Mutabon

Questa associazione di farmaci, l’antidepressivo Amitriptilina con l’antipsicotico Perfenazina è disponibile sul mercato col nome di Mutabon da circa 35 anni mentre i suoi due componenti lo sono dai primi anni sessanta.

E’ stata una combinazione di successo perchè gli effetti terapeutici dei due farmaci sembrano amplificarsi a vicenda mentre quelli collaterali si elidono. Infatti la Perfenazina, potente tranquillante molto usato (ad alto dosaggio) nelle gravi malattie mentali con delirio, agitazione e allucinazioni ma anche nei forti stati d’ansia o nella grave insonnia (a basso dosaggio), tende a dare aumento della rigidità muscolare e calo dell’umore mentre l’amitriptilina, antidepressivo miorilassante, tende a fare l’opposto. Inoltre, la perfenazina tende a rasserenare la persona angosciata, cosa utile sia nelle psicosi che nelle forme depressive. Continua a leggere

Il caffè come antidepressivo

Uno studio scientifico del 2014 svolto dai ricercatori della Harvard University e che ha coinvolto 200.000 persone per un arco di tempo di 16-20 anni, ha stabilito che i bevitori di caffè sono meno a rischio di depressione e suicidio; tale effetto benefico inoltre, sarebbe direttamente proporzionale alla quantità di tazzine bevute (fino ad 8 circa, cioè finchè non si raggiunge il livello di tossicità, oltre il quale un altro studio aveva già stabilito che il rischio di depressione e suicidio aumenta). I ricercatori attribuiscono tale evidenza al fatto che la caffeina funziona da antidepressivo per la sua proprietà di elevare i livelli cerebrali di noradrenalina e dopamina e di farlo in modo abbastanza prolungato e costante poichè l’effetto di un caffè dura diverse ore. (Per i dettagli sul meccanismo d’azione della caffeina, vedi il mio articolo precedente: Caffeina) 

I ricercatori di Harvard hanno tuttavia ricordato che ognuno di noi, per vari motivi, ha una sua diversa sensibilità agli effetti collaterali della caffeina (gastrite, nervosismo, insonnia, ansietà, sbalzi d’umore) e che pertanto le dosi abituali e ben sopportate di caffeina non devono essere forzatamente aumentate per ottenere un effetto antidepressivo.  Infatti, gli effetti collaterali sù menzionati potrebbero diventare tanto fastidiosi da annullare i benefici sull’umore; chi beve caffè e fuma poi, aumentando le dosi di caffè è portato ad aumentare anche il numero di sigarette, cosa ovviamente non desiderabile. Ancora, come tutte le droghe, anche la caffeina tende ad avere, soprattutto nei soggetti ansioso-depressivi, un effetto di rimbalzo: finito l’effetto della dose cioè, può comparire uno stato di disforia poco gradevole (senso di tristezza oppure di ansia mista a noia) che è di intensità proporzionale alla dose precedentemente assunta.

Leggi l’articolo originale: Coffee, caffeine, and risk of completed suicide: results from 3 prospective cohorts of American adults (World J Biol Psychiatry 2014)

Autore: A. Mercuri

Perfenazina (Trilafon)

E’ un vecchio e sempre valido psicofarmaco sedativo, in commercio dai primi anni sessanta, i famosi anni in cui furono sintetizzati i migliori e tuttora insuperati psicofarmaci.
E’ usato prevalentemente nelle gravi malattie mentali (da 20 a 60 mg/die) ma, a basso dosaggio, può essere utile anche nell’insonnia, nell’ansia, nella depressione ansiosa e nelle forme ossessive gravi (da 2 a 6 mg/die).
Funziona occupando i recettori per la dopamina di tipo D2 (senza tuttavia attivarli) ed impedendo al legittimo proprietario (la dopamina appunto) di occuparli e stimolarli. Il risultato finale è un effetto sedativo, di rallentamento dell’ideazione e del movimento. Per questo, ad alto dosaggio, è usato nelle forme di malattia mentale in cui sono presenti deliri ed allucinazioni, oppure agitazione psicomotoria; a basso dosaggio invece si può usare per l’insonnia, l’ansia e anche per la depressione in quanto si distribuisce bene nel diencefalo, sede delle emozioni, rendendo la persona sofferente più spensierata ed emotivamente meno oppressa. Ancora, a basso dosaggio funziona bene nelle forme ossessive caratterizzate da livelli troppo alti di energia psichica.
La Perfenazina è dotata anche di effetto anticolinergico centrale e periferico, di effetto antiistaminico e di effetto antinausea e vomito.
Come effetti collaterali, al basso dosaggio che si usa per l’ansia, l’insonnia, la depressione ansiosa  e l’ossessività grave, non dobbiamo aspettarci gran che a parte modesti effetti anticolinergici periferici (bocca secca, difficoltà di messa a fuoco da vicino, difficoltà ad urinare), un po’ di sonnolenza all’inizio del trattamento e, in alcuni soggetti sensibili, qualche tremore o maggiore rigidità muscolare. Inoltre, la Perfenazina, come tutti gli antidopaminergici anti D2, tende a far aumentare i livelli della prolattina, cosa che, se marcata, causa infertilità e aumento di dimensione delle mammelle in entrambe i sessi; anche questo effetto collaterale tuttavia è dose-dipendente ed è pertanto minimo a dosaggio basso.

Come dicevo, a basso dosaggio la Perfenazina può essere utile come ansiolitico nelle forme ansioso-depressive o malinconico-depressive caratterizzate da una forte sofferenza emotiva; a differenza delle Benzodiazepine e degli antidepressivi, non dà dipendenza nè tolleranza. Tendendo tuttavia a dare piattezza affettiva, è da sconsigliarsi nelle forme ansiose o depressive caratterizzate da apatia, astenia, abulia. Per lo stesso motivo, mentre è utilissimo nelle schizofrenie caratterizzate da allucinazioni, delirii e agitazione, è da evitare nelle cosiddette “schizofrenie simplex”, caratterizzate da assenza di allucinazioni e deliri ma presenza di marcata “ipofrontalità” cioè di piattezza affettiva, astenia, abulia, anedonia, mancanza di motivazione e iniziativa. Continua a leggere

Contro la globalizzazione

In questi giorni, camminando per la mia città, Venezia, e guardando il triste mescolamento di popoli e razze che la globalizzazione comporta consideravo che in fondo tutta la bella e interessante varietà di popoli, lingue, culture che tanto amiamo, esiste proprio perché i nostri antenati, di viaggi ne hanno fatto molto pochi: son vissuti in un determinato luogo e sempre in quello (amandolo e rispettandolo) per millenni, luogo con caratteristiche geografiche e climatiche costanti che hanno plasmato loro la forma del viso e del corpo, il colore della pelle, la mentalità, le tradizioni, le convinzioni, il senso morale. Oggi, un po’ in tutto, si vive di rendita della serietà e dell’ordine con cui i nostri avi han vissuto. Siamo dei dissipatori di sostanze accumulate da altri in millenni di proficuo lavoro, corriamo in discesa spendendo molto di più di quanto guadagniamo.

A. Mercuri

Viaggi: Koper (Capodistria)

Una meta dei miei fine settimana liberi è ultimamente Koper (Capodistria in italiano) che si raggiunge da Venezia con due ore circa di macchina, dirigendosi verso Trieste e andando oltre, fin dentro la Slovenia. Koper mi piace perché è una città silenziosa con l’eleganza e l’antichità di Venezia ma in comunicazione con la modernità attraverso il suo maestoso porto, visibile dall’alto lungo un tratto bellissimo di costa adriatica a pochi passi dalla piazza principale. Continua a leggere

Acido Valproico (Depakin*)

Il valproato o acido valproico (commercializzato in Italia col nome di Depakin*) è un farmaco sedativo, sul mercato da 50 anni e utilizzato principalmente per trattare l’epilessia, il disturbo dell’umore bipolare (tende a smorzare i picchi di euforia e di depressione presenti in questo disturbo) e per prevenire l’emicrania.
A livello chimico, le sue azioni sono:

  • facilitazione del processo di decarbossilazione dell’acido glutammico (reazione che porta alla sintesi del GABA, neurotrasmettitore inibitorio la cui azione sedativa è potenziata anche dalle benzodiazepine)
  • effetto inibitorio su un trasportatore del GABA (detto GAT-1), cosa che fa aumentare la concentrazione di GABA nello spazio sinaptico e, conseguentemente, la sua azione sedativa.
  • aumento della conduttanza di membrana al potassio, che rende i neuroni meno eccitabili.
  • azione sui canali del calcio e del sodio, che fa diminuire la liberazione di glutammato dai neuroni (neurotrasmettitore eccitatorio responsabile del propagarsi della corrente epilettogena)

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Triptofano

Amminoacido precursore della serotonina (5-idrossitriptamina), è normalmente presente in molti cibi comuni. Per poter attraversare la barriera ematoencefalica deve essere convertito in OH-Triptofano: all’interno del cervello verrà poi decarbossilato e trasformato in serotonina (ricordo che la serotonina non può attraversare la barriera ematoencefalica e pertanto l’assunzione di serotonina non ha alcun effetto antidepressivo). L’importanza della serotonina nella regolazione del tono dell’umore, dell’aggressività, dell’ansia, del sonno, del comportamento alimentare e dell’ossessività, è cosa nota da tempo e si è visto che nel cervello di soggetti depressi i livelli di serotonina sono più bassi della media e che tale carenza si correla alla gravità della depressione. Il miglioramento della depressione inoltre, si associa ad un innalzamento del livello cerebrale di serotonina.

A questo proposito devo fare una precisazione, perchè diversi pazienti mi chiedono se sia possibile dosare la serotonina con un comune prelievo di sangue: si, è possibile ma non ha alcun significato per valutare il grado di depressione in quanto non c’è alcuna relazione tra livello ematico e cerebrale di serotonina. Ancora, il dosaggio della serotonina cerebrale non si può fare nel soggetto vivo; nel vivente è possibile dosare invece il metabolita della serotonina nel liquor, l’acido 5-idrossi-indolacetico, ma per farlo bisogna praticare una puntura lombare, non priva di rischi e dall’utilità pratica pressochè nulla.

Tornando al nostro OH-Triptofano (detto anche oxitriptano) prodotto dalla ditta Alfasigma Spa possiamo aggiungere i seguenti dati: nel ratto albino, dopo somministrazione di L-5-HTP (oxitriptano), si rileva un aumento di serotonina cerebrale che raggiunge l’apice ai 30 minuti. Nel topo, la dose di 1 g/kg determina l’innalzamento della serotonina cerebrale da 0,58 mg a 20 mg. Nella scimmia la dose di 30 mg/kg aumenta in un’ora i livelli di serotonina cerebrale in maniera considerevole, da due a sei volte a seconda delle regioni esplorate. L’eliminazione avviene per via renale sotto forma di acido 5-idrossi-indol-acetico, catabolita della serotonina. Continua a leggere

Brintellix (Vortioxetina)

La vortioxetina (Brintellix) è un farmaco antidepressivo approvato per il trattamento dei disturbi depressivi che rientra nella categoria farmacologica dei SMS (Serotonin Modulator and Stimulator) per via del suo peculiare meccanismo d’azione, caratterizzato dall’inibizione del reuptake della serotonina e l’antagonismo o agonismo su numerosi recettori della serotonina.

Approvato nel 2013 dalla FDA per la vendita negli Stati Uniti, nel 2017 è stata approvata la commercializzazione anche in Italia.

La sua azione farmacologica è dovuta per lo più all’inibizione del reuptake della serotonina (agendo in tal senso in maniera analoga agli SSRI) e in misura minore ad altre azioni quali l’agonismo parziale al recettore 5HT1A (che potrebbe aumentare l’efficacia e diminuire alcuni effetti collaterali, specie di tipo sessuale) e l’antagonismo ai recettori 5HT3 (che potrebbe contribuire a diminuire gli effetti collaterali di nausea e agli effetti ansiolitici, nonché quelli pro cognitivi poiché questi recettori sono coinvolti nel rilascio di GABA) e 5HT7 (quest’ultimo è noto essere sito d’azione di altri farmaci antidepressivi).

Tale attività porta oltre alla modulazione dell’attività della serotonina, probabilmente in maniera indiretta anche a quella di noradrenalina, dopamina, istamina, acetilcolina, GABA e glutammato. Tuttavia l’esatta influenza di tali modulazioni nell’attività terapeutica non è nota.

In 11 studi a breve termine (6-8 settimane) condotti per valutare l’efficacia del composto nel trattamento della depressione maggiore, in 7 si è dimostrata superiore al placebo (composto inattivo) nel determinare una riduzione dei sintomi depressivi a dosaggi compresi tra 5-20 mg al giorno (per confronto, dalle revisioni degli studi gli SSRI hanno mostrato efficacia superiore al placebo nel 40% degli studi). Tuttavia, finora non sono stati condotti studi volti a confrontare la reale efficacia di queste due classi di farmaci. Secondo i risultati di un altro studio, la vortioxetina si sarebbe dimostrata ugualmente efficace alla venlafaxina (un SNRI) ma leggermente più tollerabile, mentre in un altro si sarebbe dimostrata più efficace dell’agomelatina e meglio tollerabile di sertralina, venlafaxina e escitalopram. Tuttavia, tali risultati andranno replicati in studi più ampi.

I risultati nel trattamento dell’ansia generalizzata sono invece contrastanti e sembra essere poco o per nulla efficace nel trattamento di tale patologia. Continua a leggere

Depressione

La depressione è un disturbo dell’umore caratterizzato da un insieme di sintomi cognitivi, comportamentali, somatici ed affettivi che, nel loro insieme, sono in grado di diminuire in maniera da lieve a grave il tono dell’umore, compromettendo il “funzionamento” di una persona, nonché le sue abilità ad adattarsi alla vita sociale.

La depressione non è quindi, come spesso ritenuto, un semplice abbassamento dell’umore, ma un insieme di sintomi più o meno complessi che alterano anche in maniera consistente il modo in cui una persona ragiona, pensa e raffigura se stessa, gli altri e il mondo esterno. La depressione talvolta è associata ad ideazioni di tipo suicida o autolesionista, e quasi sempre si accompagna a deficit dell’attenzione e della concentrazione, insonnia o ipersonnia, disturbi alimentari, estrema ed immotivata prostrazione fisica. La depressione fa parte dei disturbi dell’umore, insieme ad altre patologie come la mania e il disturbo bipolare. Essa può assumere la forma di un singolo episodio transitorio (si parlerà quindi di episodio depressivo) oppure di un vero e proprio disturbo (si parlerà quindi di disturbo depressivo). L’episodio o il disturbo depressivo sono a loro volta caratterizzati da una maggiore o minore gravità. Quando i sintomi sono tali da compromettere l’adattamento sociale si parlerà di disturbo depressivo maggiore, in modo da distinguerlo da depressioni minori che non hanno gravi conseguenze e spesso sono normali reazioni ad eventi luttuosi. L’episodio depressivo maggiore è caratterizzato da sintomi che durano almeno due settimane causando una compromissione significativa del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti. Fra i principali sintomi si segnalano: Continua a leggere

La mia psicoterapia

Io sono medico psicoterapeuta, cognitivo-comportamentale di formazione ma non di fatto. Nella pratica cioè, non riesco ad aderire in modo dogmatico a nessuna scuola di psicoterapia ma prendo ciò che ritengo intelligente, un po’ da tutte. In particolare, miro ad inserire il paziente entro ritmi e modi di vivere più naturali e tradizionali perché, come ho constatato e dichiarato più volte, gran parte della sofferenza psicologica oggi non è dovuta ad una specifica malattia psichiatrica del soggetto ma all’incapacità di adattarsi ad uno stile di vita follemente diverso da quello tradizionale, che rimanendo costante nel corso di centinaia di millenni ha plasmato i nostri corpi e le nostre menti. Se siamo stati cioè per centinaia di migliaia di anni nomadi liberi nelle foreste, che vivevano cacciando e raccogliendo radici, il nostro corpo e la nostra mente si sono conformati geneticamente su quei modi di vivere: possiamo ora essere felici trascorrendo gran parte della nostra vita chiusi in una stanza col neon acceso ed un computer davanti? E tra chi si ammala di ansia e depressione, in queste condizioni, e chi non si ammala, chi è più “normale”?
Qualcuno potrebbe sorridere pensando che io voglia curare i pazienti mandandoli a pascolare le pecore: no, dobbiamo vivere la nostra epoca, ma dobbiamo farlo consapevoli che stiamo forzando i nostri meccanismi psicologici e che, rientrando per quanto possibile in risonanza con la nostra vita passata, possiamo raggiungere anche oggi un’ armonia psicologica.
Come vedete, per me la psicoterapia non è cercare nell’infanzia i perché ci si mangia le unghie o insegnare la tecnica per ingannare le ossessioni ma qualcosa di molto più vasto e profondo che dia al paziente, nel più breve tempo possibile, la capacità di vivere in armonia con le proprie esigenze naturali, oggi purtroppo ignorate e soffocate.
Riguardo al rapporto tra utilità sociale e felicità, vita moderna e disagio psichico, abuso di psicofarmaci e malattia psichiatrica e sulle cause della tossicodipendenza, qualche anno fa ho scritto un libro, “Quarant’anni di riflessioni” ,nel quale espongo in dettaglio ciò che dovrebbero essere i caposaldi di ogni psicoterapia proficua; l’ho chiamato manuale di auto-psicoterapia perché vi sono racchiusi alcuni principi fondamentali che chiunque può apprendere anche da solo.

Angelo Mercuri