Anoressia nervosa

Anoressia nervosa
(articolo del dott. Angelo Mercuri)

E’ una malattia psichiatrica che colpisce prevalentemente le ragazze adolescenti tra i 15 e i 19 anni. Si stima che in Italia ne siano affette circa  300.000 donne con 9000 nuovi casi all’anno.

Comincia solitamente col rifiuto di alimentarsi adeguatamente  al fine di raggiungere un ideale di magrezza che l’adolescente presume sia socialmente approvato; questo proposito, in alcune adolescenti, innesca una forma ossessiva che le porta ad attribuire al peso e alla forma del proprio corpo un’importanza estrema: pesarsi continuamente, osservarsi minuziosamente allo specchio e misurarsi diventano pertanto azioni compulsive ed abituali.

Tali adolescenti traggono soddisfazione ed autostima dal progressivo calo ponderale e dalla constatazione di sapersi controllare resistendo alla fame.

(Importante notare che il termine anoressia è in realtà improprio perché esso significa “mancanza di appetito” mentre le adolescenti affette da anoressia nervosa conservano un normale desiderio per il cibo ma si astengono dal mangiare per il terrore di ingrassare).

In aggiunta alla scarsa alimentazione alcune ragazze anoressiche praticano un’attività fisica estenuante e usano lassativi, purganti e diuretici.

Nel tempo esse perdono la normale percezione del proprio corpo vedendosi grasse anche quando pesano trenta chili e nonostante tutti dicano loro che sono magrissime.

Quest’ultima caratteristica della malattia, ne fa comprendere la gravità: l’anoressia nervosa inizia come una forma ossessiva ma nel tempo prende le dimensioni della psicosi delirante dove non vi è più coscienza di malattia e nemmeno richiesta di aiuto.

L’eccessiva importanza che le anoressiche attribuiscono al peso e alla magrezza è in realtà un’esagerazione patologica di una tendenza occidentale moderna in cui la magrezza è considerata esteticamente appetibile in quanto espressione di efficienza, agilità, accanimento per raggiungere il successo, ferrea autodisciplina.

Importante notare che il processo psicopatologico dell’anoressia nervosa tende ad autoalimentarsi e a peggiorare col tempo perché la malnutrizione priva il cervello in maturazione dell’adolescente di sostanze indispensabili al suo corretto funzionamento innescando un aggravamento del quadro clinico che da semplice desiderio di piacere diviene ossessione e poi delirio.

Certo, non tutte le adolescenti che si mettono a dieta divengono anoressiche, ma solo una su duecento; questo dimostra che per ammalarsi ci vuole una sfortunata combinazione di difetti biologici, problematicità familiari o ambientali, errori educativi, caratteristiche di personalità: insomma bisogna avere la sfortuna di azzeccare la combinazione perdente!

In quali casi dobbiamo dunque preoccuparci?

Segnali di allarme sono: 1) magrezza con prolungato rifiuto di alimentarsi adeguatamente, 2) chiusura sociale, 3) difficoltà di manifestare i propri sentimenti, 4) eccessiva dipendenza dal giudizio degli altri, 5) familiarità per disturbi mentali.

Il punto 1) è, da solo, sufficiente a metterci in allarme mentre gli altri punti, anche presi singolarmente, sono fattori di rischio da sorvegliare.

La terapia dell’anoressia nervosa dipende in larga misura dallo stadio cui è giunta la malattia:

nella fase iniziale può essere sufficiente una psicoterapia volta a scoprire, discutere e risolvere le problematiche psicopatologiche sottostanti il rifiuto del cibo;

nelle fasi successive, via via che la malnutrizione si aggrava e dall’ossessione si passa al convincimento delirante, è sempre più probabile la necessità di affiancare alla psicoterapia una terapia farmacologica che solitamente si basa sull’uso di antidepressivi e antipsicotici come, ad esempio, Aloperidolo.

Se tuttavia lo stato di malnutrizione è tanto marcato da provocare malattie fisiche oppure l’ostinazione delirante di non mangiare è inattaccabile, si rende necessario il ricovero in strutture adeguate.