inibiscono la ricaptazione della serotonina.
Nel corso del 2017 sono state pubblicate due differenti review degli studi pubblicati fino a quel momento: in entrambe si riporta come sia una condizione sotto segnalata e studiata e vengono discusse le ipotesi sulle cause e i trattamenti, giungendo a conclusioni simili. In particolare, in una di queste review, si sottolinea come la Sindrome Sessuale Post SSRI si collochi nel contesto di un generale quadro di disagio emotivo successivo alla sospensione dell’antidepressivo, in cui i disturbi sessuali sarebbero solo alcuni dei sintomi di una più vasta sindrome apatico-anedonico-anaffettiva.
In una circolare interna della casa farmaceutica Sanofi, il dott. A. Nathwani, vicepresidente esecutivo, il 4 dicembre 2017, riferisce che a seguito di un’indagine interna che comprende una revisione del Database Sanofi Global Safety, della letteratura disponibile, libri di testo, dati della farmacovigilanza, è stato determinato che:
“Le prove ponderate cumulative raccolte per gli SSRI citati erano sufficienti a concludere che questi prodotti possono essere associati a persistenti disturbi sessuali dopo l’interruzione del trattamento.”
Gli “SSRI citati” erano fluoxetina, paroxetina, citalopram, escitalopram e sertralina
In una lettera datata 15 gennaio 2018, l’Agenzia britannica per la regolamentazione dei prodotti medicinali e sanitari (MHRA) ha confermato che fino al 5 gennaio 2018, aveva ricevuto un totale di 1475 segnalazioni spontanee dal Regno Unito di sospette disfunzioni sessuali associate agli SSRI. Di queste, 309 hanno indicato che la disfunzione sessuale persisteva dopo l’interruzione del farmaco, e in 963 casi non era noto se la reazione continuasse dopo che il farmaco era stato sospeso.
A gennaio 2018 è stata pubblicata un’ulteriore review delle evidenze raccolte fino a quel momento in cui si ribadisce come nonostante siano presenti numerosi studi che evidenziano gli effetti aversi permanenti sulla funzionalità sessuale delle cavie sottoposte a trattamento con SSRI, non siano stati condotti studi sull’uomo per caratterizzare e trattare tale sindrome, sollevando in particolare preoccupazioni sulla possibilità di conseguenze sessuali a lungo termine per le persone esposte agli SSRI durante la gravidanza o in giovane età.
Ad aprile 2018, un gruppo di ricerca dell’Università statale di Milano, ha pubblicato una review degli studi volta a mettere a confronto la sindrome post SSRI e la sindrome post Finasteride, evidenziando l’estrema similarità della sintomatologia riportata e ipotizzando quindi una base patogenetica comune. Ancora una volta sottolinea come l’incidenza reale possa essere sottostimata a causa di un’errata diagnosi di disfunzione ad origine psicologica.
A maggio 2018, il gruppo di ricerca indipendente sugli effetti collaterali dei farmaci “rxisk” gestito dal noto psichiatra irlandese David Healy, ha pubblicato i risultati di un’indagine su 300 nuovi sospetti casi di disfunzione sessuale persistente a seguito della somministrazione di farmaci, indagando la frequenza e la gravità dei sintomi riportati e mostrandone la similarità anche se causati da farmaci molto diversi tra loro, evidenziando poi come in diversi casi la sindrome ha portato a perdita di lavoro, difficoltà lavorative e relazionali, nonché divorzi. Alla luce delle nuove evidenze e degli studi sul meccanismo d’azione dei farmaci ha esteso le ipotesi sulla patogenesi della sindrome non solo a livello del sistema nervoso centrale ma anche di quello periferico nonché di squilibri endocrini. Dall’indagine è poi risultato come i professionisti attribuiscano spesso i sintomi della sindrome a delle non meglio specificate debolezze nervose dei pazienti, anche se alcuni sintomi tipici come l’orgasmo senza piacere e l’anestesia genitale è risaputo non essere causati da alcuna forma di “debolezza nervosa” come depressione o disturbo somatoforme.
Lo stesso gruppo di ricerca ha inoltre inviato una petizione alle maggiori agenzie governative di farmacovigilanza (tra cui FDA ed EMA) per richiedere l’immediato aggiornamento dei foglietti illustrativi degli SSRI affinché includano effetti collaterali sessuali noti da decenni spesso non citati (anestesia genitale, orgasmo senza piacere, anedonia) nonché i danni persistenti alla sessualità.
Uno studio pubblicato nel 2019 ha evidenziato come nel corso delle ricerche cliniche, le disfunzioni sessuali siano in genere un effetto collaterale poco indagato e perciò trascurato, perché la loro indagine accurata non rientra tra gli obiettivi di osservazione primari al punto che in alcuni casi non sono stati riportati tra gli effetti avversi. Sottolinea poi come, dai risultati di una indagine, frequentemente siano gli stessi prescrittori a non comunicare questo tipo di effetti collaterali, sia per lo stigma legato ad essi che per non suggestionare i pazienti nonostante, come si sottolinea nello studio, le disfunzioni sessuali possano pesare quanto la malattia stessa (come dimostrato nel caso della schizofrenia).
Si giunge quindi ad un totale di oltre 600 casi descritti (attraverso pubblicazioni scientifiche). Per confronto, l’efficace antidepressivo nefazodone è stato ritirato dal commercio in Canada nel 2003 solo perché dalla sua commercializzazione, avvenuta nel 1994, ha causato 51 casi di epatotossicità, cioè 1 su 250-300mila pazienti all’anno, una frequenza davvero bassissima.
La possibilità della comparsa di disfunzioni sessuali persistenti a seguito dell’uso di un SSRI non è stata ancora ufficialmente riconosciuta dalle autorità della farmacovigilanza (AIFA) in Italia perciò non è riportata nei foglietti illustrativi, nelle linee guida e non sono stati diramati bollettini volti ad informare specialisti e medici di famiglia di tale eventualità. Ciò contribuisce a generare erronee diagnosi di disfunzioni sessuali con causa psicologica, che vengono perciò affrontate in maniera inadeguata, e alla mancata segnalazione alle autorità di farmacovigilanza dei casi con grave sottostima del fenomeno (è per questo importante che in caso di sospetta presenza della sindrome venga inviata l’apposita segnalazione di sospetta reazione avversa alla autorità di farmacovigilanza).
Non è stato attualmente individuato un fattore diagnostico (test di laboratorio) in grado di confermare la presenza della patologia: i classici parametri ormonali ematici comunemente associati alla comparsa di disfunzioni sessuali (abbassamento testosterone, innalzamento prolattina) risultano nella norma. Report aneddotici sembrano indicare valori anormalmente alti di progesterone, iperalgesia genitale con diminuzione\assenza di riflesso cremasterico e bulbocavernoso, una assenza o notevole riduzione di erezioni spontanee e notturne.
Negli studi è invocato un miglioramento della comunicazione delle informazioni tra medico e paziente circa la possibilità di effetti collaterali sulla sfera sessuale (consenso informato).
Non è attualmente noto ciò che provoca la PSSD ma sembra sia generata esclusivamente dalle molecole che bloccano selettivamente il reuptake della serotonina: non sono stati però svolti molti studi per valutare quanto e quali delle numerose modificazioni nella chimica neuronale e nella struttura cerebrale indotte dagli SSRI siano responsabili della PSSD e quale sia il grado di reversibilità dei disturbi sessuali dopo la sospensione del farmaco. La Fluoxetina (Prozac), il prototipo di SSRI, è stata già classificata da tempo come una tossina riproduttiva dal Centro per la Valutazione dei Rischi sulla Riproduzione Umana (CERHR), un gruppo di esperti presso il National Institute of Environmental Health Sciences del National Institutes of Health: si attende ora un giudizio che riguardi i restanti SSRI.
Dato che c’è una parziale riduzione dei sintomi con l’uso di metilfenidato (farmaco psicostimolante dopaminergico) si ipotizza una disfunzione del sistema dopaminergico. Si ipotizza poi una alterazione del bilancio serotonina-dopamina, della sensibilità recettoriale, della sintesi dell’ossido nitrico e del sistema melanocortinico.
Vista la capacità degli SSRI di alterare la neurosteroidogenesi, si ipotizza che nella PSSD, così come la Sindrome Post Finasteride (PFS) con cui la PSSD condivide un’ampia gamma sintomatologica, siano coinvolte modificazioni nella sintesi e nella sensibilità a particolari neurormoni steroidei. Il professor Healy sostiene che almeno parte della sintomatologia possa essere dovuta ad un effetto tossico di questi farmaci nei confronti dei fasci nervosi spinali; si è evidenziato inoltre come l’assunzione di farmaci inibitori della ricaptazione della serotonina induca modificazioni epigenetiche nei neuroni (modificazioni non del DNA ma della sua traduzione in proteine: a differenza delle modificazioni del DNA è un processo reversibile anche se richiede tempo). Tali modificazioni epigenetiche del DNA potrebbero spiegare la persistenza dei sintomi a lungo termine dopo la sospensione del farmaco.
Esperimenti con i roditori hanno dimostrato che un trattamento cronico con SSRI in giovane età provoca una inibizione permanente del comportamento sessuale, anche in età adulta. Questi studi hanno evidenziato profonde alterazioni del funzionamento cerebrale come la riduzione dell’enzima limitante la velocità di sintesi della serotonina (la triptofano idrossilasi) nel rafe dorsale e dell’espressione del trasportatore della serotonina (SERT) nella corteccia.
Sembra che la PSSD, come tutte le malattie provocate da modificazioni genetiche ed epigenetiche, possa essere trasmessa ereditariamente da una generazione all’altra, almeno nei roditori, dal momento che l’esposizione materna alla fluoxetina, anche precedentemente alla gravidanza, altera la motivazione sessuale nei topi maschi adulti. Ciò potrebbe essere dovuto ad alterazioni epigenetiche ereditabili.
Non è noto se i risultati nei roditori possano essere ricondotti alla condizione umana ma le conseguenze possono essere simili.
Durante l’assunzione di un SSRI sono state evidenziate, attraverso studi su animali e pazienti, numerose alterazioni neuroendocrine, della struttura cerebrale, del funzionamento e nella chimica dei neuroni, alcune delle quali potrebbero essere direttamente coinvolte nella genesi delle disfunzioni sessuali.
Tra queste, si citano ad esempio:

  • inibizione della sintesi del GnRH (Central Gonodotropin Releasing Hormone) che svolge un ruolo centrale nei fenomeni riproduttivi;
  • diminuzione dell’espressione delle proteine nNOS (Neuronal Nitric Oxide Synthase), l’ossido nitrico svolge un ruolo fondamentale nell’erezione;
  • inibizione dell’attività dei neuroni dopaminergici, che hanno un ruolo fondamentale nel regolare le risposte emotive e nella sintesi di ormoni;
  • interferenza nella steroidogenesi;
  • desensibilizzazione dei recettori della serotonina che si è dimostrato persistere dopo la sospensione del trattamento;
  • diminuzione della funzionalità e della concentrazione del trasportatore della serotonina (SERT) in maniera apparentemente simile a quella causata dall’MDMA (Ecstasi)
  • aumento della quantità di triptofano idrossilasi, enzima limitante la sintesi della serotonina;
  • ridotta funzione dell’asse ipotalamo-ipofisi-testicolo (HPTA);
  • diminuiti livelli di testosterone;
  • Ipogonadismo
  • riduzione della conta spermatica che ha mostrato un notevole miglioramento dopo l’interruzione e ridotta qualità spermatica con DNA danneggiato dello sperma, che è reversibile con la sospensione.

Pochi studi sono stati però svolti per cercare di capire se queste alterazioni sono reversibili con la sospensione e quali sono legate alla persistenza delle disfunzioni sessuali.

Il trattamento con Fluoxetina (Prozac) ha dimostrato causare persistente desensibilizzazione dei recettori 5HT1A della serotonina, con conseguente diminuzione di circa il 30% della secrezione di ossitocina, dopo la sospensione del farmaco, nei ratti. Inoltre, il loro uso è stato dimostrato causare alterazioni nella struttura cerebrale e nella struttura dei neuroni serotoninergici, in particolare in alcune aree direttamente implicate nella risposta agli stimoli sessuali, che potrebbero essere molto lentamente reversibili.
Queste modifiche di adattamento a lungo termine dei recettori 5-HT, così come più complessi cambiamenti globali, si pensa siano mediati da alterazioni dell’espressione genica.
Alcuni di questi cambiamenti di espressione genica sono il risultato di strutture alterate del DNA a causa del rimodellamento della cromatina (in particolare la modificazione epigenetica degli istoni e il silenziamento genico indotto dalla metilazione del DNA.
L’espressione genica alterata e il rimodellamento della cromatina possono essere coinvolti anche nella eziologia di diverse patologie psichiatriche e la modificazione dell’espressione genica sembra avere un ruolo nell’effetto terapeutico di alcuni farmaci nel meccanismo d’azione della terapia elettroconvulsiva (ECT).
Riassumendo, è stato suggerito che l’uso di SSRI possa provocare un’ alterazione persistente dell’espressione genica cerebrale che porta a una compromissione della neurotrasmissione catecolaminergica(serotonina, dopamina e noradrenalina) e a disturbi neuroendocrini (disturbi del sistema endocrino dovuti ad alterazioni del funzionamento cerebrale).
Tuttavia, senza ricerca neuropsicofarmacologica, farmacogenomica e tossicognomica, la causa definitiva rimane sconosciuta.
Le pubblicità dei farmaci SSRI, ampiamente diffuse dalle Case produttrici, promuovono un messaggio inesatto, banalizzando ciò che questi farmaci fanno effettivamente e affermando con riprovevole e voluta superficialità, che gli psicofarmaci lavorano correggendo presunti squilibri chimici nel cervello che sarebbero la causa delle malattie mentali, cosa assolutamente non provata e probabilmente non vera.

Non esiste una cura nota per la PSSD, soprattutto perché la sua eziologia è ancora sconosciuta, ma vi sono dei rimedi parziali che sono gli stessi usati nelle disfunzioni sessuali in corso di trattamento con SSRI; qui sotto, un riassuntivo elenco dei più comuni. 

  • Per la disfunzione erettile, l’aggiunta di un inibitore PDE5 come il sildenafil o altri farmaci approvati allo scopo (come soluzioni topiche di alprostadil, iniezioni intracavernose di prostaglandina E1, trattamenti orali a base di apomorfina);
  • Per la diminuzione della libido, un farmaco che agisce sulla trasmissione dopaminergica o farmaci volti a ripristinare eventuali scompensi ormonali, anche se non sono stati condotti studi in merito per verificarne l’efficacia.
  • In degli studi volti a trattare le disfunzioni indotte dagli SSRI durante la loro assunzione, sono stati utilizzati agonisti dei recettori 5HT-1A (come il buspirone), antagonisti dei recettori 5HT-2 e 5HT-3 (come trazodone e mirtazapina) e il naltrexone (un antagonista oppioide) che sarebbero in grado di agevolare la trasmissione dopaminergica ed alleviare i disturbi sessuali nei pazienti in trattamento con SSRI.
  • La cabergolina, che è un agonista dei recettori D2, che a sua volta diminuisce la prolattina, nei soggetti che stavano sperimentando una disfunzione sessuale durante il trattamento con un SSRI, ha completamente restaurato l’orgasmo in un terzo dei soggetti anorgasmici, e parzialmente ripristinato l’orgasmo in un altro terzo dei soggetti. Tuttavia non sono stati svolti studi volti a verificarne l’efficacia nel trattamento della sindrome.
  • Alcune prescrizioni off-label di molecole che aumentano la trasmissione dopaminergica sono agonistica della dopamina come pramipexolo o ropinorolo, stimolanti come metilfenidato o amfetamina, altri farmaci come selegilina, levodopa.
  • Alcuni studi hanno dimostrato un effetto benefico dell’antidepressivo dopaminergico Bupropione a dosi però elevate come 300 mg/die, dosi necessarie a causa della sua azione dopaminergica debole.
  • Uno studio mostra il beneficio sulla funzione orgasmica con il sildenafil, anche se tale molecola non ha effetto sul desiderio e l’eccitazione.
41 commenti
  1. L
    L dice:

    Grazie per avere affrontato l’argomento ancora troppo poco conosciuto e compreso e chi soffre di PSSD ottiene di solito la negazione e lo scetticismo dei professionisti sanitari: https://www.youtube.com/watch?v=fiwP4iBhEiY . Una notizia positiva è che almeno adesso l’European Medicines Agency ha chiesto alle case farmaceutiche di aggiornare i foglietti informativi dei farmaci SSRI e SNRI, cosa imminente!

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  2. Andrea
    Andrea dice:

    Gentile Dott. Le avevo precedentemente scritto via email. Però mi sorge una domanda che vorrei farle: secondo lei, visto che ho interrotto fluvoxamina da 23 giorni più o meno, perché se sono con la mia ragazza non riesco a fare quasi nulla seppur con minimo orgasmo e da solo, se sollecitato da materiale pornografico, riesco ad avere erezione e soddisfazione maggiore? Grazie sempre per la Sua cortese disponibilità. Buon lavoro

    Rispondi
    • Angelo Mercuri
      Angelo Mercuri dice:

      Buongiorno Andrea, premetto che dovrei conoscere meglio la Sua situazione incontrandola o almeno via Skype. In generale, tenga presente che l’autoerotismo, soprattutto con materiale pornografico che soddisfi le proprie fantasie erotiche, è la modalità più facile per raggiungere l’orgasmo in quanto è soltanto una meccanica e sterile pratica edonistica di autostimolazione dei genitali mentre l’atto sessuale con la compagna ha per la Natura un significato molto più profondo in quanto ha implicazioni con dimensioni altruistiche fondamentali come l’amore e la procreazione: c’è in esso perciò un’importante componente di “prova” cui la Natura ci sottopone per testare la nostra idoneità psicofisica a diventare padri o madri. Una sessualità di coppia appagante sia per l’uomo che per la donna presuppone perciò intesa e salute psicofisica da parte di entrambe.
      A. Mercuri

      Rispondi
  3. Alessio
    Alessio dice:

    Ho dismesso efexor da 5 GG…e non sento diciamo quel desiderio che prima avevo..prendo pasticche da 10 anni ma solo dopo questo farmaco ho questi problemi… è ancora presto 5 GG e devo aspettare o dovrei vedere nel caso dei cambiamenti?
    Spero di non avere questa pssd.

    Rispondi
    • Angelo Mercuri
      Angelo Mercuri dice:

      Buonasera, non si sa nemmeno se tale sindrome realmente esista, il più delle volte la mancanza di interesse per il sesso alla sospensione degli antidepressivi è dovuta ad una generica difficoltà a provare piacere per tutto, sesso compreso e questa cosiddetta “anedonia” è una forma di astinenza dal farmaco che poi dovrebbe risolversi. Anche la depressione infatti che è caratterizzata dall’anedonia, si associa a disinteresse per il sesso.

      Rispondi
  4. Andrea
    Andrea dice:

    Buongiorno dottore,
    Ho un dolore cronico alla schiena e mi è stato somminstrato il cymbalta , che ho fatto interrompere per i vari effetti collaterali che dava. Una volta interrotto i sintomi sono rimasti, ma il mio medico non mi crede tutt’ora. Dice che sono io che ho ingigantito il problema. É molto frustrante.
    Ho sviluppato una pssd e l arroganza dei dottori nel ignorare questa componente non solo ferisce molto ma é anche pericoloso. Vorrei sapere se per caso lei ha avuto o sentito casi di persone che sono tornate alla normalitá completa. Per favore risponda sinceramente. Inoltre volevo sapere se fosse possibile muovere azioni legali, anche perche sono sempre stato restio all utilizzo del farmaco, ma il dottore mi ha indotto a prenderlo non notificandomi di tutti questi effetti collaterali

    Rispondi
    • Angelo Mercuri
      Angelo Mercuri dice:

      Buongiorno, il Cymbalta è ufficialmente indicato per lenire il dolore cronico quindi è una terapia approvata e legale. Il PSSD è una patologia ancora non ben definita e qualcuno sostiene anche che non esista quindi penso che per i due motivi suddetti, muovere azioni legali sia inutile.

      Rispondi
      • Pino
        Pino dice:

        Non sono efficaci come gli antidepressivi con effetti collaterali sulla libido, vero? I farmaci dal lei citati riportato nel bugiardino come “comuni” gli effetti sulla libido come per Ezequa.

        Rispondi
        • Angelo Mercuri
          Angelo Mercuri dice:

          In generale, più forte è l’effetto serotoninergico di un farmaco, più viene compromessa l’attività sessuale, libido compresa. Quindi gli antidepressivi serotoninergici puri sono i peggiori, quelli misti cioè anche noradrenergici, danneggiano di meno. Infatti Bupropione che è soltanto noradrenergico, non dà disturbi sessuali (però come antidepressivo non è efficace e provoca anche diversi disturbi d’altro tipo.)

          Rispondi
  5. Marco
    Marco dice:

    Io dopo due anni di paroxetina ho sviluppato tutti i sintomi sessuali descritti qui sopra.e triste che nessun medico mi avessi avvisato prima e ti penso normale sia permanente. Quando tempo fa cercavo riscontri leggevo solamente cose come “se la situazione è questa e perché era così anche prima dell’assunzione del farmaco”, frase di circostanza messa lì da persone che esercitano solo perché hanno la laurea e non vogliono indagare sulla realtà dei problemi.
    A questo punto soppesando le cose a volte penso che avrei preferito tenermi i problemi che avevo prima.

    Rispondi
      • Ivo
        Ivo dice:

        Buongiorno dottore mi sono fidato di uno psichiatra per leggeri problemi ossessivi ed ho assunto per tre mesi il Daparox (Paroxetina) e purtroppo l’Olanzapina anche se a bassissime dosi.. ho buttato via tutto ma ho avuto seri problemi con lo sport per l’aumento di peso recuperato in parte (ne pratico tantissimo a livello professionistico) e con la sfera sessuale, anche a distanza di 2 anni faccio immensa fatica a raggiungere l’orgasmo come se mi mancasse forza mentale e solo dopo 15 minuti ritrovo le giuste sensazioni per raggiungerlo… premetto che faccio una vita super sana e tanto sport… unica cosa assumo levotiroxina per leggero ipotiroidismo cmq sotto controllo…

        Rispondi
        • Angelo Mercuri
          Angelo Mercuri dice:

          Buonasera Ivo, effettivamente gli antidepressivi andrebbero presi solo in caso di grave depressione e non per altri motivi. Olanzapina è uno psicofarmaco che fa ingrassare moltissimo anche a dosaggio basso. Comunque, a distanza di 2 anni, non dovrebbe più essere responsabile del suo problemino sessuale la paroxetina assunta per soli tre mesi. Piuttosto, è cosa nota che chi ha forme ossessive di solito ha anche qualche problemino sessuale tipo il suo. La sessualità si esplica bene quando si riesce a dimenticare se stessi per dedicarsi all’altro mentre caratteristica tipica dell’ossessivo è quella di non riuscire mai a dimenticare se stesso.

          Rispondi
      • Marco
        Marco dice:

        Buongiorno, la ringrazio per l’appunto. Sul fatto che possa essere reversibile le si riferisce ad un discorso di psicoterapia oppure farmacologico?
        Io effettivamente l’ho presa per molto tempo, due anni, pertanto a volte ho dubbi di poter tornare come ero prima. Certo… La speranza rimane

        Rispondi
        • Angelo Mercuri
          Angelo Mercuri dice:

          Ovviamente farmacologico, stiamo parlando di disturbi sessuali da Paroxetina e le ripeto che anche se l’ha assunta per 2 anni di solito sono reversibili cioè si torna come si era prima dell’assunzione. I disturbi permanenti sono rari e non c’è ancora accordo tra gli scienziati sulla loro reale esistenza.

          Rispondi
  6. Francesco
    Francesco dice:

    Buona sera dottore il mio urologo mi ha prescritto l elopram per il fatto che arrivo all orgasmo molto velocemente anche se vorrei mantenermi non riesco. Secondo lei faccio bene ad assumere questo farmaco per questo motivo?

    Rispondi
    • Angelo Mercuri
      Angelo Mercuri dice:

      L’eiaculazione precoce non è una malattia ma una caratteristica che tuttavia oggi giorno viene considerata difetto per come vediamo il sesso nella nostra società edonistica. Detto questo quindi sarebbe sproporzionato usare un antidepressivo con i connessi rischi di dipendenza e di alterazione dei normali equilibri biochimici del cervello. Se dal soggetto però tale caratteristica viene vissuta male cioè se per lui rappresenta davvero un grosso problema allora l’unica cura medica praticabile è l’antidepressivo che tuttavia funzionerà solo fintanto che lo si assume. Cioè non cura nulla ma è solo un sintomatico. In generale comunque, mentre Elopram si deve prendere tutti i giorni affinchè funzioni, 1 cp di Anafranil al bisogno cioè qualche ora prima di un rapporto, pùo funzionare e offre il vantaggio di non creare abitudine perchè l’uso è intermittente.

      Rispondi
  7. Antonio
    Antonio dice:

    Buongiorno dottore, io ho sostituito paroxetina con sertralina per disturbi sulla sfera sessuale, con 50 mg giornalieri non ho avuto più problemi, passando a 75 mg sembra che i problemi sessuali siano ritornati.
    Sto pensando seriamente di non prendere più niente, non voglio avere problemi sessuali futuri, preferisco gli attacchi di panico sinceramente, ma una vita attiva come prima.
    Magari farò qualche seduta psicologica.
    Grazie.

    Rispondi
    • Angelo Mercuri
      Angelo Mercuri dice:

      Buongiorno Antonio, io sono d’accordo con lei. Ho visto troppe persone rovinarsi con gli psicofarmaci per colpa delle crisi di panico: cominciano con gli antidepressivi, magari a 18 anni, e poi se li portano avanti tutta la vita. Non deve essere così. bisogna trovare alternative alla psicofarmacologia per gli attacchi di panico, nonostante io sappia quanto sono brutti e limitanti.

      Rispondi
  8. Silvio
    Silvio dice:

    Buonasera,
    Ho quarantadue anni e sto scalando le benzodiazepine che prendo per dormire da molto tempo utilizzando come farmaco di atterraggio la quetiapina. Ho dovuto iniziare a prenderla in un momento di forte stress in cui la privazione del sonno era diventata costante e ingestibile. In questo periodo difficile ho avuto anche un crollo ormonale (testosterone, LH, etc.). Nel frattempo dai 25mg sono arrivato a 75-100mg. Ritenendolo un farmaco “pesante” per dormire ho iniziato a ridurlo affiancandoci il trittico che, sebbene meno potente, mi sembra fornisca un sonno di miglior qualità e comunque con minori effetti al risveglio. Senza entrare nel merito della terapia mi è stato fatto notare dall’andrologo che, dovendo lavorare per un riequilibrio ormonale, la quetiapina non è esattamente il massimo. So anche che il trittico è tra i farmaci meglio tollerati sotto il profilo sessuale ma inizio ad avere un po’ paura di effetti avversi irreversibili dal trazodone come dalla quetiapina. Mi chiedo se veramente vale la pena continuare la riduzione delle benzodiazepine o se alla fine un ipnotico puro “a vita” o finché funzione sia forse meno peggio di tanti tentativi con farmaci off label.
    Un saluto.

    Rispondi
    • Angelo Mercuri
      Angelo Mercuri dice:

      Buongiorno, non dovrebbe avere paura degli effetti di Trittico perchè è molto ben tollerato e non provoca danni. Però sono d’accordo in generale con lei: a meno che non ci siano altre malattie sottostanti da curare, le benzodiazepine vanno tolte lentamente senza affiancarvici nulla anche perchè non è necessario; e spesso ciò che viene affiancato, tipo antidepressivi, neurolettici o antiepilettici, è più dannoso delle benzodiazepine stesse.

      Rispondi
  9. Carlo
    Carlo dice:

    Buongiorno Dottore,
    Dal 30 Marzo 2021 ho iniziato ad assumere Amisulpride 50mg la sera per alcuni problemi legati a DOC. Dal 20 Aprile ho iniziato anche con Sertralina 50mg la sera in quanto oltre al DOC avevo un leggero umore depresso (non parliamo di depressione maggiore ma semplicemente mi sentivo un po’ giu in quanto sto affrontando un periodo difficile della mia vita). Da quando sto prendendo amisulpride ho iniziato ad avere difficoltà nel raggiungere l’orgasmo, seppur provando piacere durante l’atto della masturbazione. Prima di questo non avevo MAI avuto problemi sulla sfera sessuale, a prescindere dal mio umore. Anzi diciamo che avevo quasi una “dipendenza” dalla mastubazione in quanti la praticavo molto spesso, e non ho mai avuto problemi a raggiungere l’orgasmo, con un buonissimo controllo (potevo concludere in 2 minuti come in 1 ora). Inserendo anche la sertralina i problemi sono peggiorati. Oltre alla difficoltà a raggiungere l’orgasmo (devo concetrarmi tantissimo ed è molto complicato), non riesco a mantenere un’erezione significativa e il pene non risulta mai completamente turgido, oltre ad aver perso totalmente interesse (che prima era veramente alto) verso la pornografia o se per caso capita di vedere qualche bella ragazza (prima mi venivano pensieri sessuali ed eccitazione).
    Da una settimana ho smesso di prendere amisulpride ma continuo con 50mg di Sertralina. Sono molto spaventato da questi sintomi e ho paura che possano essere irreversibili. La mia vita sessuale era sempre stata l’unica cosa super soddisfacente in cui non ho mai avuto alcun problema.
    Nonostante stia decisamente meglio e sono anche in cura psicoterapeutica, la mia psichiatra sostiene che devo continuare con la sertralina almeno fino a ottobre (altri 4 mesi), ma vorrei smettere perché il pensiero di “non tornare più come prima” mi disturba non poco.
    Le domande che vorrei porle sono le seguenti:
    – avendo preso la sertralina solo 3 mesi, c’è la possibilità che smettendo ora i sintomi sessuali si risolvano velocemente dopo la sospensione?
    – avendo preso la sertralina per poco tempo e a bassi dosaggi è meno probabile sviluppare successivamente la sindrome post inibitori della serotonina?
    – ultimo punto: i sintomi di astinenza dovrebbero essere più leggeri dopo un trattamento di breve durata?

    Grazie mille in anticipo per la sua disponibilità.

    Saluti.

    Rispondi
    • Angelo Mercuri
      Angelo Mercuri dice:

      Buongiorno, intanto tenga presente che di solito, sospeso l’antidepressivo, i problemi sessuali se ne vanno quindi generalmente danni permanenti non ce ne sono. E’ piuttosto vero che dopo una cura con antidepressivi la depressione torna o, se prima non c’era, fa la sua comparsa. E la depressione compromette ovviamente la sessualità; inoltre, se una persona prende per anni un antidepressivo e sperimenta problemi sessuali, anche se lo sospende probabilmente per un certo tempo continuerà ad averli dato che il nostro cervello tende a farsi un’abitudine di tutto e quindi si abitua anche a trascurare il sesso o a viverlo male. Un consiglio che dò sempre: prendete antidepressivi solo se la vostra depressione è gravissima e non prendeteli per altri motivi quali ansia, DOC, fobia sociale o altro.

      Rispondi
  10. Guglielmo
    Guglielmo dice:

    Ho ripreso sertralina, a dosaggi per ora minimi ma che dovrei incrementare gradualmente, per una ricaduta del doc, ma dai quattor giorni in cui ho assunto i frammenti di compressa ad oggi, mi sento azzerato dalla cintola in giù : niente erezioni mattutine, impossibilità anche nella masturbazione; ora mi chiedo: se è questo il prezzo da pagare, ne vale la pena? Durante il ciclo di zoloft che sostenni quattro anni fa, ebbi una vita sessuale tutto sommato nor. Ale e non ricordo un simile problema: possibile che solo ora sia insorto? Una volta stabilizzato il dosaggio, recupererò le mie normali prerogative virili? Grazie

    Rispondi
    • Angelo Mercuri
      Angelo Mercuri dice:

      Buongiorno Guglielmo, i disturbi sulla sessualità provocati dagli antidepressivi non sono transitori ma durano fin tanto che dura la cura perchè sono dovuti ad un’eccesso di serotonina. Non tutti ce li hanno ma sono molto comuni sotto forma di calo del desiderio, di diminuita eccitazione fisica, di perdita di erezione nell’uomo o di lubrificazione nella donna e, per entrambe i sessi, di ritardo o assenza di orgasmo. La sensibilità è individuale ma non è uno di quegli effetti collaterali tipo sonnolenza o nausea destinati a passare col tempo.

      Rispondi
  11. Max
    Max dice:

    Buongiorno dottore. Ho già commentato il suo interessante articolo sulle benzodiazepine e mi trovo a commentare anche qui. Purtroppo sono colpito da pssd. Qualche ricercatore la sta studiando, sono in contatto con loro, ma la strada è così lunga che la speranza si possa trovare una via d’uscita è ridotta ai minimi termini. Ci si sente abbandonati, in un limbo debilitante. Vorrei poter tornare a quello che ero prima delle cure… ansioso, un po’ depresso, ma con una sessualità viva. Peccato sentirsi sacrificato sull’altare di medicine che vengono date come fossero una panacea. Ma chi siamo noi pazienti per dubitare dell’operato dei medici che presentano una cura come salvifica? La medicina non è una scienza esatta ma se qualcosa va storto non è mai colpa della stessa o del dottore. È colpa del paziente. Che assurdità. Grazie per l’ascolto.

    Rispondi
  12. Loris
    Loris dice:

    Buonasera dottore, è da agosto 2020 che mi è stato prescritto e assumo Zoloft per curare ansia e attacchi di panico. In un primo momento la dose era 100 ma son emersi subito problemi di difficoltà a raggiungere l’orgasmo, per cui è stato abbassato a 75 mg/giorno. A gennaio, in accordo con psichiatra e psicoterapeuta, abbiamo provato a ridurre fino a eliminare il farmaco e subito è apparso un deciso calo sia della libido che del semplice desiderio e interesse sessuale. Hanno concordato che fosse causa dei problemi di ansia nn risolti, per cui mi han fatto tornare a 75 come dose quotidiana. Stanco di assumere il farmaco ho concordato la sospensione, passando prima a 50 poi a 25 mg giorno, coi tempi giusti per evitar interruzioni improvvise. Oggi, dopo 10gg di sospensione ho nuovamente lo stesso calo, sia di libido che di desiderio. Ha suggerimenti? Devo solo aver pazienza? Vorrei davvero evitar di rovinar il rapporto con mia moglie, che mi è sempre stata vicina. Grazie

    Rispondi
    • Angelo Mercuri
      Angelo Mercuri dice:

      Premetto che dovrei farmi un’idea precisa di lei conoscendola direttamente ma in generale posso dirle che bisogna prima di tutto vedere come andava la sua sessualità prima di cominciare la terapia. Se andava bene allora c’è da pensare che in qualche modo c’entri il farmaco. Durante l’assunzione è normale avere i problemi sessuali che lei descrive; alla sospensione, ci vuole tempo perchè la sessualità torni nella norma, non tanto per l’effetto farmacologico diretto (in quanto il farmaco non sta esercitando più il suo effetto) ma perchè è tipica una condizione astinenziale caratterizzata da generica difficoltà a provare piacere e questa anedonia si manifesta anche in ambito sessuale.

      Rispondi
      • Loris
        Loris dice:

        Grazie mille della risposta, precisa come sempre. Prima dell’assunzione la mia vita sessuale era regolare, non eccessiva,ma senza problemi. Aspetterò allora che si assesti il tutto, poi se i tempi si dovessero dilungare troppo chiederò per un consulto diretto. Grazie ancora

        Rispondi
  13. Sharon
    Sharon dice:

    Buonasera Dottore,
    Mi sono imbattuta nel suo articolo per caso, perché da tre anni a questa parte assumo mezza pillola di Sertranina al giorno ed effettivamente ho riscontrato un calo di libido. Sono giovane, ho 26 anni e vorrei capire se è necessario integrare con un’altra pillola oppure cercare di interrompere la cura con la Sertranina, che però mi fa stare bene a livello mentale in quanto sono reduce di disturbi maniaco-ossessivi e del comportamento alimentare. Grazie in anticipo!

    Rispondi
    • Angelo Mercuri
      Angelo Mercuri dice:

      Buongiorno, purtroppo i disturbi sessuali sono un effetto collaterale tipico degli antidepressivi serotoninergici. Alle volte si può ridurre la dose fino a metà senza alterare l’effetto terapeutico oppure si può affiancare ad esempio Trittico rilascio prolungato la sera che ha una certa azione di contrasto sui suddetti disturbi sessuali. Però ovviamente dovrei conoscerla per poterle dare consiglio specifici in merito.

      Rispondi
  14. Salvatore
    Salvatore dice:

    Salve dottore, la ringrazio innanzitutto per avere trattato un tema così non dico poco conosciuto quanto fondamentalmente NEGATO, anche dinnanzi alle evidenze anche da lei citate, dalla maggior parte dei medici. Ho cominciato ad assumere Cipralex gocce nel 2013 a 22 anni. Prima di allora nonostante la depressione avevo sempre avuto una sessualità prorompente, sia come singolo che in coppia. E’ vero che capitavano periodi nei quali notavo un calo di libido ma (anche durante la malattia) essa ogni tanto tornava e soprattutto a volte mi capitavano ancora erezioni mattutine e sogni a sfondo sessuale. Da quando ho cominciato ad assumere Cipralex tutto è cambiato. Avevo un bassissimo desiderio, anestesia genitale, difficoltà a raggiungere l’orgasmo e soprattutto non mi sono mai più svegliato (in 8 anni) con una erezione mattutina e non ho più fatto sogni erotici (ne è capitato uno molto debole una settimana fa dopo più di un anno dalla sospensione di Cipralex). Inizialmente attribuivo la “colpa” del disturbo alla mia malattia (pensavo che anche la mancanza di sogni erotici e erezioni mattutine fosse dovuta alla depressione) ma poi ho cominciato a capire che probabilmente era il farmaco a causarmi tali disturbi, anche perché mi capitavano pure nei periodi in cui mi sentivo carico ed energico e pieno di vita. L’ultima volta che ho avuto una erezione spontanea durante il giorno era il 2014, ancora me lo ricordo… pensavo che stavo finalmente guarendo. Poi nulla più. Varie volte ho provato a smettere ma non ci sono riuscito. Altrettante volte ne ho parlato con vari medici psichiatri e mi hanno detto che era tutto un problema psicologico e che il farmaco non causa questi effetti. Ora non so come risolvere perché da un anno senza cipralex non ho più voglia di fare niente, è tutto piatto e non riesco a trovare piacere in nulla. Mi manca il desiderio di tutto, non solo quello sessuale. E putroppo il desiderio non torna mai, non come quando ero depresso prima di assumere Cipralex. Semplicemente non torna. Sogni erotici assenti. Fantasie sessuali assenti. Ho conosciuto diverse ragazze ma non ci esco perché il fatto di non provare nessun tipo di attrazione mi crea una immensa frustrazione. Tutti negano che il disturbo possa essere dovuto ai farmaci e nessuno mi dà una soluzione. Ho fatto anche i dosaggi ormonali e sono tutti a posto. Sono disperato… credo che la mia vita sessuale sia finita per sempre. E non voglio vivere così. Lei crede che prima o poi tornerà tutto come una volta? C’è qualcosa che posso fare? Vorrei solo non essermi affidato ai medici e ai farmaci per tutti questi anni. La mia cieca fiducia mi ha rovinato l’esistenza.

    Rispondi
    • Angelo Mercuri
      Angelo Mercuri dice:

      Buongiorno, non posso aiutarla via mail, dovrei conoscerla almeno via Skype. Comunque, dovrebbe magari correggere almeno i sintomi dell’attuale depressione dovuta in gran parte all’astinenza da antidepressivo e l’unico metodo è quello di assumerne una piccola dose, ad esempio di Trittico o di Anafranil. Poi veda come va con la sessualità.

      Rispondi
  15. Roberto B.
    Roberto B. dice:

    Buonasera dottore, l’articolo è davvero interessante, a tratti sconcertante per il fatto che non siano contemplate fra gli effetti collaterali importanti informazioni quali quelle riguardanti la sfera sessuale.
    Se posso chiedere, ho 53 anni ed ho interrotto gradualmente una cura con sertralina ed è da luglio che non la prendo più. La cura è durata un anno e mezzo circa con un dosaggio di 50mg/die. Mi era stata prescritta sostanzialmente per alzare il tono dell’umore. Durante l’assunzione non ho avuto alcun problema. I problemi sono arrivati dopo la fine del ciclo di cura, quali calo del desiderio e difficoltà ad avere e mantenere un’erezione come invece prima succedeva senza sforzo.
    Ora, da quello che ho potuto capire dovrebbe essere una conseguenza reversibile, è corretto?
    Anche nel caso lo fosse però il tempo passa e da luglio ad oggi sono stati 3 mesi frustranti. Quindi l’ altra mia domanda è, se posso, se esiste qualcosa, farmaco probabilmente, che possa contrastare questa condizione che si sta rivelando peggio del problema per cui mi era stato prescritto quel farmaco?
    Più sopra ad esempio parlava di trittico ma vorrei capire meglio se potrebbe fare al caso mio.
    La ringrazio anticipatamente, un saluto.

    Rispondi
    • Angelo Mercuri
      Angelo Mercuri dice:

      Buongiorno, Trittico rilascio prolungato a basso dosaggio può aiutare. E’ probabile che se ha tollerato bene la sertralina, tollererà bene anche Trittico ma dovrei eventualmente conoscerla per esserne sicuro.

      Rispondi

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