Antidepressivi serotoninergici (SSRI) e disfunzione sessuale persistente

La disfunzione sessuale post-SSRI (Post-SSRI Sexual Dysfunction, PSSD) è una patologia causata dagli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina SSRI ed è caratterizzata da disfunzioni sessuali ed emotive che solitamente insorgono già durante l’assunzione del farmaco (vedi il mio articolo “Sessualità e antidepressivi“) e persistono per un tempo indefinito dopo la sospensione. Può, più raramente, comparire solo alla sospensione del trattamento.
Al di là del nome, la patologia non consiste solo in un insieme di sintomi che colpiscono la sfera sessuale ma è solitamente caratterizzata da una più ampia difficoltà a provare piacere ed emozioni in genere, di cui i disturbi sulla sessualità sono solo i riflessi più evidenti.
I sintomi più comuni, che possono essere presenti contemporaneamente o singolarmente, sono:

  • Assenza o riduzione della libido cioè dell’attrazione sessuale, delle fantasie e dei sogni a sfondo sessuale.
  • Perdita o diminuzione della risposta fisica agli stimoli sessuali.
  • Anestesia tattile e termica delle aree genitali (pene, vagina e talvolta anche capezzoli).
  • Disfunzione erettile negli uomini, diminuita congestione e lubrificazione genitale nelle donne.
  • Incapacità o difficoltà a raggiungere l’orgasmo (anorgasmia) o eiaculazione precoce, sindrome da eccitazione sessuale persistente nelle donne (PGAD), una condizione in cui l’eccitamento sessuale è come irritativo ma non è accompagnato da desiderio sessuale.
  • Anedonia orgasmica: può permanere la sensazione dell’orgasmo associata alle contrazioni muscolari ma senza provare piacere.
  • Ottundimento emotivo ed anedonia: può essere diminuita la capacità di provare emozioni (sia positive che negative, può risultare ad esempio difficile piangere o provare “sensazioni forti”), sensazioni edoniche in genere e di legame emotivo, può venire meno il desiderio di intimità di coppia; possono essere presenti apatia, mancanza di motivazione e di stimolo di fare, diminuita la capacità creativa. Musica, hobby o attività prima coinvolgenti possono non risultare più particolarmente attraenti o gratificanti;
  • Riduzione della viscosità e del volume dello sperma;

Generalmente non sembrerebbero essere presenti sintomi psicologici residui di depressione ed ansia mentre è spesso descritto un senso generale di “distacco” e alienazione.
La frequenza e la diffusione della PSSD (sindrome sessuale post SSRI) deve ancora essere determinata, anche se sono stati pubblicati inviti per quantificarlo a case farmaceutiche, studiosi e organi statali di farmaco-vigilanza: sembra tuttavia che una buona parte delle persone che sospendono un SSRI sperimentino una forma leggera di PSSD mentre alcuni la sperimentano in forma completa e alcuni altri riguadagnino invece la propria normale funzione sessuale.
In 3 ampi studi vs. placebo effettuati secondo il metodo del doppio cieco, con lo scopo di evidenziare gli effetti benefici degli SSRI nel trattamento dell’eiaculazione precoce, è stato rilevato che l’effetto ritardante sull’eiaculazione persisteva nel tempo (per oltre 6 mesi) dopo l’interruzione del farmaco su un’ampia percentuale dei pazienti trattati (oltre il 60%), segno che forse il farmaco ha indotto dei cambiamenti persistenti nella funzionalità sessuale nel senso del rallentamento dei tempi di arrivo dell’orgasmo: cosa desiderabile in chi soffriva di eiaculazione precoce ma non certo in chi precedentemente era normale.
In altri studi si è misurata la sensibilità tattile della cute genitale mediante delle stimolazioni elettriche e si è visto che questa era significativamente diminuita durante la somministrazione di SSRI e ciò non era spiegabile con cause psicologiche.
Uno studio di Tanrikut et al. del 2010, che aveva lo scopo di indagare gli effetti della Paroxetina sullo sperma, ha valutato anche la funzione sessuale prima, durante e dopo il trattamento di cinque settimane. È stato rivelato che dopo 4 settimane dalla sospensione del farmaco i punteggi del Brief Sexual Function Inventory for Urology (BSFI), un questionario standardizzato per valutare la funzionalità erettile ed eiaculatoria, non erano tornati ai livelli pretrattamento ed il 9% dei pazienti trattati lamentava ancora una disfunzione non trascurabile.
Accade molto comunemente che chi assume antidepressivi (soprattutto quelli più moderni, i cosiddetti selettivi per la serotonina o SSRI) lamenti effetti collaterali sulla sfera sessuale e la percentuale di persone che sperimenta questo tipo di effetti collaterali varia molto in base agli studi: inizialmente si pensava un 8-14% mentre le attuali indagini post-marketing portano tale percentuale al 70-100%.
Uno studio del 2009 condotto da un team di ricercatori dell’università di Oxford ha trovato che gli SSRI causano nella maggior parte dei pazienti trattati ottundimento emotivo, espresso come apatia e una minore capacità di provare empatia ed emozioni positive in genere, sintomi non dovuti alla depressione ma ad una condizione psicologica nuova creata dal farmaco. In un altro studio pubblicato nel 2014 si è evidenziato come gli SSRI (e, in misura minore, anche i triciclici) abbiano un impatto negativo significativo sui sentimenti di “amore” e “attaccamento” verso la partner, in particolare negli uomini.
La diminuzione della pulsione, la disfunzione erettile e il diminuito interesse per le attività piacevoli e quotidiane sono un sintomo tipico di diverse patologie ansioso-depressive specie di grado severo ma la perdita della libido, delle reazioni automatiche (quali erezioni spontanee), la difficoltà a raggiungere l’orgasmo, l’anestesia genitale, l’ottundimento emotivo sembrano invece essere conseguenza caratteristiche della terapia con SSRI. 

Attualmente non esistono studi che indaghino in maniera sistematica se e quanto le disfunzioni sessuali in corso di trattamento siano reversibili con la sospensione dello stesso.

Sembra che a provocare questa sindrome apatico-anedonico-anaffettiva siano soprattutto gli Inibitori selettivi del Reuptake della Serotonina (SSRI) tra i quali ricordiamo:
fluoxetina (Prozac, Fluoxeren), sertralina (Zoloft), citalopram (Elopram), escitalopram (Cipralex, Entact), fluvoxamina (Dumirox, Fevarin, Maveral), paroxetina (Daparox, Eutimil, Sereupin, Seroxat)

Gli antidepressivi, possono essere prescritti da qualsiasi medico, e molti tra essi sono totalmente rimborsati dal SSN: anche ciò ne spiega la loro elevata diffusione e la prolungata assunzione; capita spesso che chi comincia un trattamento con antidepressivo lo porti avanti anche per anni nell’ottica di una terapia di mantenimento e di prevenzione delle ricadute. Negli USA il 60% delle persone che inizia un trattamento antidepressivo lo continua per almeno 2 anni, il 14% per 10 anni.

Ricordo che, secondo alcuni studi, l’uso a lungo termine di antidepressivi può peggiorare la depressione.

Il primo caso di sindrome sessuale post SSRI segnalato in letteratura risale al 2006 e descrive i sintomi di disfunzione sessuale persistente in un uomo di 26 anni a seguito di un trattamento con Sertralina. I sintomi, costituiti da anestesia genitale, orgasmo senza piacere, difficoltà a raggiungere l’orgasmo e perdita della libido, erano comparsi all’inizio del trattamento antidepressivo, che è stato portato avanti per alcuni mesi, e proseguirono tal quali dopo sei anni dalla sospensione del farmaco. Il soggetto non aveva dubbi sul fatto che la Sertralina fosse la responsabile dei perduranti sintomi e gli stessi autori del rapporto hanno riconosciuto di non poter escludere questa inusuale causa farmacologica, tuttavia non essendo allora presenti in letteratura studi che supportassero tale ipotesi hanno provvisoriamente optato per un’interpretazione psicodinamica dei sintomi.
Sempre nello stesso anno, il noto genetista Csoka ha descritto in un case-report altri tre casi di disfunzione sessuale persistente conseguente all’uso di SSRI, tra i quali quello di una giovane donna.
Del 2006 è anche un articolo comparso su una rivista americana e firmato da Bahrick in cui viene descritta la disfunzione sessuale post-SSRI come una condizione iatrogena in cui gli effetti collaterali sessuali non riescono a risolversi con la sospensione del farmaco: tale condizione sarebbe sovente caratterizzata da anestesia genitale e orgasmo senza piacere. L’autore sottolinea che tali sintomi non sono attribuibili a disfunzioni sessuali note e non sono presenti nelle depressioni finora studiate.
Un case-report, pubblicato alla fine del 2007, descrive un caso di PSSD insorto dopo sole 4 settimane di assunzione di un SSRI, indicando che la sindrome si potrebbe sviluppare anche dopo un trattamento molto breve con gli SSRI. Il soggetto, una donna di 32 anni che aveva sviluppato anestesia genitale, diminuita intensità orgasmica, difficoltà a raggiungere l’orgasmo e una sostanziale riduzione della libido dopo pochi giorni dall’inizio della terapia con Citalopram, ha descritto la sua regione genitale come “totalmente insensibile”. I test fisici e psicologici non hanno rivelato dati significativi.
Nel 2008 è stata pubblicata una review in cui si discutono le allora emergenti prove dell’esistenza della PSSD ed in cui si afferma come medici e pazienti possano non attribuire le disfunzioni ad un farmaco che non assumono più e che queste possono essere erroneamente attribuite a cause psicologiche. Sempre nel 2008 altri tre casi sono stati pubblicati sul Journal of Sexual Medicine, selezionati da un gruppo Yahoo dedicato alla PSSD con oltre 3500 membri, evidenziando come nessuno dei numerosi specialisti a cui i soggetti si erano rivolti fosse stato in grado di trovare cause fisiche o mentali ai loro sintomi.
Un altro articolo è stato pubblicato nel 2009.
Nel 2012, l’agenzia per la farmacovigilanza olandese (LAREB) ha pubblicato un rapporto sulla base di 19 segnalazioni pervenute al loro ufficio riguardanti disfunzioni sessuali persistenti a seguito dell’assunzione di SSRI evidenziando come tali sintomi potessero essere conseguenza del trattamento farmacologico ed invitando ad approfondire il fenomeno, riconoscendo di fatto ufficialmente l’esistenza della sindrome. I dati provenienti da queste segnalazioni sono stati poi pubblicati in letteratura da Ekhart e van Puijenbroek. Pertanto dal 2012, nella versione americana del foglietto illustrativo del Prozac, cominciò ad essere riportato che “sintomi di disfunzione sessuale possono occasionalmente persistere dopo l’interruzione del trattamento con Fluoxetina“.
Nel 2013 è stato pubblicato uno studio qualitativo su 9 soggetti affetti da PSSD in cui si esaminava l’impatto della sindrome sulla loro qualità di vita. L’ultima versione del “Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali” (DSM5), pubblicata nello stesso anno, riporta che “sintomi di disfunzione sessuale possono occasionalmente persistere dopo l’interruzione del trattamento con SSRI.
Nel 2014 Hogan et al. (tra cui il noto psichiatra irlandese David Healy) hanno descritto 120 casi di disfunzione sessuale persistente a seguito dell’uso di un farmaco (di cui 91 a seguito dell’uso di un SSRI e gli altri a seguito dell’uso di Finasteride (terapia dell’alopecia) e della Tretinoina (terapia dell’acne)
E’ dello stesso anno un rapporto che descrive un caso di disfunzione persistente (in cui si ipotizza il ruolo dei canali ionici nella genesi dell’anestesia genitale), che è stata trattata con tecniche di irradiazione laser a bassa potenza e che ha permesso un parziale ripristino della sensibilità tattile, sebbene non vi sia stato alcun miglioramento nella risposta sessuale. È stato perciò ipotizzato che gli SSRI potrebbero interferire col funzionamento dei canali ionici transient receptor potential (TRP).
Nel 2015 Ben-Sheetrit ha condotto un ampio studio (pubblicato sull’importante rivista Journal of Clinical Psychopharmacology) in cui si descrivono 532 casi di sospetta disfunzione sessuale persistente raccolti tramite questionari e selezionandone in particolare 183 (perché privi di fattori confondenti). In questo studio si conferma come non sembra esserci una correlazione tra sviluppo della sindrome e dose di farmaco assunta e come i classici parametri ormonali la cui alterazione è associata a disfunzioni sessuali (testosterone, prolattina, estrogeni) risultino nella norma.
Nel 2016 è stata pubblicata una review di studi su animali sull’effetto della somministrazione neonatale di SSRI, nota per causare disfunzioni sessuali persistenti, e si è sottolineato come ciò accada anche nei neonati umani.
Sono stati pubblicati anche diversi casi di Disturbo da Eccitazione Sessuale Persistente (PGAD, un disturbo che non deve essere confuso con l’ipersessualità) e di eiaculazione precoce che iniziano e durano a lungo dopo la sospensione di farmaci che inibiscono la ricaptazione della serotonina.
Nel corso del 2017 sono state pubblicate due differenti review degli studi pubblicati fino a quel momento: in entrambe si riporta come sia una condizione sotto segnalata e studiata e vengono discusse le ipotesi sulle cause e i trattamenti, giungendo a conclusioni simili. In particolare, in una di queste review, si sottolinea come la Sindrome Sessuale Post SSRI si collochi nel contesto di un generale quadro di disagio emotivo successivo alla sospensione dell’antidepressivo, in cui i disturbi sessuali sarebbero solo alcuni dei sintomi di una più vasta sindrome apatico-anedonico-anaffettiva.
In una circolare interna della casa farmaceutica Sanofi, il dott. A. Nathwani, vicepresidente esecutivo, il 4 dicembre 2017, riferisce che a seguito di un’indagine interna che comprende una revisione del Database Sanofi Global Safety, della letteratura disponibile, libri di testo, dati della farmacovigilanza, è stato determinato che:
“Le prove ponderate cumulative raccolte per gli SSRI citati erano sufficienti a concludere che questi prodotti possono essere associati a persistenti disturbi sessuali dopo l’interruzione del trattamento.”
Gli “SSRI citati” erano fluoxetina, paroxetina, citalopram, escitalopram e sertralina
In una lettera datata 15 gennaio 2018, l’Agenzia britannica per la regolamentazione dei prodotti medicinali e sanitari (MHRA) ha confermato che fino al 5 gennaio 2018, aveva ricevuto un totale di 1475 segnalazioni spontanee dal Regno Unito di sospette disfunzioni sessuali associate agli SSRI. Di queste, 309 hanno indicato che la disfunzione sessuale persisteva dopo l’interruzione del farmaco, e in 963 casi non era noto se la reazione continuasse dopo che il farmaco era stato sospeso.
A gennaio 2018 è stata pubblicata un’ulteriore review delle evidenze raccolte fino a quel momento in cui si ribadisce come nonostante siano presenti numerosi studi che evidenziano gli effetti aversi permanenti sulla funzionalità sessuale delle cavie sottoposte a trattamento con SSRI, non siano stati condotti studi sull’uomo per caratterizzare e trattare tale sindrome, sollevando in particolare preoccupazioni sulla possibilità di conseguenze sessuali a lungo termine per le persone esposte agli SSRI durante la gravidanza o in giovane età.
Ad aprile 2018, un gruppo di ricerca dell’Università statale di Milano, ha pubblicato una review degli studi volta a mettere a confronto la sindrome post SSRI e la sindrome post Finasteride, evidenziando l’estrema similarità della sintomatologia riportata e ipotizzando quindi una base patogenetica comune. Ancora una volta sottolinea come l’incidenza reale possa essere sottostimata a causa di un’errata diagnosi di disfunzione ad origine psicologica.
A maggio 2018, il gruppo di ricerca indipendente sugli effetti collaterali dei farmaci “rxisk” gestito dal noto psichiatra irlandese David Healy, ha pubblicato i risultati di un’indagine su 300 nuovi sospetti casi di disfunzione sessuale persistente a seguito della somministrazione di farmaci, indagando la frequenza e la gravità dei sintomi riportati e mostrandone la similarità anche se causati da farmaci molto diversi tra loro, evidenziando poi come in diversi casi la sindrome ha portato a perdita di lavoro, difficoltà lavorative e relazionali, nonché divorzi. Alla luce delle nuove evidenze e degli studi sul meccanismo d’azione dei farmaci ha esteso le ipotesi sulla patogenesi della sindrome non solo a livello del sistema nervoso centrale ma anche di quello periferico nonché di squilibri endocrini. Dall’indagine è poi risultato come i professionisti attribuiscano spesso i sintomi della sindrome a delle non meglio specificate debolezze nervose dei pazienti, anche se alcuni sintomi tipici come l’orgasmo senza piacere e l’anestesia genitale è risaputo non essere causati da alcuna forma di “debolezza nervosa” come depressione o disturbo somatoforme.
Lo stesso gruppo di ricerca ha inoltre inviato una petizione alle maggiori agenzie governative di farmacovigilanza (tra cui FDA ed EMA) per richiedere l’immediato aggiornamento dei foglietti illustrativi degli SSRI affinché includano effetti collaterali sessuali noti da decenni spesso non citati (anestesia genitale, orgasmo senza piacere, anedonia) nonché i danni persistenti alla sessualità.
Uno studio pubblicato nel 2019 ha evidenziato come nel corso delle ricerche cliniche, le disfunzioni sessuali siano in genere un effetto collaterale poco indagato e perciò trascurato, perché la loro indagine accurata non rientra tra gli obiettivi di osservazione primari al punto che in alcuni casi non sono stati riportati tra gli effetti avversi. Sottolinea poi come, dai risultati di una indagine, frequentemente siano gli stessi prescrittori a non comunicare questo tipo di effetti collaterali, sia per lo stigma legato ad essi che per non suggestionare i pazienti nonostante, come si sottolinea nello studio, le disfunzioni sessuali possano pesare quanto la malattia stessa (come dimostrato nel caso della schizofrenia).
Si giunge quindi ad un totale di oltre 600 casi descritti (attraverso pubblicazioni scientifiche). Per confronto, l’efficace antidepressivo nefazodone è stato ritirato dal commercio in Canada nel 2003 solo perché dalla sua commercializzazione, avvenuta nel 1994, ha causato 51 casi di epatotossicità, cioè 1 su 250-300mila pazienti all’anno, una frequenza davvero bassissima.
La possibilità della comparsa di disfunzioni sessuali persistenti a seguito dell’uso di un SSRI non è stata ancora ufficialmente riconosciuta dalle autorità della farmacovigilanza (AIFA) in Italia perciò non è riportata nei foglietti illustrativi, nelle linee guida e non sono stati diramati bollettini volti ad informare specialisti e medici di famiglia di tale eventualità. Ciò contribuisce a generare erronee diagnosi di disfunzioni sessuali con causa psicologica, che vengono perciò affrontate in maniera inadeguata, e alla mancata segnalazione alle autorità di farmacovigilanza dei casi con grave sottostima del fenomeno (è per questo importante che in caso di sospetta presenza della sindrome venga inviata l’apposita segnalazione di sospetta reazione avversa alla autorità di farmacovigilanza).
Non è stato attualmente individuato un fattore diagnostico (test di laboratorio) in grado di confermare la presenza della patologia: i classici parametri ormonali ematici comunemente associati alla comparsa di disfunzioni sessuali (abbassamento testosterone, innalzamento prolattina) risultano nella norma. Report aneddotici sembrano indicare valori anormalmente alti di progesterone, iperalgesia genitale con diminuzione\assenza di riflesso cremasterico e bulbocavernoso, una assenza o notevole riduzione di erezioni spontanee e notturne.
Negli studi è invocato un miglioramento della comunicazione delle informazioni tra medico e paziente circa la possibilità di effetti collaterali sulla sfera sessuale (consenso informato).
Non è attualmente noto ciò che provoca la PSSD ma sembra sia generata esclusivamente dalle molecole che bloccano selettivamente il reuptake della serotonina: non sono stati però svolti molti studi per valutare quanto e quali delle numerose modificazioni nella chimica neuronale e nella struttura cerebrale indotte dagli SSRI siano responsabili della PSSD e quale sia il grado di reversibilità dei disturbi sessuali dopo la sospensione del farmaco. La Fluoxetina (Prozac), il prototipo di SSRI, è stata già classificata da tempo come una tossina riproduttiva dal Centro per la Valutazione dei Rischi sulla Riproduzione Umana (CERHR), un gruppo di esperti presso il National Institute of Environmental Health Sciences del National Institutes of Health: si attende ora un giudizio che riguardi i restanti SSRI.
Dato che c’è una parziale riduzione dei sintomi con l’uso di metilfenidato (farmaco psicostimolante dopaminergico) si ipotizza una disfunzione del sistema dopaminergico. Si ipotizza poi una alterazione del bilancio serotonina-dopamina, della sensibilità recettoriale, della sintesi dell’ossido nitrico e del sistema melanocortinico.
Vista la capacità degli SSRI di alterare la neurosteroidogenesi, si ipotizza che nella PSSD, così come la Sindrome Post Finasteride (PFS) con cui la PSSD condivide un’ampia gamma sintomatologica, siano coinvolte modificazioni nella sintesi e nella sensibilità a particolari neurormoni steroidei. Il professor Healy sostiene che almeno parte della sintomatologia possa essere dovuta ad un effetto tossico di questi farmaci nei confronti dei fasci nervosi spinali; si è evidenziato inoltre come l’assunzione di farmaci inibitori della ricaptazione della serotonina induca modificazioni epigenetiche nei neuroni (modificazioni non del DNA ma della sua traduzione in proteine: a differenza delle modificazioni del DNA è un processo reversibile anche se richiede tempo). Tali modificazioni epigenetiche del DNA potrebbero spiegare la persistenza dei sintomi a lungo termine dopo la sospensione del farmaco.
Esperimenti con i roditori hanno dimostrato che un trattamento cronico con SSRI in giovane età provoca una inibizione permanente del comportamento sessuale, anche in età adulta. Questi studi hanno evidenziato profonde alterazioni del funzionamento cerebrale come la riduzione dell’enzima limitante la velocità di sintesi della serotonina (la triptofano idrossilasi) nel rafe dorsale e dell’espressione del trasportatore della serotonina (SERT) nella corteccia.
Sembra che la PSSD, come tutte le malattie provocate da modificazioni genetiche ed epigenetiche, possa essere trasmessa ereditariamente da una generazione all’altra, almeno nei roditori, dal momento che l’esposizione materna alla fluoxetina, anche precedentemente alla gravidanza, altera la motivazione sessuale nei topi maschi adulti. Ciò potrebbe essere dovuto ad alterazioni epigenetiche ereditabili.
Non è noto se i risultati nei roditori possano essere ricondotti alla condizione umana ma le conseguenze possono essere simili.
Durante l’assunzione di un SSRI sono state evidenziate, attraverso studi su animali e pazienti, numerose alterazioni neuroendocrine, della struttura cerebrale, del funzionamento e nella chimica dei neuroni, alcune delle quali potrebbero essere direttamente coinvolte nella genesi delle disfunzioni sessuali.
Tra queste, si citano ad esempio:

  • inibizione della sintesi del GnRH (Central Gonodotropin Releasing Hormone) che svolge un ruolo centrale nei fenomeni riproduttivi;
  • diminuzione dell’espressione delle proteine nNOS (Neuronal Nitric Oxide Synthase), l’ossido nitrico svolge un ruolo fondamentale nell’erezione;
  • inibizione dell’attività dei neuroni dopaminergici, che hanno un ruolo fondamentale nel regolare le risposte emotive e nella sintesi di ormoni;
  • interferenza nella steroidogenesi;
  • desensibilizzazione dei recettori della serotonina che si è dimostrato persistere dopo la sospensione del trattamento;
  • diminuzione della funzionalità e della concentrazione del trasportatore della serotonina (SERT) in maniera apparentemente simile a quella causata dall’MDMA (Ecstasi)
  • aumento della quantità di triptofano idrossilasi, enzima limitante la sintesi della serotonina;
  • ridotta funzione dell’asse ipotalamo-ipofisi-testicolo (HPTA);
  • diminuiti livelli di testosterone;
  • Ipogonadismo
  • riduzione della conta spermatica che ha mostrato un notevole miglioramento dopo l’interruzione e ridotta qualità spermatica con DNA danneggiato dello sperma, che è reversibile con la sospensione.

Pochi studi sono stati però svolti per cercare di capire se queste alterazioni sono reversibili con la sospensione e quali sono legate alla persistenza delle disfunzioni sessuali.

Il trattamento con Fluoxetina (Prozac) ha dimostrato causare persistente desensibilizzazione dei recettori 5HT1A della serotonina, con conseguente diminuzione di circa il 30% della secrezione di ossitocina, dopo la sospensione del farmaco, nei ratti. Inoltre, il loro uso è stato dimostrato causare alterazioni nella struttura cerebrale e nella struttura dei neuroni serotoninergici, in particolare in alcune aree direttamente implicate nella risposta agli stimoli sessuali, che potrebbero essere molto lentamente reversibili.
Queste modifiche di adattamento a lungo termine dei recettori 5-HT, così come più complessi cambiamenti globali, si pensa siano mediati da alterazioni dell’espressione genica.
Alcuni di questi cambiamenti di espressione genica sono il risultato di strutture alterate del DNA a causa del rimodellamento della cromatina (in particolare la modificazione epigenetica degli istoni e il silenziamento genico indotto dalla metilazione del DNA.
L’espressione genica alterata e il rimodellamento della cromatina possono essere coinvolti anche nella eziologia di diverse patologie psichiatriche e la modificazione dell’espressione genica sembra avere un ruolo nell’effetto terapeutico di alcuni farmaci nel meccanismo d’azione della terapia elettroconvulsiva (ECT).
Riassumendo, è stato suggerito che l’uso di SSRI possa provocare un’ alterazione persistente dell’espressione genica cerebrale che porta a una compromissione della neurotrasmissione catecolaminergica(serotonina, dopamina e noradrenalina) e a disturbi neuroendocrini (disturbi del sistema endocrino dovuti ad alterazioni del funzionamento cerebrale).
Tuttavia, senza ricerca neuropsicofarmacologica, farmacogenomica e tossicognomica, la causa definitiva rimane sconosciuta.
Le pubblicità dei farmaci SSRI, ampiamente diffuse dalle Case produttrici, promuovono un messaggio inesatto, banalizzando ciò che questi farmaci fanno effettivamente e affermando con riprovevole e voluta superficialità, che gli psicofarmaci lavorano correggendo presunti squilibri chimici nel cervello che sarebbero la causa delle malattie mentali, cosa assolutamente non provata e probabilmente non vera.

Non esiste una cura nota per la PSSD, soprattutto perché la sua eziologia è ancora sconosciuta, ma vi sono dei rimedi parziali che sono gli stessi usati nelle disfunzioni sessuali in corso di trattamento con SSRI; qui sotto, un riassuntivo elenco dei più comuni. 

  • Per la disfunzione erettile, l’aggiunta di un inibitore PDE5 come il sildenafil o altri farmaci approvati allo scopo (come soluzioni topiche di alprostadil, iniezioni intracavernose di prostaglandina E1, trattamenti orali a base di apomorfina);
  • Per la diminuzione della libido, un farmaco che agisce sulla trasmissione dopaminergica o farmaci volti a ripristinare eventuali scompensi ormonali, anche se non sono stati condotti studi in merito per verificarne l’efficacia.
  • In degli studi volti a trattare le disfunzioni indotte dagli SSRI durante la loro assunzione, sono stati utilizzati agonisti dei recettori 5HT-1A (come il buspirone), antagonisti dei recettori 5HT-2 e 5HT-3 (come trazodone e mirtazapina) e il naltrexone (un antagonista oppioide) che sarebbero in grado di agevolare la trasmissione dopaminergica ed alleviare i disturbi sessuali nei pazienti in trattamento con SSRI.
  • La cabergolina, che è un agonista dei recettori D2, che a sua volta diminuisce la prolattina, nei soggetti che stavano sperimentando una disfunzione sessuale durante il trattamento con un SSRI, ha completamente restaurato l’orgasmo in un terzo dei soggetti anorgasmici, e parzialmente ripristinato l’orgasmo in un altro terzo dei soggetti. Tuttavia non sono stati svolti studi volti a verificarne l’efficacia nel trattamento della sindrome.
  • Alcune prescrizioni off-label di molecole che aumentano la trasmissione dopaminergica sono agonistica della dopamina come pramipexolo o ropinorolo, stimolanti come metilfenidato o amfetamina, altri farmaci come selegilina, levodopa.
  • Alcuni studi hanno dimostrato un effetto benefico dell’antidepressivo dopaminergico Bupropione a dosi però elevate come 300 mg/die, dosi necessarie a causa della sua azione dopaminergica debole.
  • Uno studio mostra il beneficio sulla funzione orgasmica con il sildenafil, anche se tale molecola non ha effetto sul desiderio e l’eccitazione.
2 commenti
  1. L
    L dice:

    Grazie per avere affrontato l’argomento ancora troppo poco conosciuto e compreso e chi soffre di PSSD ottiene di solito la negazione e lo scetticismo dei professionisti sanitari: https://www.youtube.com/watch?v=fiwP4iBhEiY . Una notizia positiva è che almeno adesso l’European Medicines Agency ha chiesto alle case farmaceutiche di aggiornare i foglietti informativi dei farmaci SSRI e SNRI, cosa imminente!

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