Grazie, Elizabeta Mađarević!

Gentili lettori,

riporto qui sotto ciò che ho letto ieri su “Il giornale” di Vittorio Feltri.

Sono allibito dalla stucchevole presa di posizione della Germania e dall’ipocrisia delle autorità croate. Ciò che ha detto infatti la diplomatica croata di stanza in Germania, che piaccia o meno, è semplicemente la verità. Ciò che piace della Croazia infatti, al di là della bellezza paesaggistica, ciò che fa della sua Capitale Zagabria una delle più affascinanti città europee, è proprio quell’autentico clima mitteleuropeo che la diplomatica croata Elizabeta Madjarevic ha giustamente evidenziato e difeso.  

Un grazie ai nazionalisti croati e a tutti i nazionalisti del mondo in genere, che senza violenza e senza sopraffazione, lottano per difendere l’identità nazionale dei propri Paesi opponendosi ad una globalizzazione che divora tradizioni, culture e lingue ad unico vantaggio di sporchi interessi economici.

Altri miei articoli contro la globalizzazione:

“Contro la globalizzazione”

“Nazionalismo”

“Amore per la croazia”

“Amore per il proprio Paese: Russia”

Autore: A. Mercuri

 

Tratto da “Il Giornale” di Vittorio Feltri di Mercoledì 21/08/2019:

“Germania, polemiche per i “post razzisti” di una diplomatica croata”

La rimozione dall’incarico della funzionaria di stanza in Germania è stata duramente contestata dai deputati nazionalisti di Zagabria

Giornalista: Gerry Freda

Tra Croazia e Germania si è di recente creato uno scontro diplomatico a causa di alcuni commenti “razzisti” pubblicati su Facebook da una funzionaria dell’ambasciata di Zagabria a Berlino. Continua a leggere

L’irriducibile determinazione dell’anoressica

Riflettendo sull’irriducibile determinazione delle ragazze anoressiche, il cui obiettivo è inattaccabile sia dalle parole che dagli psicofarmaci – più grave del delirio dei folli pur non essendo esse folli- mi sono chiesto a quale dimensione psicopatologica possiamo associare tale ferreo convincimento. La risposta che mi sono dato è stata: alla dimensione dell’idealismo fanatico.
Esiste infatti in tutti gli esseri umani ed è particolarmente sviluppata nei cosiddetti “idealisti”, la propensione a crearsi obiettivi per il futuro che giustifichino e rendano lecita la propria esistenza; l’idealismo sano, è una dimensione cognitiva, un meccanismo mentale tipicamente umano che probabilmente si è selezionato nel corso dell’evoluzione biologica per aver dato un grosso vantaggio riproduttivo in chi lo possedeva. Nessuno di noi infatti (e questo è un concetto da tenere sempre a mente) ha, per legge di natura, il diritto di vivere solo perché è nato; il diritto di vivere lo si conquista col valore, con un valore che sia riconosciuto dalla natura e dagli altri e questo valore spesso ce lo si costruisce perseguendo un ideale: un valore di attrattiva sessuale, soprattutto, quando si è giovani, che poi sfoci nell’utilità biologica della procreazione; e un valore di utilità sociale quando si è più adulti. La natura non dà pace a chi non s’adopera per il bene comune, che sia di tipo biologico (altruismo biologico cioè fare figli) o che sia di tipo sociale (contribuire alla gioia o al successo degli altri).
In alcune persone predisposte tuttavia, capita che l’atteggiamento idealistico si esasperi diventando fanatismo, cioè ossessività intorno al tema del proprio ideale, perfezionismo nel voler raggiungere i sommi risultati, sensazione che vi sia una profonda verità nella propria idea, rifiuto di ciò che contrasta o rallenta il raggiungimento dell’obiettivo: tutto ciò col rischio di perdere il senso delle proporzioni tra la propria idea e la realtà. In tali casi e con il concorso di elementi caratteriali, il senso della missione può diventare talmente forte da superare l’istinto di conservazione o il rispetto della vita altrui: Continua a leggere

Cosa spinge alcune adolescenti a morire di fame?

La ragazza adolescente che si cimenta in una dieta dimagrante è molto comune oggi, ma solo poche, appena una su duecento, diviene anoressica. Nella progressione da dieta per desiderio di magrezza a delirio pericoloso per la vita, giocano una serie di sfortunate coincidenze fatte di personalità, educazione, modello culturale, ma vi è anche una componente fisica innescata dal prolungato digiuno: la fame e la conseguente malnutrizione, innescano in chiunque, anche nelle persone non predisposte all’anoressia nervosa, meccanismi fisiologici primordiali tesi alla sopravvivenza che, se mantenuti attivi troppo tempo per l’assurda determinazione a dimagrire, finiscono per facilitare la progressione della malattia.
Perché il digiuno prolungato favorisce la progressione dell’anoressia?
La fame, essendo una condizione potenzialmente mortale per l’individuo, innesca atavici e potenti meccanismi psicofisici di sopravvivenza finalizzati alla ricerca del cibo: aumento dell’ansia, della vigilanza, delle prestazioni psicofisiche, diminuzione del sonno, focalizzazione ideo-affettiva ossessiva sul cibo, disinteresse per tutto ciò che può essere svolto dopo, quando rientrerà l’emergenza: amore, sesso, amici, piani per il futuro; tutto questo può aspettare. Infatti, associata alla fame e alla magrezza, vi è la potente attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene che inizia con la secrezione ipotalamica di CRF (fattore stimolante l’ipofisi), passa attraverso la secrezione di ACTH ed endorfine dall’ipofisi e termina con la secrezione di cortisolo e catecolammine (adrenalina, noradrenalina) dalle ghiandole surrenaliche.
Inizialmente, l’attivazione di questa condizione di emergenza, rende la persona affamata euforica, iperattiva, super sveglia, svelta e scattante e questo benessere iniziale, rinforza nell’adolescente digiunatrice il convincimento che dimagrendo si sta meglio. A lungo andare però, tale condizione di iperattività non placata dall’introduzione di cibo finisce per esaurire esitando in depressione ansiosa, comportamento ossessivo e sindrome delirante. Alti livelli cronici di CRH, catecolammine e cortisolo (ormone dello stress), oltre a distruggere il fisico per consunzione, danneggiano il tessuto cerebrale soprattutto in alcune zone (ippocampo e corteccia prefrontale mediale) tant’è che, nel complesso, è ben visibile un rimpicciolimento del cervello. Ancora, il prolungato digiuno, fa diminuire l’efficacia degli ormoni tiroidei e dell’ormone della crescita, favorendo depressione e ritiro sociale, anche questi fattori di rischio per la progressione della malattia. Inoltre, col prosciugamento del tessuto adiposo, dalle cui cellule viene prodotta, cala anche la quantità di Leptina circolante, un ormone in grado di stimolare l’appetito e di smorzare il circuito dello stress su menzionato. Continua a leggere

Anoressia Nervosa

E’ una malattia psichiatrica che colpisce prevalentemente le ragazze adolescenti tra i 15 e i 19 anni. Si stima che in Italia ne siano affette circa 300.000 donne, 1 ogni 200, con 9000 nuovi casi ogni anno. E’ molto più diffusa nei Paesi Industrializzati e presso alcune categorie di ragazze come le danzatrici, le atlete e le studentesse universitarie. E’ una malattia che spesso tende a cronicizzarsi, con remissioni e riaccensioni, frequentemente associata ad altre patologie psichiatriche (fobie, ossessioni, depressione) ed a disturbi di personalità. Continua a leggere

L’impatto del computer sulla vita e la psiche di bambini e adolescenti

Autore: Irina Zalinskaya 

Traduzione di A. Mercuri

La tecnologia informatica ha cambiato il mondo e oggi il computer è diventato parte della vita di quasi tutte le persone; per i bambini poi, è parte naturale dell’infanzia, come il gioco del pallone o la bicicletta.
Le ricerche non consentono ancora di dare una valutazione univoca ed esauriente riguardo l’influenza del computer sulla psiche del bambino. Esso può essere uno strumento utile per la terapia di vari disturbi, migliorando ad esempio la coordinazione occhio-mano; studi scientifici dimostrano poi che i videogiochi stimolano i processi mentali infantili, abituano il bambino a riflettere, stimolano la sua immaginazione, arricchiscono la sue conoscenze.
Ma insieme a queste acquisizioni positive, una applicazione costante al computer può comportare nei bambini modificazioni negative della personalità: oltre al rischio di svariati disturbi fisici (problemi di vista, obesità, cefalea, postura scorretta, ecc.), possono manifestarsi alcuni disturbi psichici. Gli adolescenti che frequentano assiduamente il mondo virtuale possono ad esempio perdere il senso della realtà e affrontare quindi la vita reale con meno entusiasmo, scivolando verso la noia e la depressione se le loro condizioni di vita reale non sono particolarmente interessanti e ricche; trascorrendo poi molto tempo coi social networks, gli adolescenti vanno incontro a difficoltà di comunicazione tra loro nella vita reale.

Impatto negativo sullo sviluppo psicosociale

Internet, le chat, i videogiochi, se utilizzati per lungo tempo causano dipendenza psicologica: si modificano le emozioni e diminuiscono le competenze sociali; si stima che tra gli utenti della rete, circa il 23% sia internet-dipendente e questo è già un problema che di norma è molto difficile da gestire perchè l’astinenza dal computer provoca una sindrome simile a quella dell’astinenza da alcool: tremore, sudorazione, insonnia, ansia, depressione.

Per quanto riguarda il bambino, egli comincia ad uscire poco di casa, non si incontra con i coetanei, non stabilisce nuovi legami sociali, smette di sognare e tutto questo aumenta il suo senso di solitudine: il mondo virtuale gli invade la vita allontanandolo da quella reale.

Impatto negativo sullo sviluppo della moralità

Utilizzando i videogiochi, il bambino assimila alcuni modelli di comportamento, anche aggressivi, che può successivamente trasferire nella vita reale.
Ancora, il vincere ai videogiochi, rafforza in lui l’autostima e la sensazione di successo, mentre le sconfitte gli causano scoppi d’ira e ansia. Spesso, dopo aver giocato al computer, residua in lui un senso di solitudine e perdita.
Come hanno dimostrato alcuni studi, i videogiochi violenti provocano nei bambini un aumento di aggressività, sospetto e irritabilità mentre, parallelamente, diminuisce la sensibilità morale: tutte cose che, combinate insieme, possono portare allo sviluppo di una personalità antisociale. Lo stesso vale per i siti internet che propongono contenuti immorali e violenti, come i siti pornografici, il cui effetto venefico è evidente.
Tuttavia, non bisogna vietare al bambino di “comunicare” con il computer, soprattutto perché il frutto proibito sarà sempre una tentazione: la parola chiave è pertanto “moderazione”. Il computer può essere il peggior nemico ma può anche diventare un assistente, se usato per scopi educativi e cognitivi, accelerando lo sviluppo del bambino e ampliando i suoi interessi.

Faccio un paragone tra i bambini dell’Era pre-informatica, in particolare la mia, gli anni ’80 e quelli d’oggi.
Ricordo che la nostra infanzia è stata ricca di vita vera e di emozioni, la comunicazione era diretta coi coetanei, da persona a persona, non c’erano social media e videogiochi ma giochi di squadra che facilitavano la creazione di contatti umani reali e profondi; c’era il contatto e la comunione con la natura, le escursioni scolastiche nella foresta, sul fiume, in montagna, nelle grotte; buona parte del tempo era speso in attività fisiche all’aria aperta, cosa che influiva anche positivamente sull’organismo in crescita.
Oggi manca la comunicazione intima da cortile, i cortili sono diventati parcheggi d’auto: è la perdita di un luogo reale ma anche di luogo-simbolo del contatto umano intimo e diretto, che porta con sé l’aiuto reciproco reale, quando necessario. Un gran numero di legami d’infanzia che si protraggono ancora nella vita adulta, è nato proprio nel cortile quand’ero bambina. Oggi, si vedono spesso le persone che, fin dall’adolescenza, stanno vicine le une alle altre guardando lo smartphone, ognuno per suo conto.

Concludendo, la comunicazione delle informazioni in tempo reale è molto più semplice oggi ma i bambini e gli adolescenti del 20°secolo hanno avuto una vita emotivamente molto più ricca. Grazie all’abitudine di comunicare in modo diretto sono cresciuti più socievoli, più interessati a fare nuove conoscenze, più adattabili ai cambiamenti del mondo circostante e, avendo vissuto dippiù all’aria aperta rispetto ai bambini d’oggi, si sono meglio sviluppati fisicamente, emotivamente, hanno meno allergie e una migliore risposta immunitaria.

Amore per le donne

Cari lettori, ecco il tradizionale saluto alle donne russe  che il presidente Putin fa ogni anno, l’8 marzo. Riporto il video del 2018 perchè mi sembra particolarmente significativo riguardo all’importanza che i russi e in testa il loro Presidente, danno alle tradizioni. E’ bella anche la poesia che Vladimir Putin si improvvisa a recitare.

Egli ringrazia con devozione tutte le donne per l’instancabile impegno che profondono in tutto ciò che fanno: amore, figli, marito, lavoro ed è’ evidente come la sua simpatia vada al modello tradizionale di donna, diametralmente opposto a quello tristemente famoso e vuoto di senso di donna femminista, tanto diffuso in America e negli Stati europei occidentali, che tanto danno ha già fatto all’immagine, alla dignità e al valore inestimabile della donna. Il presidente Putin, recita inoltre parte di una poesia del famoso poeta sovietico Andrey Dementyev, di cui vi fornisco il testo completo: Continua a leggere

Troppi morti sulle strade

Ogni giorno assistiamo ad un bollettino di guerra sulle strade. Morti e feriti di tutte le età, tutto può finire in un attimo e per un istante di stanchezza, di distrazione, di euforia che rendono imprudente la guida. Oppure basta anche la sfortuna, quella di essere investiti senza avere alcuna responsabilità; e così la vita interrompe o si trasforma di colpo, quella nostra, quella dei nostri figli: dalla condizione di benessere con progetti, obiettivi, speranze, si passa direttamente al cimitero oppure in Ospedale, a vita. E tutto in un attimo, un fulmine a ciel sereno.

Questo è il progresso?

Ciò che a me salta agli occhi è la sproporzione, il divario tra l’importanza che diamo alla vita nostra e dei nostri cari, e la supina accettazione che tutto questo possa finire in modo stupido e senza una ragione. Riflettiamo su questo: cosa è l’automobile? A cosa serve veramente? Ha aumentato la nostra felicità? Quante volte la prendiamo senza motivo?

Io sono fermamente convinto che l’automobile abbia rovinato il mondo.

Capisco che molta gente vive in orrende periferie di città, ambienti in cui l’automobile è un indispensabile mezzo di fuga dalla morte psicologica, da un quartiere dormitorio senz’arte, senza natura, senza cultura; ma ricordiamoci sempre che tanta bruttezza è stata proprio l’automobile a crearla, consentendo l’espandersi smisurato delle città. Perché accettare tutto questo senza ribellione? Perché tanta passività? Facciamoci belle le nostre città, il nostro ambiente, l’ambiente in cui viviamo: e cerchiamo di smettere l’abitudine assurda di dover sempre fuggire dal nostro ambiente ogni volta che abbiamo un po’ di giorni liberi.

Per ora mi fermo qui, ma ben presto tornerò sull’argomento automobile. Intanto riflettete sull’automobile come strumento di tristezza e morte: guardatela, per favore, per quello che realmente è! E nel frattempo, guidate piano e con prudenza.

Angelo Mercuri

 

Perchè detesto la globalizzazione

Io, anche come psicoterapeuta, sono convinto che la strada giusta per tornare a vivere in modo più naturale e quindi più felice, sia rilocalizzare, all’opposto cioè del globalizzare.

L’essere umano infatti ha da sempre avuto un proprio territorio limitato in cui vivere, in modo assoluto almeno da 13 mila anni a questa parte (da quando cioè è diventato stanziale); Continua a leggere

Nazionalismo

Un sano e forte orgoglio nazionalistico e patriottico è la salute di un Paese. Senza questo un Paese non esiste. La globalizzazione, che vorrebbe annullare ogni senso di identità nazionale nelle persone, è solo una abietta manovra commerciale delle Multinazionali che vogliono uno squallido mondo standardizzato dove vendere meglio i loro standardizzati prodotti.

Case editrici oggi

Fino a qualche decennio addietro la Casa Editrice era una garanzia per l’utente che acquistava un libro: se cioè una nota casa editrice si pubblicava un certo libro, significava che quel libro era di valore. Oggi purtroppo non è più così. Continua a leggere