Clomipramina (Anafranil)

La clomipramina è un principio attivo della classe degli antidepressivi triciclici. È stata creata in laboratorio negli anni sessanta dalla società Geigy di Basilea. Le sue proprietà antidepressive sono probabilmente dovute alla inibizione della ricaptazione (re-uptake) neuronale della serotonina (5-HT) e della noradrenalina rilasciate nello spazio sinaptico. Lo spettro farmacologico della Clomipramina comprende proprietà noradrenergiche, serotoninergiche, antistaminiche e anticolinergiche. Una forma commerciale è l’Anafranil.

Indice

 

  • 1 Indicazioni
  • 2 Controindicazioni
  • 3 Interazioni
  • 4 Farmacocinetica
  • 5 Farmacodinamica
  • 6 Dosaggi
  • 7 Effetti indesiderati

1 Indicazioni

Viene utilizzata come terapia in tutte le forme di depressione (comprese quelle associate a manifestazioni psicotiche). È inoltre indicata in caso di disturbo ossessivo compulsivo, attacchi di panico, fobie, dolori cronici, ansia generalizzata, insonnia ribelle.

2 Controindicazioni

Controindicato in soggetti con anomalie della conduzione cardiaca, aritmie, post-infarto, malattie epatiche gravi, epilessia, ipertrofia prostatica, glaucoma ad angolo stretto, ipertiroidismo, in gravidanza ed allattamento.

3 Interazioni

Evitare l’associazione con inibitori delle monoaminoossidasi (IMAO) o con clonidina per il rischio di crisi ipertensive. Da evitare anche la contemporanea somministrazione di farmaci quali fenitoina, aspirina, aminopirina e fenotiazine che, legando in maniera competitiva l’albumina (principale proteina di trasporto del farmaco), possono aumentarne la quota libera di clomipramina e quindi l’effetto.

4 Farmacocinetica

Dopo la somministrazione per via orale, l’assorbimento è incompleto. La clomipramina è inoltre soggetta ad un notevole effetto di primo passaggio a livello epatico. A causa dell’elevata liposolubilità e del notevole legame alle proteine plasmatiche, questo farmaco presenta un elevato volume di distribuzione. Il metabolismo epatico avviene mediante una reazione di demetilazione.

5 Farmacodinamica

Come tutti gli antidepressivi triciclici, la clomipramina agisce bloccando in modo non selettivo la ricaptazione delle amine (noradrenalina e serotonina) con funzione di neurotrasmettitori a livello delle sinapsi. Il blocco della ricaptazione permette una permanenza più lunga del neurotrasmettitore nel sito recettoriale. La clomipramina ha inoltre effetti anticolinergici, bloccando i recettori muscarinici dell’acetilcolina, antiistaminici anti H1, anti Alfa 1 adrenergi, e di blocco sui recettori serotoninici A2

6 Dosaggi

  • Depressione: la dose di attacco nei pazienti ambulatoriali è estremamente variabile, tra i 10 ed i 75 mg al giorno a seconda del peso corporeo e della tolleranza del paziente verso gli effetti acuti. Il dosaggio può essere gradualmente aumentato già dopo 2-3 giorni fino alla dose massima di 150 mg al giorno. In ambiente ospedaliero e sotto controllo psichiatrico è possibile iniziare da dosaggi maggiori, intorno ai 100 mg/die, ed in caso di mancata risposta è possibile aumentare il dosaggio fino a 300 mg/die. La terapia di mantenimento è consigliabile solo in caso di numerosi episodi depressivi di crescente gravità; in questo caso si tende a mantenere il dosaggio pieno iniziale, con durata variabile, monitorando le condizioni cliniche del paziente. Nel caso di un unico episodio depressivo e di rapida risposta alla terapia, dopo un trattamento di 6-9 mesi è consigliabile ridurre gradualmente il dosaggio.
  • Attacchi di panico: la dose iniziale è di 10 mg giornalieri. In base alla risposta clinica la dose potrà essere aumentata a giudizio del medico fino ad un massimo di 150 mg.

7 Effetti indesiderati

Attenzione: tali effetti si riscontrano in modo apprezzabile soltanto a dosaggi medio-alti cioè, indicativamente, dai 75 mg/die in sù, dosaggi che il più delle volte non è necessario raggiungere.

  • effetti anticolinergici (secchezza delle fauci, sudorazione, stipsi, visione offuscata)
  • effetti psichiatrici (sonnolenza o insonnia, aumento dell’appetito, confusione mentale, soprattutto nei pazienti anziani o con morbo di Parkinson, stati ansiosi, mania, aggressività, vuoti di memoria)
  • effetti neurologici (vertigini, tremori, cefalee, mioclono, delirio, disturbi della parola, parestesie, debolezza muscolare, ipertonia muscolare)
  • effetti gastrointestinali: (nausea, vomito, diarrea)
  • effetti dermatologici (rash cutanei e orticaria, fotosensibilità, prurito)
  • effetti cardiovascolari (ipotensione posturale, tachicardia, palpitazioni, aritmie, aumento della pressione sanguigna)
  • effetti sul sistema endocrino (aumento del peso corporeo, disturbi della libido)
  • effetti ematologici (casi isolati di leucopenia, agranulocitosi, trombocitopenia, eosinofilia e porpora)
  • priapismo