Un’alternativa alle Benzodiazepine

Spesso mi trovo di fronte a casi di insonnia ostinata, persone che passano la notte sveglie in uno stato d’animo penoso nonostante assumano i più prescritti farmaci per dormire, le benzodiazepine (BDZ): Tavor, Valium, En, Lexotan, Minias, Pasaden, Stilnox, ecc. Ovviamente poi, essendo questa un’insonnia patologica, tali persone affronteranno la giornata successiva stanchi, di cattivo umore, frustrati.
Innanzitutto, le benzodiazepine stesse possono causare insonnia principalmente per due motivi:
1) effetto di rimbalzo (effetto rebound) e 2) induzione o potenziamento di uno stato ansioso-depressivo.
L’effetto rimbalzo 1) è un ritorno improvviso di ansia intensa o di insonnia ribelle, a distanza di 1-2 ore dall’assunzione della consueta dose di farmaco ed è provocato dalla brusca cessazione dell’effetto: si chiama “effetto rimbalzo” perché il meccanismo con cui ricompare il malessere è simile a quello di una molla tenuta compressa e poi improvvisamente rilasciata: la benzodiazepina comprime l’ansia ma non la elimina quindi a fine effetto, ci sarà un rimbalzo esplosivo d’ansia.
All’inizio del Continua a leggere

Ricordi di manicomio

Storie di manicomio nei primi decenni del novecento scritte dallo psichiatra-direttore del manicomio di Venezia, Corrado Tumiati(1885-1967); storie tipiche, obiettive, reali, di quando la follia non era solo lucroso monopolio di case farmaceutiche e neuroscienze ma le si lasciava una sacrosanta ed ineliminabile dimensione umanistica e poetica. Storie di quando si ammetteva con onestà e buon senso che la follia ha bisogno di un ambiente a lei dedicato, il manicomio; storie raccontate con pudore e rispetto per la sofferenza, inserite nel misterioso ordine delle cose con un atteggiamento poetico che non è stile ma sostanza.
Io lo considero un libro bellissimo, intriso di tristezza e poesia vera, di quella poesia malinconica e struggente che sempre emana dall’osservazione silenziosa delle cose ineluttabili.
Il manicomio me lo ricordo, da bambino andavo a trovare mio papà che era psichiatra proprio al San Servolo di Venezia.

A. Mercuri

Leggi il libro nella prima edizione del 1931

Stefen Zweig e “Il mondo di ieri”

E’ uno dei più bei libri che io abbia letto, dei più sentiti, sinceri, autentici. E’ scritto da Stefan Zweig, (1881-1942), scrittore ebreo Viennese, autore -famoso anche in vita- di racconti, poesie, opere teatrali.

“Il mondo di ieri” è un libro-documentario sul mondo precedente e successivo alla prima guerra mondiale: come si viveva, si amava, si gioiva a Vienna e in tutta l’Europa austro-ungarica e cosa è successo dopo, quando la stranezza della natura umana ha spinto alcune nazioni europee a fronteggiarsi in una delle più tragiche e distruttive guerre dell’umanità: la prima guerra mondiale.
Poi il periodo tra le due grandi guerre, l’avvento di Hitler e la seconda guerra mondiale; la messa al bando degli ebrei, Zweig compreso, la tragedia personale della fuga da un’europa che bruciava, tra le fiamme appiccate da uno dei più scellerati criminali della storia, Adolph Hitler.
L’autore, in esilio a Rio de Janeiro, si suicidò alla fine della stesura del libro, nel 1942, ormai incapace di sopportare la tristezza per quell’Europa che lui ricordava come una madre serena, giovane e allegra degli anni giovanili.

A. Mercuri

Nuovo libro

Gentili visitatori,

da oggi, andando nella sezione Acquisti” del mio sito, è disponibile la nuova dispensa sugli effetti collaterali degli antidepressivi. E’ il primo capitolo di un’opera sulla depressione che andrà completandosi nei prossimi mesi ed anni.

Ho cominciato con gli effetti collaterali di tali farmaci per trasmettere prima possibile un avvertimento: gli antidepressivi non fanno solo bene ma possono avere gravi effetti collaterali; solo in un numero limitato di casi inoltre essi portano un vantaggio reale sui sintomi depressivi mentre in tutti gli altri casi, la maggioranza, sono soltanto di danno.

Leggi le prime pagine

Un caro saluto,

A. Mercuri

Antidepressivi e peso corporeo

Per quanto riguarda l’aumento di peso, i triciclici (ATC) e tra essi soprattutto amitriptilina (Laroxil*), sembrano avere la maggiore propensione a provocarlo. Tra i post-ATC (intendo tutti gli antidepressivi sintetizzati dopo i triciclici) ricordo invece mirtazapina (Remeron*), soprattutto nelle fasi iniziali di trattamento quando il suo effetto antistaminico è ancora forte: incrementa decisamente sonno ed appetito. Ancora, superate le prime settimane di assestamento, fa aumentare di peso la paroxetina (Sereupin*).
Tra quelli che invece fanno dimagrire troviamo imipramina (Tofranil*, progenitore della clomipramina Anafranil*), bupropione (Welbutrin*, usato nelle depressioni atipiche in cui prevalgono iperfagia e ipersonnia per le sue caratteristiche stimolanti che fanno diminuire sonno e appetito; per le sue proprietà stimolanti viene anche utilizzato nel disturbo ADHD), fluoxetina (Prozac*) che accanto all’effetto serotoninergico ha uno spiccato effetto stimolante noradrenergico e sertralina (Zoloft*) che oltre a serotoninergica è anche dopaminergica.
In generale, l’aumento di appetito, peso e sonno sono associati e proporzionali al potere sedativo della molecola conferitogli soprattutto dalla componente antistaminica. L’opposto vale per le molecole con effetto stimolante che viene conferito loro dalle proprietà dopaminergica e/o noradrenergica.

A. Mercuri

Disturbi gastrointestinali da antidepressivi

Sono quasi esclusivamente lamentati da chi assume un cosiddetto post-ATC (ATC significa in gergo Antidepressivo Tri Ciclico) cioè una molecola facente parte di quella nuova generazione di antidepressivi successiva ai triciclici (Clomipramina, Anafranil*e Amitriptilina, Laroxil* sono i più noti e ancora usati) e il cui capostipite è stato il famosissimo Prozac (fluoxetina, 1990 circa). Inappetenza, nausea, vomito, diarrea, perdita di peso sono sintomi lamentati dal 50% di comincia ad assumere un post-ATC e possono durare da qualche giorno a qualche settimana, poi si attenuano; sono inoltre dose dipendenti nel senso che, se si sale  gradualmente partendo da bassi dosaggi (dando il tempo all’organismo di abituarsi), sono più blandi e sopportabili.

Responsabile di tali disturbi è il brusco aumento di serotonina che è un potente stimolante diretto e indiretto dell’apparato gastrointestinale. Coi Triciclici, pur essendo anch’essi dotati di una componente serotoninergica, i disturbi da serotonina sono ampiamente compensati dall’effetto anticolinergico, che tende a ridurre l’attività gastrointestinale incrementando, fin dall’inizio, appetito e peso e dando, all’opposto, rallentato transito intestinale con possibile stitichezza (a dosaggio alto e in persone predisposte). I più implicati tra i post-ATC nei disturbi gastrointestinali, sono fluvoxamina (Maveral*), fluoxetina (Prozac*) per tutti i disturbi, venlafaxina (Efexor*) per nausea e vomito, sertralina (Zoloft*) per diarrea. Il meno coinvolto sembra essere l’escitalopram (Cipralex*).

La mirtazapina (Remeron*) invece, non dà disturbi gastrointestinali anzi, per la sua proprietà di bloccare i recettori 5-HT tipo 3 del cervello (un sottotipo di recettori per la serotonina, la quale è anche denominata 5-HydroxyTryptamine da cui l’acronimo) ha un effetto anti-nausea e anti-vomito che può essere fruttato per correggere i disturbi gastrointestinali degli altri post-ATC. Continua a leggere

Astinenza da antidepressivi: fase 1 e fase 2

Gli antidepressivi sono, tra gli psicofarmaci, quelli che danno la più prolungata e spesso insopportabile condizione di astinenza caratterizzata da due fasi:
fase 1, esordisce dopo qualche giorno dalla brusca sospensione del farmaco, è caratterizzata da uno stato acuto di ansia, agitazione, insonnia con vividi sogni tumultuosi, inappetenza, nausea, vertigini, sintomi simil-influenzali e ipersensibilità sensoriale; è una condizione piuttosto gravosa ma è possibile mitigarla (anche se non annullarla) scalando piano il farmaco. Se si è effettuato uno scalaggio troppo rapido inoltre, è sufficiente risalire un po’ col dosaggio per risentirsi bene nel giro di 24 ore. Tale fase acuta, è denominata dagli inglesi Antidepressant Discontinuation Syndrome (ADS) ed è simile per tutti cioè non è un ritorno della propria malattia.
L’ondata successiva invece, la fase 2, compare da 1 a 6 mesi dopo la totale sospensione del farmaco, quando la fase 1 si è già risolta e uno pensa di esserne fuori; è caratterizzata dal ritorno, in forma più violenta, della sintomatologia che l’antidepressivo aveva corretto: depressione, disturbi d’ansia, attacchi di panico, ossessioni, quello che avevi torna in forma amplificata. Tale seconda fase è denominata Rebound Syndrome cioè sindrome da rimbalzo: un pallone compresso sott’acqua e mollato, non torna soltanto alla superficie ma schizza tanto in alto quanto in basso era stato costretto a scendere. Questo perché l’antidepressivo non guarisce la malattia (come fanno ad esempio gli antibiotici) ma ne “comprime” soltanto i sintomi: quando lo sospendi, la malattia rimbalza.
La fase1 inoltre è più violenta con gli I-Mao e con i Triciclici mentre è assai mite con Fluoxetina e Agomelatina (probabilmente per la loro lunga emivita). Tra gli antidepressivi moderni poi, è violenta con la Paroxetina (per il suo effetto anticolinergico) e con la Venlafaxina (per la sua breve emivita).
E’ intuitivo che Continua a leggere

La fobia sociale non è una malattia!

La fobia o ansia sociale, ben conosciuta da tutti come timidezza patologica, è una condizione di estremo disagio di fronte a situazioni comuni che prevedono l’osservazione e il giudizio da parte di estranei; tutti siamo più o meno timidi, ma si parla di patologia se tale timidezza ci condiziona pesantemente la vita, in ambito sociale, lavorativo, sentimentale: tutti gli studenti, ad esempio, hanno paura di affrontare gli esami, ma solo pochi continuano a rimandarli per tal motivo.
Caratteristiche della fobia sociale sono:

  • la consapevolezza di avere tale problema e la sofferenza legata al disturbo; alcuni rari individui (di solito schizoidi anaffettivi) sono a disagio nelle relazioni sociali e le evitano ma non ne soffrono perché stanno meglio da soli. Per questi quindi, non si parla di fobia sociale;
  • l’ansia anticipatoria, ancor più debilitante del disturbo: la prospettiva di dover affrontare una futura situazione sociale temuta, rovina le giornate di molti fobici sociali;
  • l’evitamento: la sofferenza legata all’esposizione sociale temuta fa si che il soggetto eviti, con gran sofferenza, occasioni sociali gradite e utili. Tale evitamento tende a cronicizzare il disturbo riducendo l’autostima e alimentando sentimenti di inferiorità e inadeguatezza;
  • l’ardente desiderio di liberarsi dal disturbo con un vissuto di infiniti tentativi falliti.

Questo disturbo insorge solitamente nell’infanzia o nell’adolescenza, raramente dopo i 30 anni e si accompagna ad un senso di vergogna, di imbarazzo, di impaccio in alcune o in tutte le circostanze sociali; tali timori, spingono il fobico ad un serrato autocontrollo che comporta un’impennata della tensione nervosa innescando un circolo vizioso: la persona timida, Continua a leggere

I miei articoli più letti

Cari lettori,

noto che i miei articoli più letti sono quelli sugli psicofarmaci, probabilmente perché moltissime persone li assumono e molte altre ne sono attratte essendo essi la via più veloce per ottenere un sollievo immediato. Come già ho detto molte volte, cominciate una cura con psicofarmaci solo se davvero i vostri problemi sono insopportabili, non prendeteli mai, nemmeno le “goccine per dormire”, pensando che possano apportare piccoli e innocui miglioramenti alla vostra vita. Il malessere psichico che tanto spesso oggi affligge le persone e si traduce in ansia, insonnia e depressione, è un incontro tra caratteristiche biologiche individuali e fattori ambientali; le caratteristiche biologiche determinano una “predisposizione a”, che tuttavia mai porterebbe a malattia se le caratteristiche ambientali ( mancanza di natura, lavoro d’ufficio, traffico automobilistico, chiasso continuo) non fossero quelle deleterie d’oggi.

Siate gelosi delle vostre caratteristiche biologiche innate, sono come i lineamenti del vostro viso: comunque siano, sono sempre una risorsa preziosa e unica che ha solo bisogno di essere utilizzata nel giusto modo. Se siete biologicamente portati per fare gli artigiani, i contadini, i musicisti o gli astrofisici, non arrendetevi, non andate a lavorare in un negozio di telefonia mobile cercando di adattarvici a suon di psicofarmaci ma lottate piuttosto per il vostro obiettivo, non rovinate voi stessi ma abbiate una giusta rabbia contro chi vuole standardizzarvi.  Non tentate di modificare la vostra costituzione con la chimica degli psicofarmaci: è una battaglia persa, con un esito tragico. Agite invece su ciò che di esterno a voi si può modificare perché ingiusto, brutto, e umiliante.

A. Mercuri

Negli ultimi 30 anni, un uso irresponsabile di antidepressivi

Purtroppo, negli ultimi trent’anni, le prescrizioni di antidepressivi si sono moltiplicate a dismisura perché sono state immesse sul mercato un gran numero di molecole nuove (i cosiddetti antidepressivi selettivi per la serotonina, SSRI, il cui capostipite è stato la Fluoxetina, Prozac) pubblicizzate come prive di effetti collaterali, semplicissime da dosare (una sola pillola al dì), utili per una vastissima rosa di disturbi e facilissime da sospendere; la pillola della felicità, insomma. Ma chi è lo stupido che la rifiuta?
Le Case produttrici non si sono fatte scrupoli a creare, diffondere ed alimentare tale favola, sguinzagliando i propri cosiddetti “Informatori scientifici del farmaco” ovunque ci fosse odore di ambulatorio, riempiendo i mass media di notizie false ed entusiasmanti su tali pillole, trovando autorevoli e famosi ricercatori che apponessero un autorevole sigillo di autenticità sulle loro pericolose frottole.
In questi trent’anni quindi, qualsiasi medico di fronte ad un po’ di ansia, di tristezza, di insonnia, di irritabilità, di pedanteria, di dolore inspiegabile, di paura improvvisa, di timidezza, ecc. anche se poco esperto e molto scrupoloso ha cominciato a sentirsi tranquillo e protetto nel prescrivere lui stesso l’innocuo antidepressivo SSRI; tale medico, fino a qualche mese prima, nella prospettiva di dover dosare un Triciclico si sarebbe invece tappato orecchie ed occhi spedendo subito il paziente dallo psichiatra. Addirittura, molte persone hanno cominciato ad assumere la pillola della felicità senza consultare alcun medico….Perchè no? Fa solo bene…!
Come non bastassero gli interessi commerciali delle Case farmaceutiche, nel 1993 ci si mise anche il professor G. B. Cassano col suo imprudente e dannosissimo libro “E liberaci dal male oscuro” in cui fa sentire antiquati, pavidi, fessi e a rischio di suicidio tutti coloro che non aggrediscono la propria tristezza con la famosa pillola. Tale libro, letto da decine di migliaia di persone, ha probabilmente seminato in 25 anni di esistenza, molta più infelicità e disperazione di tutta la depressione umana da che l’uomo è sulla terra. Quante persone, dopo essersi fatte convincere dall’autorevole Cassano, si sono rovinate entrando senza motivo nel tunnel degli antidepressivi e non ne sono più uscite! Nel frattempo, la clinica pisana di Cassano, si affollava di disperati in attesa di ricovero……
Dicevo: in trent’anni, un uso ingiustificato, massiccio, inappropriato di antidepressivi SSRI; la realtà intanto e qualche psichiatra-ricercatore onesto come i fratelli vicentini  prof. Giovanni e Maurizio Fava o l’australiano Ken Gillman, Continua a leggere