Benzodiazepine & Depressione
Spesso le benzodiazepine (BDZ) vengono prescritte insieme all’antidepressivo (AD) sia per far stare meglio subito il paziente depresso (l’AD invece ci impiega alcune settimane) e sia per mitigare i disturbi da aumento improvviso della serotonina che gli AD danno nei primi giorni di trattamento (aumento dell’ansia, nausea, insonnia).
Dopo qualche settimana però l’antidepressivo (assunto per depressione o per disturbi di altro tipo) comincia a fare effetto e il miglioramento dell’umore si accompagna solitamente ad una diminuzione dell’ansia e ad un maggior benessere generale; le BDZ andrebbero dunque lentamente scalate e tolte.
Capita però che per vari motivi ci siano persone di temperamento ansioso o con difficoltà sociali che dalle BDZ traggono un benessere aggiuntivo e fanno pertanto fatica a scalarle come andrebbe fatto dopo un mese circa dall’inizio della terapia antidepressiva; non di rado continuano ad usarle indefinitamente per anni, affiancandole quotidianamente alla terapia antidepressiva.
Perché è un errore grave non sospendere le BDZ dopo 2-3 settimane dall’inizio della terapia antidepressiva? Perché esse stesse, se assunte continuativamente per mesi e anni, provocano depressione. E’ quindi come accelerare col freno a mano tirato: spesso, l’antidepressivo in un assuntore cronico di BDZ, ha un effetto blando e insoddisfacente oppure ha un buon effetto iniziale che presto va scemando lasciando frustrati sia lo psichiatra che il paziente.
Le BDZ infatti:
- inibiscono la liberazione dei neurotrasmettitori serotonina, noradrenalina e dopamina il cui accumulo nello spazio sinaptico è alla base del meccanismo degli antidepressivi.
- impediscono la liberazione nel cervello dei fattori di crescita dei neuroni, sostanze che sono il concime delle cellule cerebrali: in particolare, le BDZ impediscono la neurogenesi dell’ippocampo, azione alla base della risalita dalla depressione.
- peggiorano la memoria soprattutto recente e rallentano i processi cognitivi per cui il soggetto sotto l’effetto delle BDZ ragiona e agisce con più difficoltà e peggiori risultati.
E’ da ricordare inoltre che la psicoterapia, da sola o affiancata al farmaco antidepressivo è indispensabile per la risalita dalla depressione ma le BDZ possono vanificarne l’efficacia proprio perché rendono difficile l’apprendimento di nuove modalità di comportamento e di nuovi schemi cognitivi, diversi da quelli depressivi. Ancora, esse attutiscono le emozioni che, come sappiamo, sono alla base della spinta motivazionale necessaria per cambiare.
A. Mercuri



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