Negli ultimi 30 anni, un uso irresponsabile di antidepressivi

Purtroppo, negli ultimi trent’anni, le prescrizioni di antidepressivi si sono moltiplicate a dismisura perché sono state immesse sul mercato un gran numero di molecole nuove (i cosiddetti antidepressivi selettivi per la serotonina, SSRI, il cui capostipite è stato la Fluoxetina, Prozac) pubblicizzate come prive di effetti collaterali, semplicissime da dosare (una sola pillola al dì), utili per una vastissima rosa di disturbi e facilissime da sospendere; la pillola della felicità, insomma. Ma chi è lo stupido che la rifiuta?
Le Case produttrici non si sono fatte scrupoli a creare, diffondere ed alimentare tale favola, sguinzagliando i propri cosiddetti “Informatori scientifici del farmaco” ovunque ci fosse odore di ambulatorio, riempiendo i mass media di notizie false ed entusiasmanti su tali pillole, trovando autorevoli e famosi ricercatori che apponessero un autorevole sigillo di autenticità sulle loro pericolose frottole.
In questi trent’anni quindi, qualsiasi medico di fronte ad un po’ di ansia, di tristezza, di insonnia, di irritabilità, di pedanteria, di dolore inspiegabile, di paura improvvisa, di timidezza, ecc. anche se poco esperto e molto scrupoloso ha cominciato a sentirsi tranquillo e protetto nel prescrivere lui stesso l’innocuo antidepressivo SSRI; tale medico, fino a qualche mese prima, nella prospettiva di dover dosare un Triciclico si sarebbe invece tappato orecchie ed occhi spedendo subito il paziente dallo psichiatra. Addirittura, molte persone hanno cominciato ad assumere la pillola della felicità senza consultare alcun medico….Perchè no? Fa solo bene…!
Come non bastassero gli interessi commerciali delle Case farmaceutiche, nel 1993 ci si mise anche il professor G. B. Cassano col suo imprudente e dannosissimo libro “E liberaci dal male oscuro” in cui fa sentire antiquati, pavidi, fessi e a rischio di suicidio tutti coloro che non aggrediscono la propria tristezza con la famosa pillola. Tale libro, letto da decine di migliaia di persone, ha probabilmente seminato in 25 anni di esistenza, molta più infelicità e disperazione di tutta la depressione umana da che l’uomo è sulla terra. Quante persone, dopo essersi fatte convincere dall’autorevole Cassano, si sono rovinate entrando senza motivo nel tunnel degli antidepressivi e non ne sono più uscite! Nel frattempo, la clinica pisana di Cassano, si affollava di disperati in attesa di ricovero……
Dicevo: in trent’anni, un uso ingiustificato, massiccio, inappropriato di antidepressivi SSRI; la realtà intanto e qualche psichiatra-ricercatore onesto come i fratelli vicentini  prof. Giovanni e Maurizio Fava o l’australiano Ken Gillman, andavano dimostrandoci che gli SSRI sono antidepressivi assai meno efficaci dei triciclici, che hanno effetti collaterali pesanti e pericolosi, più ancora dei vecchi e calunniati triciclici e che l’utilizzo di qualsiasi tipo di antidepressivo, I-MAO e Triciclici compresi, va limitato ai soli casi in cui non vi sia alcuna altra alternativa.

Alcune informazioni da sapere:

  • gli antidepressivi in genere, funzionano bene soltanto nelle depressioni gravi e non in quelle medio-lievi dove sono molti più i danni che fanno del beneficio.
  • per i disturbi d’ansia (fobie, panico, timidezza patologica, disturbo post-traumatico da stress, disturbo d’ansia generalizzata) gli antidepressivi sono meno efficaci delle benzodiazepine a lunga emivita (usate per brevi periodi e a basso dossaggio!) come ad esempio il clonazepam (Rivotril).
  • i disturbi sessuali sono estremamente comuni, quasi la regola con l’uso di antidepressivi, soprattutto con l’uso degli SSRI  (vedi mio: sessualità e antidepressivi). Tali disturbi sono, sia nell’uomo che nella donna, più comunemente calo del desiderio e ritardo o assenza di orgasmo. In una certa percentuale di casi poi, tali disturbi possono stabilizzarsi e persistere per lungo periodo anche dopo la sospensione del farmaco configurando la sindrome Post-SSRI Sexual Dysfunction PSSD (Vedi mio: Antidepressivi serotoninergici (SSRI) e disfunzione sessuale persistente”. 
  • l’antidepressivo va usato per il tempo più breve possibile: una volta raggiunto un certo benessere stabile, bisogna già programmare una lenta discesa; in generale l’uso dell’antidepressivo dovrebbe essere protratto per un periodo non inferiore a tre mesi e non superiore a sei mesi, massimo un anno; poi bisogna cominciare lo scalaggio. Questo perché l’uso cronico di antidepressivi oltre a non proteggere dalle ricadute (ricadute in ciò che stavi curando, depressione, panico, ansia sociale, ansia generalizzata, ecc.), può essere esso stesso causa di depressione (vedi mio: Depressione da antidepressivi”) e questo è vero soprattutto con gli SSRI.

A. Mercuri

 

1 commento
  1. L
    L dice:

    Concordo e aggiungerei che oltre agli effetti collaterali causati dall’assunzione, gli specialisti spesso non sono aggiornati e informati sui possibili effetti avversi da sospensione degli antidepressivi SSRI / SNRI, ritenendo che i malesseri fisici e psichici che il paziente riporta come effetti della sospensione siano “malattia di ritorno” o nuovi sintomi emergenti del disturbo psichico, indicando di tornare sui farmaci e creando un terribile circolo vizioso per il paziente.

    Per quanto complicato possa essere da un punto di vista esterno discernere gli effetti collaterali o da sospensione del farmaco dai sintomi della “malattia psichica” originaria, è assolutamente fondamentale l’ascolto attento del paziente e una precedente preparazione aggiornata sui possibili effetti collaterali e sulle sindromi da sospensione.

    Nell’ultimo anno ci sono stati ricercatori che hanno premuto su questa necessità di maggiore consapevolezza tra i medici affinché i pazienti ricevano giustamente informazioni corrette e possano valutare i possibili rischi e benefici. Anche le stesse istituzioni che si occupano di fornire linee guida agli psichiatri e le agenzie di farmacovigilanza sono state spronate a stare al passo con le segnalazioni di effetti avversi sopraggiunte già da tempo.
    Qualche articolo recente dalla letteratura: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31109968 , https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30292574 , https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31434594 ,
    https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30850328 , https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31138537 .

    E’ fondamentale che chi soffre di effetti avversi “non riconosciuti” li segnali all’AIFA se il proprio medico si rifiuta di farlo: https://www.vigifarmaco.it/ (e che non rimanga anonimo nella segnalazione, o più facilmente verrà ignorato).
    Il sito RxISK.org si occupa di raccogliere segnalazioni di eventi avversi correlati ai farmaci con un’attenzione particolare per gli antidepressivi. Cito anche la prof.ssa Fiammetta Cosci che si sta impegnando nella ricerca sulle sindromi da sospensione.

    Un “pollice abbassato” per non dire peggio va a tutti quei prescrittori (questo sono, più che “medici”) contenti di restare ignoranti, che non si aggiornano e non informano correttamente i pazienti e che quando questi pazienti riportano gravi effetti collaterali vengono presi con scetticismo, menefreghismo e leggerezza.

    Ringrazio gli specialisti e ricercatori che lavorano per mettere in luce la verità.

    Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *