Disturbo di panico: tra neurologia e stile di vita

L’attacco di panico è una condizione di ansia acuta, talmente intensa da risultare paralizzante. Normalmente, l’ansia provoca uno stato di allerta in cui l’individuo è pronto ad agire in qualche modo o scappando dal pericolo o affrontandolo. In ogni caso, conserva la propria autonomia.
Nell’attacco di panico invece, l’ansia è talmente intensa da paralizzare l’individuo, come chi, nella vita reale, si trova di fronte ad un evento talmente minaccioso per sé, grave e difficile da gestire, che non può far altro che bloccarsi e chiedere aiuto. Per questo, tipicamente, anche le persone abitualmente più forti e indipendenti rimangono annientate dall’attacco di panico perdendo l’autonomia ed essendo costrette a farsi soccorrere.
La caratteristica principale che rende l’attacco di panico così spaventoso è la sensazione che qualcosa di terribile stia accadendo proprio a se stessi, nel corpo (infarto, ictus) o nella mente (follia): come si vede, qualcosa di terribile, inevitabile, ingovernabile.
Ma perché alcune persone pur facendo una vita tranquilla li hanno e altre, anche se sottoposte a forti e prolungati stress, no?
La risposta è molto banale: perché alcuni ne sono costituzionalmente predisposti e altri no; è come chiedersi perché alcuni, pur facendo una vita tranquilla, vanno in depressione o hanno gli attacchi epilettici.
E che ci sia una costituzione predisponente al panico, ne è la prova anche la famigliarità di questo disturbo, che sovente è o era presente anche in qualche consanguineo.
In particolare, gli studi scientifici hanno dimostrato che, i soggetti predisposti agli attacchi di panico, hanno una costituzione “adrenalinica” cioè un ipertono adrenergico del Locus Coeruleus, un piccolo raggruppamento di neuroni localizzati nel tronco encefalico e Continua a leggere

Attacco di panico

Gli attacchi di panico o disturbo da panico, sono una classe di disturbi d’ansia caratterizzati da intensi stati di ansia accompagnati da altri sintomi psicologici e somatici.

Rappresentano uno dei più comuni disturbi psichiatrici e costituiscono un fenomeno sintomatologico complesso e piuttosto diffuso (si calcola che 10 milioni di italiani abbiano subito uno o più attacchi di panico).

Il disturbo di solito esordisce nella tarda adolescenza o nella prima età adulta ed ha un’incidenza due a tre volte maggiore nelle donne rispetto agli uomini.

Non è infrequente che tale disturbo non venga riconosciuto dal paziente e di conseguenza non venga trattato. La terapia è sia di tipo psicologico che, nei casi più gravi, di tipo farmacologico a base di antidepressivi e ansiolitici benzodiazepinici. La maggior parte delle persone guarisce mentre una minoranza sviluppa invece un disturbo da recidiva di attacchi di panico. Continua a leggere

Agomelatina

(aggiornato il 14 dicembre 2025)

L’agomelatina (in Italia commercializzato come Valdoxan o Timanax) è uno psicofarmaco antidepressivo di recente approvazione ministeriale (2009) con una struttura molecolare e un’azione molto simili a quelli del neurotrasmettitore endogeno melatonina, da cui differisce per un solo atomo. E’ metabolicamente più stabile della melatonina e pertanto dotata di una durata d’azione più lunga ma è dotata anche di azioni aggiuntive rispetto alla melatonina stessa. Il suo effetto terapeutico si crede sia dovuto oltre che alla stimolazione dei recettori melatoninici MT1 e MT2, anche al blocco del recettore serotoninergico 5-HT2C con liberazione di dopamina e noradrenalina a livello prefrontale il che conferisce ad Agomelatina un raggio d’azione vasto: azione antidepressiva, ansiolitica, regolazione del ritmo sonno veglia, miglioramento dell’apatia e dell’anedonia e dei disturbi sessuali indotti da SSRI: un meccanismo d’azione quindi totalmente differente da quello degli altri antidepressivi. Sembra che Agomelatina non dia sintomi da sospensione e talvolta viene usata per rendere più dolce la sospensione degli antidepressivi tradizionali. Agomelatina è generalmente ben tollerata essendone le reazioni avverse di solito precoci, lievi e transitorie; non ha effetto anticolinergico, antiadrenergico, antiistaminico, quindi non provoca bocca secca, senso di stordimento, sonnolenza o alterazioni di pressione arteriosa e frequenza cardiaca. Tuttavia è da sottolineare la possibile “pesantezza” di Agomelatina per il fegato (nell’1,8% dei casi) con transitorio aumento delle transaminasi (cosa che tuttavia di solito non richiede la sospensione del trattamento): è pertanto consigliato effettuare prima e durante il trattamento un controllo periodico della funzionalità epatica.

Ecco qui di seguito la scheda tecnica di agomelatina redatta dall’AIFA, ente governativo italiano che si occupa di farmacovigilanza: https://farmaci.agenziafarmaco.gov.it/aifa/servlet/PdfDownloadServlet?pdfFileName=footer_000049_039143_RCP.pdf&sys=m0b1l3

Angelo Mercuri

 

Consigli salutari….

Cari utenti, ecco che cosa la Bayer, famosa Casa Farmaceutica, si premura di distribuire nelle farmacie in questi giorni…Leggetelo! Ricordo che la Bayer è la produttrice del Minias, una benzodiazepina che tanti dolori ha provocato nelle persone, essendo la benzodiazepina che più facilmente irretisce nella tossicodipendenza.

SAMYR (S-Adenosil L-Metionina)

Samyr, nome commerciale della S-Adenosil L-metionina (Abbreviazione: SAM) è una sostanza naturalmente presente nel nostro organismo ma suscettibile di variazioni nella concentrazione, conseguenti all’età (con l’invecchiamento i livelli diminuiscono), allo stato di nutrizione (deriva da un amminoacido), alla genetica.
Ottimo antidepressivo ad effetto rapido (funziona già dopo 5-7 giorni), è un coenzima donatore di gruppi metile (-CH3, transmetilazione) che collabora alla sintesi di ormoni, neurotrasmettitori (dopamina, noradrenalina, adrenalina, serotonina, melatonina e istamina), acidi nucleici, proteine, fosfolipidi e consente sintesi e “manutenzione” delle membrane cellulari. L’ademetionina è a sua volta sintetizzata con l’aiuto di vitamina B 12 e acido folico pertanto è corretta la co-somministrazione di queste tre molecole i cui bassi livelli sono stati spesso notati nei pazienti depressi. Continua a leggere

Menopausa & Depressione

Giovedì 27 dicembra 2018 Giovanna mi ha scritto:

“Ho 46 anni e sono in menopausa da qualche mese. Oltre ai consueti sintomi (vampate, irritabilità) ultimamente soffro anche di insonnia. La mia ginecologa mi ha prescritto la terapia ormonale sostitutiva e 10/15 gtt di Minias la sera.
Io, il Minias l’ho assunto saltuariamente per due mesi (4-5 volte a settimana) ma voglio sospenderlo perché dormo ugualmente poco e, in più, da quando lo assumo, mi sento apatica, depressa, ho tachicardia e senso di confusione mentale, cose che prima non avevo.
Ho dovuto inoltre sospendere il trattamento con la terapia ormonale sostitutiva perché mi è salita molto la pressione arteriosa.
Le chiedo come scalare il Minias fino a sospenderlo e se, per l’insonnia, possono essere efficaci rimedi naturali come Passiflora e Griffonia.

Mia risposta:

Gentile signora,
la fase di transizione verso la menopausa è tipicamente associata ai disturbi da Lei descritti, calo dell’umore e insonnia comprese. In questi casi, il ginecologo valuta se rendere più dolce la transizione con una terapia ormonale sostitutiva, ove non vi siano fattori di rischio.
Per quanto riguarda il Minias come suggerimento per correggere l’insonnia, lo trovo sbagliato. Ci sono molti altri rimedi più efficaci e meno tossici. Come toglierlo?
Dopo due mesi di assunzione quasi continuativa, il cervello si è abituato. Pertanto io Le consiglierei di togliere una goccia al giorno fino ad arrivare a 10; poi togliere una goccia ogni tre giorni fino ad arrivare a 0 (10-10-10; 9-9-9; 8-8-8; e così via). Se lo toglierà definitivamente in un mese e mezzo.
Quanto a Passiflora e Griffonia, sono rimedi efficaci (non è omeopatia ma fitoterapia!) ma certamente dolci e naturali; se anche il disturbo è dolce e naturale sono sufficienti, se no, ci sono molti altri rimedi da provare: terapia ormonale sostitutiva se tollerata e non rischiosa, integratori alimentari e vitamine concentrati se il disturbo è di entità media, antidepressivi se il disturbo è molto grave.
Non dimentichi infine di farsi una cultura sulla menopausa, leggendo articoli e testi di valore in cui, oltre a nozione tecnico-scientifiche, troverà che la menopausa è una fisiologica fase della vita con un suo preciso significato biologico, tanto quanto l’età fertile.

Cordiali Saluti,

A. Mercuri

Caffeina

La caffeina, principio attivo stimolante di caffè e the, ha un effetto ben noto: aumenta la vigilanza, migliora l’apprendimento, alza l’umore, aumenta la forza muscolare e la resistenza alla fatica.
E’ chimicamente simile ad un neuromodulatore del cervello, l’ADP (adenosindifosfato), che ha però, al contrario, funzioni inibitorie: la caffeina, quando trova vuoti i recettori dell’ADP ci si lega impedendo al legittimo proprietario di entrare ed agire. Pur essendo strutturalmente simile all’ADP, la caffeina tuttavia non esercita alcun effetto a parte quello di bloccare l’azione dell’ADP.
Ma qual è l’effetto dell’ADP?

Esso è un prodotto di degradazione del famoso ATP, la moneta energetica dell’organismo: quando il cervello è stanco, accumula ADP e questo inibisce il rilascio di neurotrasmettitori eccitatori come il glutammato, l’acetilcolina, la dopamina, la noradrenalina e lo fa per dare riposo al cervello. La caffeina pertanto, bloccando questa fisiologica modulazione operata dall’ADP, mantiene attivo il cervello nonostante la stanchezza. Continua a leggere

Orgasmo femminile, curiosità storiche

Alcune ricerche sembrano dimostrare che l’orgasmo femminile, attraverso la contrazione di utero e vagina, faciliti il concepimento creando un ‘risucchio’ verso l’alto del liquido spermatico appena depositato. Tuttavia non vi è certezza riguardo a questo dato biologico.
E’ interessante notare come nei secoli passati, nonostante alcune ingenuità scientifiche (tipo la credenza che anche la donna emettesse il proprio seme all’esterno), l’intuizione avesse tuttavia portato gli eruditi rinascimentali a dare una certa importanza biologica all’orgasmo femminile.

Così scrive Sara F. Matthews Grieco nel capitolo “Corpo, aspetto e sessualità” all’interno del volume Storia delle donne in Occidente, dal rinascimento all’età moderna Ed. Laterza 1991:

“La sola forma di masturbazione consentita dai confessori cattolici e dai medici, era la manipolazione femminile – sia in preparazione del rapporto (per favorire la penetrazione), sia dopo che il marito avesse precedentemente eiaculato e si fosse ritirato – al fine di raggiungere l’orgasmo, aprendo così la ‘bocca dell’utero’ e liberando il ‘seme femminile che, secondo le autorità mediche del XVII secolo, era altrettanto utile alla procreazione di quello liberato dal maschio. Benchè il ‘diritto all’orgasmo’ femminile continuasse ad essere discusso con scrupolo nei manuali per la confessione del XVIII secolo, la maggioranza dei teologi accettava la teoria medica di Galeno circa la desiderabilità o meno dell’appagamento femminile: avrebbe Dio donato alle donne questa fonte di piacere senza uno scopo? Un punto debole in questo ragionamento era il fatto che le donne potevano concepire passivamente e senza piacere, nel qual caso il loro ‘seme’ sarebbe stato assente. Per nulla sconfitta, la scienza medica venne in aiuto alla dottrina e dichiarò che la funzione del seme femminile era quella coadiuvare il suo corrispondente mascolino: se emesso nello stesso momento di quello del maschio, avrebbe portato alla procreazione di una prole più bella.”

Storia della sessualità femminile

Gentili lettori, vi propongo ora, come seguito e confronto con i precedenti articoli sulle fantasie sessuali femminili frutto di una visione attuale della sessualità, la visione della sessualità (e in particolare di quella femminile), presente in Europa nei secoli 16°-17°-18°. E’ un estratto dal famoso testo “Storia delle donne in Occidente Dal rinascimento all’età moderna degli storici Georges Duby e Michelle Perrot Ed. Laterza 1991.

Leggi il Cap. La sessualità, pag. 72

Buona Lettura,

A. Mercuri

 

Antidepressivo rapido: Deniban

L’amisulpiride è uno psicofarmaco in commercio da circa vent’anni (nomi commerciali più comuni: Deniban e Solian) che a basso dosaggio (50 mg 1 cpr al dì) funziona da ottimo antidepressivo con effetto stimolante, aumentando l’energia e la “voglia di fare”. Ha inoltre effetto ansiolitico nelle forme ansioso-depressive.
A dosaggio elevato  è invece un ottimo antipsicotico, molto efficace sui cosiddetti sintomi “positivi” della follia (“positivi”, non perché buoni!) e cioè: delirio, allucinazioni, pensiero disorganizzato, ostilità, diffidenza; ma efficace anche sui temibili sintomi “negativi” della follia cioè astenia, abulia, anedonia, apatia, mancanza di motivazione e iniziativa, insocievolezza.
Come è possibile una doppia azione di calmante nelle psicosi e stimolante nelle depressioni? Continua a leggere