Senso di colpa imposto e depressione

Buongiorno a tutti voi. In questo articolo vorrei parlarvi del senso di colpa patologico (complesso di colpa), da dove proviene e quali conseguenze comporta.

Il senso di colpa fisiologicamente sorge quando abbiamo fatto ciò che non avremmo dovuto fare o non abbiamo fatto quello che dovevamo fare. Chi, come, quando e in quali circostanze definisce ciò che dovremmo o non dovremmo fare è un argomento di riflessione molto interessante, ma ne parleremo in seguito. Ed ecco che, in alcune situazioni, proviamo un giusto disagio sotto forma di difficoltà, imbarazzo, ansietà, vergogna, paura, sensazione di essere rifiutati, odio per noi stessi.

I complesso di colpa invece, non si riferisce ai sentimenti che giustamente proviamo  quando abbiamo fatto qualcosa che ha recato danno a qualcuno, ma la quella sensazione costante di essere in errore e in colpa che ci è stato istillato dall’esterno durante la crescita e senza motivi reali.

Questo sorta di pregiudizio che si radica in noi lentamente nel corso dell’educazione è causato dagli atteggiamenti dei nostri genitori nei nostri confronti perché quando siamo bambini, non sappiamo se quello che facciamo è giusto o no e quindi ci basiamo molto sulle loro reazioni; non sempre essi sono consapevoli delle conseguenze della loro cattiva educazione, fatto sta che, con la colpa e la vergogna, ci possono facilmente manipolare e tenere sotto controllo. Se il comportamento del bambino soddisfa i requisiti dei genitori, è buono, e se non lo fa, allora è cattivo. Pertanto, la sua autostima è modellata in termini di aspettative dei genitori. Se un bambino ha rotto un giocattolo o ha ricevuto una cattiva valutazione a scuola, i suoi genitori gli dicono che è cattivo, imprudente, stupido, e che loro si sentono a disagio a causa sua.

In risposta alle accuse, il bambino comincia a sentirsi in colpa e a vergognarsi a causa del proprio presunto cattivo comportamento, e si sente in colpa quando i genitori sono di cattivo umore, o si sente addirittura in colpa per il solo fatto di esserci, di essere nato. E questo è il modo in cui si forma un meccanismo pericoloso che porta a un senso di inferiorità in età adulta, di dipendenza dal giudizio altrui e di bassa autostima.

Questa sensazione di colpevolezza, sebbene non vi sia alcuna vera ragione per averla, ci perseguiterà costantemente avvelenando la nostra vita: ciò è pericoloso perché ci spinge a dirigere l’aggressività contro noi stessi. Qualsiasi rimprovero di persone estranee ci provocherà anche in seguito un senso di colpa e di vergogna anche se il rimprovero è ingiusto; ci sentiremo in colpa perché non siamo in grado di aiutare, perché viviamo meglio degli altri, perché non viviamo secondo le speranze e le aspettative di qualcuno, e così via.

Un uomo con sensi di colpa patologici, crea per sè stesso limiti e regole estremamente rigorosi e, se li trasgredisce, si auto-punisce; è molto difficile per lui essere felice e godere la vita. Al contrario, costantemente si tormenta, si scava dentro, si auto-flagella e si auto-punisce sulla base del principio di colpevolezza-punizione insegnatogli nell’infanzia. Una persona con senso di colpa costante e una bassa autostima sarò poi una squisita preda per i manipolatori che, con destrezza, volgono a proprio vantaggio tale condizione di debolezza riuscendo facilmente a sottomettere e controllare la vittima.

Sul lavoro, i soggetti affetti da senso di colpa patologico, si fanno carico di mansioni che spettano ad altri e spesso aiutano qualcuno a spese dei propri interessi. I genitori di un tale soggetto, risultano i primi manipolatori e talvolta perfino autentici tiranni che, dopo averlo educato al senso di colpa, gli fanno trascorrere tutta la vita al riparo presso di loro e al servizio dei loro interessi. Un tale individuo, uomo o donna, oltre alle altre cose, non riuscirà in futuro nemmeno a porre fine ad una relazione che gli causa dolore e sofferenza perché temerà di sembrare spregevole agli occhi degli altri sottostando quindi ad un eccessivo e ingiustificato spirito di sacrificio e assumendosi la responsabilità dello stato emotivo del coniuge, dei genitori e avrà sempre paura di arrecare dolore a qualcuno. Ma l’apparente paradosso è che, più egli vuole soddisfare ed essere accettato, più i suoi manipolatori si mostrano insoddisfatti. Ed ecco che tale persona vive in questo inferno per lunghi anni, con un programma attivato dall’infanzia che lo costringe ad accettare ciò che non condivide.

Sta male ma non capisce cosa succeda: il senso della colpa è una forma di odio per se stessi, è un grado estremo di “avversione” per se stessi. I fallimenti lo perseguitano, la salute si sgretola, egli vive in completa contraddizione con la propria anima e i propri desideri, cercando di accontentare tutti; vivere con un tale fardello è estremamente difficile, e può portare a processi nevrotici in cui prevalgono i disturbi psicosomatici e la depressione. Non è raro che in tali casi le persone ricorrano agli psicofarmaci, in particolare agli antidepressivi. Ma le medicine agiscono solo sulle conseguenze dei maltrattamenti infantili, senza ovviamente eliminarne la causa.

E così, il senso di colpa così imposto è spesso causa di una lunga e profonda depressione.

Se sentite che qualcosa che non va, è preferibile che vi rivolgiate ad uno specialista con cui potrete identificare e affrontare insieme le cause dei vostri problemi perché è estremamente difficile affrontare da soli con successo il complesso di colpa (come qualsiasi altro problema psicologico cronico), in quanto ci si è dentro e si perde la capacità di giudizio obiettivo, che solo dall’esterno può arrivare.

Credetemi, quando scoprite e rimuoverete i programmi negativi occulti che governano la vostra vita, otterrete una leggerezza senza precedenti e la gioia di vivere: potrete trovare la felicità, la vostra vita prenderà una direzione diversa, di successo, e si verificheranno congiunture fortunate e piacevoli; attirerete persone buone e brave, non più accusatori e manipolatori. Naturalmente, ci vorrà coraggio e determinazione per stabilire e fare rispettare dagli altri i vostri confini personali, la vostra dignità, non permettendo più ad alcuno di trattarvi senza rispetto. Coltiverete gradualmente in voi la vostra vera personalità, in precedenza distrutta, e finalmente vi renderete conto che meritate d’essere felici.

Su queste note ottimistiche concluderò questo articolo. Nel prossimo, voglio scrivere su come iniziare a costruire una nuova vita felice.

Cari lettori, scrivetemi pure nei commenti o nella mail che vi fornisco a fine articolo, nei confronti di chi, per che cosa e in quali situazioni provate un ingiustificato senso di colpa. Rifletteteci!

Un caro saluto,

Svetlana Mironets (svetlanamironec18@gmail.com)

Trad. dal russo di Angelo Mercuri

2 commenti

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  1. Davide
    Davide dice:

    Mi sono imbattuto in questo sito web e la lettura sul senso di colpa imposto e depressione ha caratterizzato la mia vita. Mi domando che cosa posso fare. Ho 29 anni, vivo ancora con la mia famiglia ed ho seguito per 4 anni un percorso di consulenza psicologica presso l’usl della mia città. Io oggi all’ennesima ricaduta depressiva scorgo che io mi sto punendo per il passato. Sto completsndo gli studi in educazione, lavoro precario in un doposcuola(che ho appena lasviato per sfinimento, succube di un’altra donna e titolare che mi ha sfruttato senza contratto) lavoro in un progetto educativo come assistente disabili nelle scuole. Io però non vedo oggi la creatività che avevo da piccolo e quello che faccio sento che non mi soddisfa. La mia vera natura sento che non é venuta fuori. Ho provato a riprendere i contatti con l’usl perché non ho grandi disponibilità economiche per seguire un percorso di psicoterapia e mi é stato detto. ” Siamo pieni e poi tu vuoi lasciare casa? Cercati un lavoro fuori, ma é inutile che te lo dico, tu vuoi rimanere a casa, laurearti e poi cercarti un lavoro, dopo. Nessuno può metterti in testa questa cosa, nessuno psicologo”. Io resto basito per telefono… voleva suscitare in me una reazione? Si, profondo sconforto! Ho riflettuto sulla parole e so che in fondo ha ragione e quindi, dovrei andare a fare lavori socialmente umili? Come mi ha detto…? E tutto quello che ho costruito fino ad ora come posso connetterlo con quello che potrei fare per davvero, per tirare fuori ciò che sono veramente? Butto tutto e parto? Sono una persona molto consapevole, mediamente intelligente ed emotivamente forte nonostante tutto però sento che da solo non riesco a farcela. Grazie per l’ascolto e mi scuso per lo sfogo. Ha suggerimenti? Libri che mi possono aiutare a orientarmi?

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    • Angelo Mercuri
      Angelo Mercuri dice:

      Buongiorno, in queste cose non si può andare per categorie ma conta il singolo e ogni caso è unico. Quindi non ha senso che le dica cose generiche, dovrei conoscerla direttamente almeno via Skype.

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