Vaccinazione anti-Covid

Molte persone, dopo la vaccinazione anti-Covid, riferiscono disturbi neuro-psichiatrici come insonnia, ansia e depressione. Probabilmente c’è una componente psicologica dovuta al fatto che prima della vaccinazione tali persone temevano che la sostanza iniettata facesse loro male e quindi l’aspettativa negativa si è trasformata in disturbo reale; questo con l’aggravante che molti sono stati vaccinati a forza, pena la perdita della libertà o del lavoro e quindi a maggior ragione, ciò che è stato loro inoculato ha prodotto effetti psicologici negativi aggiuntivi, come chi riceva uno schiaffo senza potersi ribellare. Oltre agli aspetti psicologici su menzionati però vi è con molta probabilità una componente organica proprio nella reazione immunitaria dell’organismo al vaccino la quale risposta comporta un temporaneo stato infiammatorio con liberazione di citochine e conseguente neuro-infiammazione.

Neuro-infiammazione & Depressione

A tutti è capitato di sentirsi stranamente giù prima o durante un semplice raffreddore, influenza, Covid o anche vaccinazione anti-Covid in un modo diverso dal solito, dove mancano le forze e la voglia di fare. Si starebbe volentieri solo a letto a dormicchiare oppure, dipende dal temperamento, ad alcuni contemporaneamente alla discesa dell’umore, sale molto l’ansia e l’irrequietezza.

Tale depressione dell’umore è tipicamente collegata allo stato infiammatorio in atto nel corpo e in particolare a sostanze in circolo che sono chiamate citochine (principalmente interleuchina 1, interleuchina 6 e TNF Alfa); tali citochine, partendo dal corpo raggiungono il cervello (neuro-infiammazione) nel quale provocano modificazioni biochimiche volte a mettere l’individuo colpito da infezione a riposo, per guarire: calo dei neurotrasmettitori serotonina, dopamina e noradrenalina con conseguente stanchezza, perdita di interessi e sonnolenza. Tale condizione accompagna anche malattie più persistenti di un’influenza come le malattie autoimmuni (sclerosi multipla, morbo di Chron, colite ulcerosa, psoriasi, artrite reumatoide, tiroidite di Haschimoto, ecc.) oppure altre infiammazioni o infezioni.

Qualcuno allora ha pensato: non è che abbiamo trovato la causa della depressione? E’ forse la depressione, dovuta ad un processo infiammatorio in atto, magari leggero e di cui non si è consapevoli? Ovviamente si è proceduto a valutare i livelli di citochine pro-infiammatorie in ogni depresso ma si è visto che solo alcuni le avevano alte quindi si è concluso che la causa della depressione non è sempre un processo infiammatorio sottostante. Però si è arrivati a considerazioni interessanti e cioè: Continua a leggere

Green Pass, un doloroso ricatto

Cari lettori che scegliete di non vaccinarvi,
se la prospettiva nefasta della perdita del lavoro vi ha fatto ammalare emotivamente, non prendete psicofarmaci in silenzio: fatevi visitare da un medico e fatevi rilasciare una dichiarazione sulla sussistenza del rapporto di causa-effetto tra l’ignobile minaccia di perdere il lavoro e il vostro crollo emotivo: potrete sempre usare tale documento in seguito se, con l’aiuto di un legale, farete ricorso contro il ricatto del green pass chiedendo allo Stato un risarcimento morale e materiale. 
Sembra infatti che diversi milioni di italiani rifiutino il vaccino e perdano pertanto il lavoro ( farsi un tampone ogni due giorni è impensabile). Ho avuto modo di cogliere in tali persone un’attonita disperazione, presi come sono tra l’incudine del rischio vaccinale (oltre all’umiliazione di cedere ad un ricatto) e il martello della povertà che segue la perdita dello stipendio.
E’ orribile quanto sta succedendo, ci sono molte persone che a causa del dilemma stanno vivendo nel dolore, nella disperazione, hanno perso sonno e voglia di vivere. E tutto questo soltanto perché il governo italiano non adotta l’onesta strategia del: “Si vaccini chi vuole”. Tanto più disonesto è il ricatto che i nostri governanti hanno messo in atto poiché la ratio del provvedimento è traballante, non ha solide basi scientifiche, in quanto:

  • I dati provenienti dal regno Unito parlano di una maggior facilità di contagio per gli ultracinquantenni vaccinati e di un rischio maggiore di infezione grave per i vaccinati sotto i cinquant’anni.
  • Ci sono solide teorie secondo le quali sarebbe proprio il vaccino a provocare l’affermarsi di varianti sempre più pericolose pertanto il principio di precauzione vorrebbe cautela e selettività nel vaccinare.
  • Le segnalazioni di danni alla salute dopo il vaccino hanno subito ultimamente un’impennata secondo i dati AIFA
  • Si parla addirittura di una maggiore contagiosita’ multifattoriale dei vaccinati che renderebbe insensata e anzi dannosa una vaccinazione di massa.

L’unico dato a favore della vaccinazione che sembra certo è che sopra i cinquant’anni, il vaccinato si ammala in modo più lieve del non vaccinato. Ma allora perché ostinarsi a raggiungere la fine della pandemia con la famosa immunità di gregge (che, data la natura imperfetta degli attuali vaccini non raggiungeremo mai) e non si dice invece con onestà: “Consigliamo caldamente a tutte le persone di età avanzata o con patologie di vaccinarsi mentre statisticamente per i giovani sani il vaccino è superfluo se non dannoso”?
Un caro saluto a tutti,
A. Mercuri

 

Utilità biologica & Utilità sociale

La Natura non consente agli esseri umani di vivere con gioia pensando solo al benessere personale ma da essi pretende un contributo alla salvaguardia e alla prosecuzione della specie cui appartengono; tale contributo, prevede la procreazione di nuovi individui (altruismo biologico) e/o la partecipazione al buon funzionamento della comunità di cui si fa parte (altruismo sociale).

Questo va tenuto ben presente quando si è giovani e alle volte sembra che i figli siano un impiccio; viviamo in una societa’ edonistica, orientata al soddisfacimento immediato dei bisogni personali, con principi morali sempre più annacquati: in tale contesto, i figli possono essere sentiti come una fatica, come un impedimento alla gioia, una zavorra dispendiosa che costringe a sacrificare molti desideri personali oltre a rovinare un po’ la silhouette della donna e il sonno di entrambi.

La sensazione che senza prole si viva in modo più agiato è uno dei tanti inganni delle società opulente che paradossalmente fanno meno figli delle comunita’ povere pur avendo maggiori mezzi economici per mantenerli. Tuttavia, molte coppie poi si pentono di non aver procreato quando potevano e purtroppo se ne accorgono quando ormai di figli non possono più averne.  La noia di vivere, la tristezza e la sensazione che la vita non abbia più senso sono sentimenti che possono comparire con l’avanzare dell’età e accompagnano i risvegli di molte persone senza figli: la necessità di procreare è profondamente radicata nei nostri geni perché è l’elemento su cui si basa la prosecuzione della vita sulla terra e quindi la procreazione è protetta da potenti automatismi psicologici che ci invogliano ma anche ci costringono al suo espletamento pena un senso di incompletezza e inutilità. I figli prima e i nipoti poi, danno un senso profondo sia all’individuo che alla coppia perché nei piani della Natura, costituiscono il principale scopo della prolungata convivenza tra uomo e donna, un cardine su cui può ruotare per decenni l’interesse reciproco di due persone conviventi che trovano continuamente nel mantenimento e nell’educazione della prole un senso di necessità al vivere comune. Continua a leggere

Vaccini anti-Covid: i timori del premio Nobel

Gentili lettori, pubblico qui l’articolo pubblicato dal quotidiano “La Verità” diretto da Belpietro dove viene riportata una recentissima intervista al premio Nobel Luc Montagner, lo scopritore del virus dell’AIDS; è un uomo molto anziano ma lucidissimo che dall’alto dei suoi 88 anni non può avere secondi fini a dire ciò che dice: alla sua età ormai, penso si sia finalmente liberi di dire ciò che realmente si pensa e, nel suo caso, visto il suo curriculum professi0nale, probabilmente quel che pensa coincide con la realtà.  Leggetelo, Leggetelo!

 


Antidepressivi: Quando e Come usarli

Gentili utenti, pubblico qui la traduzione dall’inglese dei paragrafi più interessanti del fondamentale articolo sull’uso razionale degli antidepressivi scritto  dallo psichiatra-psicoterapeuta italiano ma di fama mondiale, Giovanni Fava. Se potete, leggete direttamente l’articolo originale in inglese ( PDF dell’articolo originale); se no, leggetene la traduzione che, data l’importanza dell’argomento, ho fatto per facilitarvene la lettura. In marroncino e tra parentesi ci sono miei commenti e chiarimenti. 

Rational Use of Antidepressant Drugs 

Giovanni A. Fava (Affective Disorders Program, Department of Psychology, University of Bologna,  Department of Psychiatry, State University of New York at Buffalo N.Y. , USA). Psychother. Psychosom. (2014)

1) Tolleranza e sue differenti espressioni
Molti fenomeni clinici son stati documentati durante il trattamento con antidepressivi a) perdita di efficacia antidepressiva, b) tachifilassi, c) resistenza, d) effetti paradossi, e) passaggio verso una forma bipolare e f) reazioni da sospensione.

a) Perdita di efficacia

La prevalenza (percentuale) di un ritorno di sintomi depressivi durante il trattamento con farmaci antidepressivi era del 9-57% nelle ricerche pubblicate indicando l’esistenza di fenomeni di tolleranza durante il trattamento (la tolleranza ad una data sostanza è una sorta di abitudine che porta alla perdita di efficacia del trattamento pur rimanendo le dosi di farmaco invariate; la percentuale varia dal 9 al 57% e questo disorienta ma il motivo è che più aumenta il tempo di osservazione, più alta diventa la percentuale di pazienti che ricadono. Se si guarda cioè quanti ricadono nella depressione dopo solo 6 mesi di trattamento, forse si trova un 5% ma se ci fossero studi –  non ci sono perchè non conviene farli – che guardassero quanti ricadono dopo 5 anni, probabilmente si troverebbe una percentuale del 95%). Questa (la percentuale di ricadute) aumenta con la durata del trattamento; in una meta-analisi riguardante studi di mantenimento, questo rischio di ricaduta progressivamente aumentava dal 23% entro 1 anno, al 34% entro 2 anni fino al 45% entro 3 anni. (pensate dunque che già dopo 3 anni un antidepressivo non funziona più nella metà dei casi!). Il termine “tachifilassi” (la progressiva decrescita nella risposta ad una data dose dopo la ripetuta somministrazione di una sostanza fisiologicamente o farmacologicamente attiva) è stato anche usato per designare la ricaduta durante il trattamento di mantenimento o il deterioramento clinico caratterizzato da sintomi come apatia e astenia. (in ambito divulgativo, si può assumere che  tachifilassi e tolleranza siano sinonimi). Continua a leggere

Mauro Massaro 2003

Antidepressivi, i primi difficili giorni

Quando si comincia una terapia con antidepressivi, non solo l’effetto positivo sull’ansia e sull’umore comincia in ritardo, dopo 15-30 giorni, ma addirittura per i primi 7-15 si può stare un po’ peggio e questo ovviamente è un problema per il paziente e per il medico. Non è infatti molto rassicurante che un paziente già con l’acqua alla gola peggiori ancora, fosse anche solo per pochi giorni. Ma stare peggio cosa significa?

Significa che la persona che comincia l’assunzione di un antidepressivo generalmente può avvertire un peggioramento dell’umore e un aumento dell’ ansia, dell’irrequietezza e dell’insonnia.
All’aspetto emotivo, si aggiunge spesso (molto meno comune coi vecchi triciclici) un certo disagio gastrointestinale sotto forma di nausea e/o diarrea, inappetenza. Ma perché avviene tutto questo?
Con certezza ancora non si sa, ma sembra che il motivo sia legato in parte al brusco aumento di serotonina nell’organismo che va a stimolare sgradevolmente sia l’apparato digerente (e in particolare i suoi recettori per la serotonina denominati 5HT-3) che il cervello e di questo in particolare i recettori della serotonina denominati 5HT-2C la cui stimolazione provoca anche sperimentalmente, ansia. Continua a leggere

Vaccinazione di massa & varianti Covid aggressive

Gentili lettori, quando credo in qualcosa mi risulta difficile tenerla per me e pertanto sento l’urgenza di comunicare quanto segue.

Trovo incredibile che le Autorità dei vari Stati mondiali non si arrendano di fronte ad un’evidenza scientifica lampante: la vaccinazione di massa anti-Covid in atto sta provocando la selezione di certe varianti di virus più virulente e sempre meno sensibili ai vaccini stessi (come ad esempio la famosa variante Delta che sta già mutando in Delta plus e, rispetto al ceppo originario, sembra colpire più facilmente i giovani). 
Pochi giorni fa lo ha affermato anche il virologo premio Nobel Luc Montagnier (ascolta qui l’intervista) che è stato prontamente denigrato da certa stampa filogovernativa o asservita alle Case Farmaceutiche la quale l’ha fatto passare per un rimbambito che non ricorda più che i virus mutano spontaneamente anche in assenza di vaccino. Montagnier in realtà non ha mai detto l’assurdità che il virus muta per colpa del vaccino (il vaccino non è una sostanza mutagena!) ma ha detto che un numero incalcolabile di anticorpi artificiali e tutti uguali prodotti dai miliardi di soggetti vaccinati nel mondo, sta provocando la selezione e replicazione di quelle varianti spontanee di virus SARS-CoV-2 casualmente più idonee a intrufolarsi tra le maglie dei nostri sistemi immunitari. E questo tentativo di sopravvivere attraverso la selezione e replicazione del più forte, è una legge biologica generale valida per tutti gli esseri viventi sottoposti ad una pressione selettiva, esseri umani compresi. A questo proposito, leggete questo bellissimo e profetico articolo della prestigiosa testata giornalistica Sputnik: “Oops! E se l’esplosione delle varianti Covid-19 fosse causata proprio dal vaccino pfizer? 

D’altra parte, leggete cosa scriveva l’agenzia di stampa ANSA nel 2015, tempi in cui ancora non si doveva coprire la verità, a proposito dei vaccini cosiddetti “imperfetti”: https://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/biotech/2015/07/28/vaccini-imperfetti-rendono-i-virus-piu-aggressivi_c8aa099d-ba58-4705-85a9-4272f16016e4.html?idPhoto=1

E’ un articolo che sembra scritto apposta per gli attuali vaccini contro il Covid-19 che sono proprio così, imperfetti, in quanto prevengono la forma grave di malattia ma non impediscono che questa venga trasmessa ad altri.

Ancora, sentite cosa dice Walter Ricciardi in questo filmatino Youtube

La vaccinazione di massa che sta avvenendo è quindi un colossale errore proprio perché:

1) è fatta in modo indiscriminato, su un numero enorme di persone

2) è fatta in corso di pandemia quando cioè c’è molto materiale virale in giro pronto a mutare

3) i vaccini attuali anti Covid sono “imperfetti” cioè non bloccano la diffusione del virus.

Ma lascio la parola al famoso e indipendente virologo belga Geert Vandel Bossche che senz’altro vi spiega meglio di me la questione: “La vaccinazione di massa genera varianti virali killer”

Lungi dall’eradicare il Covid-19 dalla faccia della terra, stiamo invece all’opposto creando varianti di virus sempre più aggressive e stiamo sprecando l’arma-vaccino che dovrebbe essere riservata solo ai soggetti fragili per età o per patologie. Ai giovani sani il vaccino dovrebbe essere vietato allo stesso modo in cui dovrebbe essere vietato per legge l’utilizzo Continua a leggere

Abilify (Aripiprazolo)

E’ un farmaco prevalentemente utilizzato nelle psicosi cioè in quelle gravi malattie mentali caratterizzate da una interpretazione anomala della realtà circostante e/o delle intenzioni ed emozioni altrui. La psicosi si manifesta dunque con delirio, allucinazioni, pensiero complicato o eccessivamente rigoroso e con conseguenti bizzarrie comportamentali.

Tra le psicosi, la forma più grave è quella schizofrenica in cui vi è la compresenza di una sintomatologia cosiddetta “negativa” (caratterizzata da astenia, abulia, anedonia, apatia, eloquio povero) e di una sintomatologia positiva (caratterizzata da delirio, allucinazioni, eloquio incoerente e inconcludente). I sintomi negativi sono espressione di una ipofunzione dopaminergica della corteccia prefrontale mentre quelli positivi sembrano essere conseguenza di una iperfunzione dopaminergica del sistema limbico, una parte del cervello importante per la dimensione emotiva.

I comuni farmaci antipsicotici, soprattutto quelli tradizionali come aloperidolo, perfenazina, clorpromazina, promazina, clopentixolo, ecc., rallentano in toto la trasmissione dopaminergica risultando molto efficaci sui sintomi positivi limbici ma aggravando quelli negativi prefrontali e spegnendo quindi si i deliri e le allucinazioni ma al prezzo di far precipitare il paziente in uno stato ancor più grave di apatia e depressione. All’opposto, se somministri un farmaco dopaminergico ad un paziente schizofrenico, lo fai uscire si dal suo torpore emotivo e affettivo ma gli provochi anche  una pericolosa esacerbazione dei Continua a leggere

Amisulpiride, un antidepressivo atipico

Amisulpiride è un farmaco che ha come azione prevalente il blocco dei recettori per la dopamina denominati D2 e D3 come molti antipsicotici, solo che Amisulpiride ha difficoltà a passare la barriera ematoencefalica e quindi come anti-dopaminergico centrale è “leggero”; è utile per trattare tre condizioni: nausea, depressione e psicosi. E’ un analogo più potente delle precedenti Sulpiride e Levosulpiride.
Essa ha una caratteristica importante quanto strana: a basso dosaggio funziona da piacevole stimolante (fino a 50 mg) mentre, come aumenti anche di poco il dosaggio, ti accorgi che subentra un effetto opposto, spesso sgradevole, di sonnolenza e stordimento. Perchè questo?
Brevemente, il neurone dopaminergico ha sia recettori per la dopamina presinaptici (si chiamano autorecettori e il loro blocco provoca liberazione di dopamina quindi euforia e voglia di fare) che recettori per la dopamina postsinaptici il cui blocco provoca sedazione, svogliatezza e stordimento. Siccome i recettori presinaptici sono più sensibili all’amisulpiride di quelli postsinaptici, un basso dosaggio di questa provoca prevalentemente un effetto stimolante; aumentando il dosaggio, la stimolazione presinaptica eccitatoria arriva rapidamente ad un massimo e non procede oltre mentre cresce progressivamente l’effetto postsinaptico sedativo che diviene via via tanto consistente da soverchiare definitivamente l’effetto stimolante presinaptico rimasto costante. L’effetto stimolante piacevole e rapido (quasi immediato) sembra essere dunque in parte dovuto ad un aumento della dopamina disponibile negli spazi sinaptici ma non solo a quello; infatti amisulpiride è in grado anche di bloccare il recettore per la serotonina 5-HT7, cosa che sembra contribuire in modo molto rilevante alla sua azione antidepressiva; secondo alcuni Autori anzi, Continua a leggere