L’ansia generalizzata è una condizione d’ansia cronica che accompagna il paziente per tutta la giornata, una sorta di stanchezza nervosa che fa sembrare tutto faticoso e doloroso tanto da tenere il paziente in continua allerta. Se il senso del piacere cioè la voglia di fare le cose e di dedicarsi alle proprie passioni rimane indenne, si parla di ansia generalizzata pura mentre se tale stato ansioso è associato a calo dell’umore si parla di stato ansioso-depressivo. La terapia classica è ormai da molto tempo basata sull’utilizzo di farmaci antidepressivi serotoninergici che oltre a dare un effetto ansiolitico possono agire positivamente sull’umore, rendendo l’intervento terapeutico di maggiore successo. Tuttavia comporta il rischio di risolvere l’ansia ma di trovarsi dopo qualche mese con disturbi della sessualità e col rischio di una grave dipendenza. Un’altra opportunità terapeutica che io consiglio come prima linea di trattamento nel caso vi sia prevalentemente ansia e non depressione, è il Buspirone, farmaco ansiolitico con ottimo profilo di tollerabilità perché non provoca disturbi cognitivi, emotivi o della sessualità e può anche essere facilmente dismesso. Altra possibilità, sempre che vi sia solo ansia cronica non accompagnata da altri disturbi psichiatrici importanti, è il Lyrica (pregabalin), farmaco dai molti effetti terapeutici tra cui quello ansiolitico. Io lo consiglio come ultima scelta perché il suo effetto varia molto da persona a persona cioè non vi è omogeneità nell’esperienza ansiolitica: ci sono perssone che ne traggono giovamento ma altre che al contrario non provano nulla o addirittutra provano uno spiacevole senso di stirdimento e di tensione nervosa. Inoltre Lyrica è un farmaco che può provocare dipendenza e necessitò di aumentare la dose per mantenere costante nel tempo l’effetto ansiolitico. La sua efficacia come ansiolitico non sembra inoltre durare molto. Termino con un ovvio accenno alle Benzodiazpine di cui ho già ampiamente parlato e che ovviamente non sono adatte a far fronte ad uno stato ansioso cronico se usate da sole proprio perché il loro utilizzo corretto impone un trattamento di breve periodo.
Benzodiazepine & Depressione
/0 Commenti/in In Evidenza, Psicofarmaci, Tutti gli art.Spesso le benzodiazepine (BDZ) vengono prescritte insieme all’antidepressivo (AD) sia per far stare meglio subito il paziente depresso (l’AD invece ci impiega alcune settimane) e sia per mitigare i disturbi da aumento improvviso della serotonina che gli AD danno nei primi giorni di trattamento (aumento dell’ansia, nausea, insonnia).
Dopo qualche settimana però l’antidepressivo (assunto per depressione o per disturbi di altro tipo) comincia a fare effetto e il miglioramento dell’umore si accompagna solitamente ad una diminuzione dell’ansia e ad un maggior benessere generale; le BDZ andrebbero dunque lentamente scalate e tolte.
Capita però che per vari motivi ci siano persone di temperamento ansioso o con difficoltà sociali che dalle BDZ traggono un benessere aggiuntivo e fanno pertanto fatica a scalarle come andrebbe fatto dopo un mese circa dall’inizio della terapia antidepressiva; non di rado continuano ad usarle indefinitamente per anni, affiancandole quotidianamente alla terapia antidepressiva.
Perché è un errore grave non sospendere le BDZ dopo 2-3 settimane dall’inizio della terapia antidepressiva? Perché esse stesse, se assunte continuativamente per mesi e anni, provocano depressione. E’ quindi come accelerare col freno a mano tirato: spesso, l’antidepressivo in un assuntore cronico di BDZ, ha un effetto blando e insoddisfacente oppure ha un buon effetto iniziale che presto va scemando lasciando frustrati sia lo psichiatra che il paziente.
Le BDZ infatti:
- inibiscono la liberazione dei neurotrasmettitori serotonina, noradrenalina e dopamina il cui accumulo nello spazio sinaptico è alla base del meccanismo degli antidepressivi.
- impediscono la liberazione nel cervello dei fattori di crescita dei neuroni, sostanze che sono il concime delle cellule cerebrali: in particolare, le BDZ impediscono la neurogenesi dell’ippocampo, azione alla base della risalita dalla depressione.
- peggiorano la memoria soprattutto recente e rallentano i processi cognitivi per cui il soggetto sotto l’effetto delle BDZ ragiona e agisce con più difficoltà e peggiori risultati.
E’ da ricordare inoltre che la psicoterapia, da sola o affiancata al farmaco antidepressivo è indispensabile per la risalita dalla depressione ma le BDZ possono vanificarne l’efficacia proprio perché rendono difficile l’apprendimento di nuove modalità di comportamento e di nuovi schemi cognitivi, diversi da quelli depressivi. Ancora, esse attutiscono le emozioni che, come sappiamo, sono alla base della spinta motivazionale necessaria per cambiare.
A. Mercuri
Femminicidio e sua strumentalizzazione
/0 Commenti/in Pensieri & Considerazioni, Tutti gli art.Sebbene la popolazione femminile in Italia superi quella maschile, nel 2025 sono stati uccisi 189 maschi contro 97 femmine. Certamente suscita sdegno che una donna possa essere uccisa in quanto donna ma va ricordato che gli uomini vengono uccisi (e in numero ben maggiore) in quanto uomini (rapine, risse, litigi degenerati o questioni economiche). Ognuno dei due sessi dunque resta vittima di qualche criminale sopraffattore; e agli uomini capita molto più spesso che alle donne: essere donna dunque è un fattore protettivo contro l’omicidio, e non di rischio.
Ancora: 1) non dimentichiamo che se scoppia una guerra, chi parte è muore è l’uomo e non la donna e 2) nei Paesi del Nord Europa dove la “cultura” dell’ibridazione dei generi ha fatto forti proseliti, i femminicidi sono da 3 a 5 volte più frequenti rispetto a Paesi come Italia e Spagna. Sembra proprio che sarà la valorizzazione della differenza di genere e ruoli tra maschio e femmina ad abbattere il femminicidio mentre la tendenza a voler creare una donna “maschile” , sia perdente su tutti i piani, da quello affettivo a quello biologico (procreazione).
Leggi in mio articolo completo: sul sito del Centro Studi Machiavelli “Femminicidio e violenza sulle donne: alcune convinzioni da rivedere “
A. Mercuri
Adelescenti: ma è DOC o Schizofrenia??
/0 Commenti/in In Evidenza, Tutti gli art.Negli adolescenti l’insorgenza di un eclatante disturbo ossessivo compulsivo accompagnato da ritiro sociale, abbandono scolastico, totale e insolito disinteresse per l’altro sesso, rifiuto assoluto di essere aiutato da specialisti, deve far nascere nei genitori il sospetto che non si tratti del comune disturbo ossessivo compulsivo di tipo nevrotico ma che sia l’esordio di un disturbo schizofrenico. Questo perché innanzitutto la tarda adolescenza è proprio il periodo di maggiore insorgenza per la schizofrenia; inoltre, il giovane che fosse soltanto DOC nevrotico, rimarrebbe sgomento di fronte a tale intrusione di ossessioni, ne parlerebbe apertamente coi genitori, chiedendo di essere aiutato. Contemporaneamente non abbandonerebbe né gli studi né la amicizie ma, seppure con fatica, continuerebbe a perseguire i propri obiettivi. Nei due casi di 1) DOC nevrotico e 2) DOC come sintomo d’esordio della schizofrenia, la “terapia” è radicalmente diversa: non raramente ho visto adolescenti evidentemente all’esordio di una schizofrenia, venir “curati” con dosi massicce di antidepressivi (come purtroppo è prassi fare per il DOC nevrotico); ma se si tratta di schizofrenia tali dosi massicce di antidepressivi possono accelerare e aggravare l’esordio della schizofrenia, con conseguenze non di rado drammatiche per il paziente, per i famigliari e per la società intera. Attenzione dunque alle diagnosi fatte senza usare l’intuito clinico ma solo il manuale Diagnostico e Statistico (DSM) e alle conseguenti “terapie” fatte secondo le “linee guida”!
Angelo Mercuri
Litio orotato
/0 Commenti/in In Evidenza, Psicofarmaci, Tutti gli art.Orotato di Litio è un sale di litio che viene venduto senza ricetta a dosi molto basse come lenitivo per lievi depressioni, contro l’ansia, per migliorare le prestazioni cognitive e prevenire la demenza di Alzheimer. Al di là del litio usato in psichiatria a dosaggio pieno come stabilizzatore dell’umore nelle forme bipolari anche le minidosi di Litio sono utili per disturbi psicoemotivi minori, senza dare tossicità. Purtroppo però sembra che litio orotato pur essendo utilizzato a basso dosaggio possa accumularsi nelle cellule nervose o forse anche in quelle renali e tiroidee raggiungendo concentrazioni non note e teoricamente tossiche. Il problema principale è che mentre esistono molti studi sul litio carbonato e solfato, ne esistono molto pochi e non conclusivi sul litio orotato. Ritengo pertanto, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, che sia meglio assumere, sempre seguiti da un medico esperto, piccole dosi di litio solfato (i cui effetti sono ben noti) piuttosto che minidosi di un prodotto come il litio orotato di cui non si sa ancora abbastanza.
A. Mercuri
Acetil-carnitina: antiastenico e antidepressivo
/3 Commenti/in In Evidenza, Psicofarmaci, Tutti gli art.Acetil-carnitina è un composto di carnitina+un gruppo acetile. L’effetto antidepressivo sembra essere dovuto ad un’azione epigenetica dove il gruppo acetile è in grado di legarsi al DNA promuovendo in modo duraturo (anche dopo la sospensione del trattamento, dunque) la sintesi di nuovi recettori presinaptici inibitori per il glutammato soprattutto nelle regioni dell’ippocampo e della corteccia prefrontale. L’autoinibizione della liberazione del glutammato provoca liberazione del BDNF che è un fattore neurotrofico in grado di nutrire e rigenerare i neuroni nonchè di promuovere la sinapto-genesi con formazione di nuovi circuiti neuronali o di restauro di quelli sani preesistenti la depressione. La Carnitina poi, il secondo componente della molecola, svolge note funzioni benefiche a livello cellulare accelerando la produzione di energia nei mitocondri a partire dagli acidi grassi. Altra funzione di Acetil-carnitina è poi l’effetto antinfiammatorio e antiossidante, il primo dei quali soprattutto è stato recentemente studiato come possibile causa di depressione. Gli studi attuali dicono che acetilcarnitina ha un potere antidepressivo pari a quello dei comuni antidepressivi senza avere effetti collaterali. L’inizio dell’azione antidepressiva dovrebbe essere rapido, entro alcuni giorni a differenza degli antidepressivi tradizionali per i quali sono necessarie due o tre settimane almeno e dopo la sospensione del trattamento dovrebbe persistere molto più a lungo di quello degli antidepressivi. Tutto questo dicono gli studi ma io stesso prendo con cautela queste affermazioni perchè mai come in psicofarmacologia la teoria può discostarsi dalla realtà clinica. Saranno dunque i pazienti a dirci come vanno realmente le cose con questa molecola.
Un caro saluto,
A. Mercuri
Colina, uno stimolante cognitivo
/0 Commenti/in In Evidenza, Psicofarmaci, Tutti gli art.
La colina è una piccola molecola indispensabile per la costruzione e la riparazione delle membrane neuronali e delle guaine mieliniche; è inoltre indispensabile per la sintesi del neurotrasmettitore acetilcolina e della betaina, una importante molecola che, tra le funzioni più importanti, ha quella di abbassare il livello dell’omocisteina (dannosa, se in eccesso, per la circolazione sanguigna).
La Colina si può assumere con la dieta e ne sono ricche soprattutto il tuorlo d’uovo, la soia e la lecitina ma se vi è una carenza, l’alfosciato di colina (nome commerciali Delecit o gliatin) offre la possibilità di rimpiazzarne rapidamente le scorte (in modo migliore rispetto alla citicolina).
Provata è l’efficacia di Colina alfosciato per il cervello dell’anziano come stimolante delle prestazioni cognitive anche in caso di demenza (di cui ne può rallentare la progressione) agli esordi o conclamata. Utile è ancora in certe forme depressive sottosoglia di anziani senza decadimento cognitivo o durante l’uso di dosi elevate di antidepressivi triciclici noti per la loro azione anticolinergica cerebrale. Anche nei più giovani comunque, Colina può essere utile come stimolante delle funzioni cognitive e della memoria nei casi di astenia o di abuso di benzodiazepine o come adiuvante nelle depressioni caratterizzate da deficit cognitivi ove sia utile una stimolazione colinergica che attivi la corteccia cerebrale frontale e l’ippocampo, frequentemente bersaglio dei danni da stress cronico.
Fonti:
Choline alphoscerate: insights between acquired certainties and future perspectives di Giovanni Biggio e Claudio Mencacci
https://www.frontiersin.org/journals/aging-neuroscience/articles/10.3389/fnagi.2025.1613566/full
A. Mercuri
Fluoxetina, un antidepressivo stimolante
/0 Commenti/in In Evidenza, Psicofarmaci, Tutti gli art.VANTAGGI: ottimo antidepressivo stimolante e neutro sul peso corporeo, ha un’importante azione neurotrofica e antinfiammatoria sul cervello. Dà meno disturbi sessuali e apatia degli altri SSRI.
SVANTAGGI: laborioso metabolismo epatico e necessità di aggiustare al ribasso il dosaggio di alcuni farmaci presi in concomitanza; la sua lunghissima emivita provoca il persistere nel corpo del farmaco e del suo metabolita attivo per circa 1 mese dopo l’ultima dose assunta.
APPROFONDIMENTO:
è’ un ottimo antidepressivo con effetto sia ansiolitico e rasserenante che stimolante l’iniziativa, la motivazione e l’azione (qualcuno gli attribuisce un leggero effetto amfetamino-simile ad esordio precoce, ben prima che subentri quello antidepressivo legato alla serotonina e per il quale sono necessarie alcune settimane). Tutto questo grazie al fatto che fluoxetina ha una potente azione di blocco della ricaptazione della serotonina combinato però ad un effetto stimolante di tipo noradrenergico e dopaminergico, quest’ultimo per 2 motivi: 1) blocco, seppur debole alla dose di 20 mg, del recettore serotoninico 5-HT2C con conseguente liberazione di noradrenalina e dopamina in sede prefrontale 2) forte stimolazione del recettore Sigma 1; l’agonismo al recettore Sigma 1 provoca effetto ansiolitico e antidepressivo promuovendo un’azione anti-neuro-infiammatoria nonché la liberazione di BDGF, un importantissimo fattore di crescita che stimola la formazione di nuovi circuiti nervosi (sinaptogenesi e neuroplasticità) e di nuovi neuroni. Di per se, sia fluoxetina che il suo metabolita attivo Norfluoxetina, non inibiscono in modo apprezzabile la ricaptazione della noradrenalina o della dopamina né posseggono azioni antistaminica, anticolinergica o antiadrenergica, queste ultime 3 responsabili di potenziali effetti collaterali. Fluoxetina non provoca aumento ponderale, è considerato un antidepressivo neutro sul peso; in realtà, all’inizio del trattamento e per un mese circa, essa può avere effetto anoressizzante e dimagrante sia per la sua proprietà attivante che per una certa inappetenza e alcune volte nausea provocate dalla forte azione serotoninergica unita al laborioso metabolismo epatico. Il metabolismo del farmaco ad opera degli enzimi epatici è molto lento e laborioso e rallenta la degradazione di altri farmaci assunti contemporaneamente soprattutto antidepressivi, antipsicotici e antiaritmici. Questo comporta le necessità di monitorare il paziente ed eventualmente aggiustare in ribasso il dosaggio dei farmaci presi in concomitanza. Ricordare inoltre che tra la sospensione di fluoxetina e la sua totale eliminazione dall’organismo trascorre circa un mese.
A. Mercuri
Buspirone, un buon ansiolitico poco utilizzato
/2 Commenti/in In Evidenza, Psicofarmaci, Tutti gli art.Buspirone (nomi commerciali Buspar o Buspimen) è un farmaco prevalentemente ansiolitico ma non è una benzodiazepina ed esplica la sua azione senza alterare le prestazioni cognitive, psicomotorie e di memoria come fanno tipicamente quest’ultime. Per contro, è un ansiolitico che non funziona immediatamente quindi non può essere preso sporadicamente al bisogno: ci impiega infatti due settimane circa ad agire con un effetto che rimane però costante per tutta la durata dell’assunzione (ha però una breve emivita quindi va preso 2-3 volte al giorno, meglio se a stomaco pieno). Dalla letteratura (che comunque non fornisce, che io sappia, studi durati anni ma solo mesi) si evince che non dovrebbe dare nemmeno dipendenza o astinenza nemmeno se sospeso bruscamente e non vi sarebbe rischio di tolleranza o abuso. Sembra agire stimolando il recettore A1 della serotonina un po’ come fanno i comuni antidepressivi che sono infatti anche ansiolitici ma, a differenza di questi, non provoca un aumento della serotonina nell’organismo e quindi non provoca i noti effetti collaterali degli SSRI. Non da sedazione perché non ha nulla di antistaminico (e questo è un bene perché toglie l’ansia senza stordire) ma ciò lo rende non adatto come sonnifero. Ancora, non ha azione anticolinergica quindi non provoca secchezza di occhi e bocca, non da stipsi, non peggiora le prestazioni cognitive negli anziani, non interferisce con la minzione né con la pressione oculare (cosa che gli anticolinergici fanno). Altra azione è l’inibizione del recettore alfa 2 adrenergico che ha come risultato una liberazione nel cervello di noradrenalina (e un certo effetto attivante e antidepressivo), un po’ come fanno, in misura minore, Mirtazapina e Quetiapina. Non ci sono interazioni pericolose di rilievo a parte quella con i soliti antidepressivi I-Mao irreversibili e non selettivi come Fenalzina e Tranilcipromina, da evitare per il rischio di crisi ipertensive; sono possibili altre interazioni perchè Buspirone è degradato dagli stessi enzimi che degradano molti altri farmaci ma queste interazioni comportano soltanto l’eventuale necessità di alzare o abbassare leggermente il dosaggio del Buspirone stesso o degli altri farmaci assunti in contemporanea. Con l’alcool, Buspirone non sembra invece avere particolare interazione sebbene il buon senso dica di non assumerlo da ubriachi o di non ubriacarsi dopo averlo assunto. Insomma, Buspirone si può aggiungere alla terapia che si sta già facendo, senza modificare nulla: si può tranquillamente assumere anche in associazione con le Benzodiazepine e può certamente aiutare nella dismissione di queste. Cosa molto importante, Buspirone sembra mitigare gli effetti collaterali sessuali degli antidepressivi e aumentare la libido nelle donne affette da “desiderio sessuale ipoattivo”; inoltre è stato riscontrato un miglioramento di alcune prestazioni cognitive negli assuntori di Buspirone, all’opposto di ciò che fanno le benzodiazepine. Infine, non avendo proprietà anti-alfa 1 adrenergiche, Buspirone non dà ipotensione ortostatica e non chiude il naso come invece tanti altri preparati per dormire fanno.
Nelle farmacie italiane, come tanti altri buoni farmaci, non è più venduto dal 2000 circa ma non perchè pericoloso o inefficace ma per poco limpidi motivi di mercato; la prova che invece è efficace e non dannoso è che continua ad essere venduto in altri civilissimi Paesi europei e, alla grande, negli Stati Uniti dove è tra gli psicofarmaci più venduti. Se volete procurarvelo, ovviamente con ricetta medica, potete telefonare alla Farmacia Internazionale di San Marino dal lunedì al venerdi dalle 08:30 alle 12:30 Tel.: 0549 994930 Fax: 0549 994020 Email: farmacia.internazionale@iss.sm
C’è da 5, 10 e 15 mg il cui costo per 100 compresse è di circa 20 euro + 15 euro se volete farvelo spedire a casa.
Un saluto,
A. Mercuri
Paroxetina, un potente antidepressivo
/0 Commenti/in In Evidenza, Psicofarmaci, Tutti gli art.Paroxetina è una molecola antidepressiva con una potente azione serotoninergica, paragonabile solo a quella della clomipramina (Anafranil). Possiede inoltre deboli azioni noradrenergica e anti-colinergica: quest’ultima tuttavia è debole ma non trascurabile se il paziente è particolarmente sensibile alla stipsi, alla ritenzione urinaria o ha problemi di ipertensione dell’occhio oppure è anziano e con funzione cognitiva in declino (gli anticolinergici peggiorano le prestazioni cognitive). Certamente è un antidepressivo efficace ma ha diversi effetti collaterali in comune con gli altri inibitori della ricaptazione però accentuati, forse per la sua peculiare potenza serotoninergica. Ad esempio, paroxetina dà molto frequentemente disturbi sessuali in entrambe i sessi, nel maschio soprattutto orgasmo ritardato, diminuzione del desiderio e scarsa erezione, nella donna calo del desiderio, scarsa lubrificazione e disturbi dell’orgasmo. A questo proposito, c’è una curiosità: Paroxetina è in grado di stimolare i recettori per gli estrogeni e di innalzare pertanto la prolattina (cose non positive per i maschi ma nemmeno per le donne con tendenza al tumore della mammella ormone-sensibile); paroxetina ha inoltre nei maschi un’azione inibitoria particolarmente accentuata sulla produzione locale di ossido nitrico (NO), piccola molecola vasodilatatrice essenziale all’erezione, la cui produzione viene invece incrementata da Viagra e simili.
Ancora, paroxetina dovrebbe essere vietata in gravidanza perché compromette la corretta formazione degli organi del nascituro, in particolare cuore e cervello: a parte i difetti cardiaci, paroxetina sembra essere implicata in alcuni casi di neuro-tossicità che portano ad anomalie del neuro-sviluppo e di conseguenza a patologie neuropsichiatriche come autismo, ADHD, schizofrenia e altro; è stato visto infatti di recente utilizzando parti di cervello create in laboratorio (organoidi) (3) che paroxetina assunta da una madre in gravidanza compromette particolarmente la mielinizzazione degli assoni e la formazione dei collegamenti tra i neuroni (sinaptogenesi) cose essenziali per una corretta maturazione fetale del cervello. Ancora, il metabolismo di paroxetina impegna e rende quindi meno efficienti gli enzimi epatici preposti alla degradazione di alcuni farmaci oltre che dei cancerogeni; ad esempio è vietata l’assunzione contemporanea di paroxetina e Tamoxifene (si usa questo per evitare le recidive di cancro della mammella) perché paroxetina rallenta l’attivazione metabolica epatica di Tamoxifene rendendo la cura antitumorale poco efficace. Inoltre, la lenta disattivazione di alcuni cancerogeni, l’azione estrogeno-simile e l’innalzamento della prolattinemia sono forse responsabili della maggiore incidenza di cancro della mammella (6 volte più frequente) notata nelle donne che assumano paroxetina da più di 4 anni; alle donne poi che abbiano in famiglia casi di tale neoplasia, paroxetina non deve essere prescritta. A questo proposito, troverete recenti articoli scritti da oncologi, chimici e biologi molecolari (1) in cui si esalta la teorica proprietà antitumorale di paroxetina; tali studi sono sicuramente molto interessanti ma non possono rovesciare la realtà clinica che, all’opposto, parla di aumentata incidenza di cancro della mammella con paroxetina, come sopra riferito. (2)
Altre peculiarità di paroxetina sono la sua affinità per i recettori degli oppioidi, la grande difficoltà di interromperne l’uso, l’aumentata incidenza di ipertensione gravidica, la tendenza a far ingrassare e a dare piattezza affettiva e demotivazione. Ancora, negli adolescenti, può aumentare l’aggressività, portare acatisia o aumentare la probabilità di suicidio (quello dei possibili danni agli adolescenti, è stato motivo di una pesante condanna per la casa produttrice che sapeva ma ha insabbiato i risultati). Ancora, paroxetina, oltre alla fertilità femminile abbassa anche quella maschile danneggiando il DNA degli spermatozoi e diminuendone la motilità (anche la compromissione dell’attività sessuale gioca la sua parte). Molti degli effetti collaterali su riferiti sono posseduti da tutti gli SSRI ma per paroxetina sono particolarmente intensi. In comune con gli altri SSRI ricordiamo anche il maggior rischio di diabete, di sanguinamento soprattutto gastrico, di ipo-sodiemia soprattutto se in associazione con certi diuretici e la maggior incidenza di osteoporosi.
(Molti dei dati su riportati sono tratti dagli articoli:
(1) “Paroxetine—Overview of the Molecular Mechanisms of Action” di Magdalena Kowalska e altri, Int. J. Mol. Sci. 2021
(2) “Paroxetine-The Antidepressant from Hell? Probably Not, But Caution Required” di Robert M Nevels e altri, Psychopharmacol Bull 2016
(3) “Antidepressant Paroxetine Exerts Developmental Neurotoxicity in an iPSC-Derived 3D Human Brain Model” di Xiali Zhong e altri, Front Cell Neurosci. 2020 Feb 21).
A. Mercuri
Angelo dott. Mercuri
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