Da animali a dèi. Breve storia dell’umanità di Yuval Noah Harari (2011)

Scritto dal giovane storico (nato 1976), saggista e professore universitario (Università di Gerusalemme) Yuval Noah Harari, è stato pubblicato in ebraico nel 2011 e in Italiano nel 2014.

E’ un libro che ha avuto un incredibile successo, ha venduto 15 milioni di copie ed è stato tradotto in più di 30 lingue. Racconta la storia dell’umanità, dalla scimmia ai giorni nostri e si spinge fino alla storia di un prossimo futuro dove la scienza sconvolgerà la vita tradizionale che abbiamo fin qui vissuto.

Libro traboccante di intelligenza e cultura ma anche di una saccente e poco simpatica sicurezza eccessiva di sé e delle proprie conoscenze.

A me che l’ho letto 2 volte, non è piaciuto e non ha lasciato alcun segno né affettivo né culturale. Probabilmente la vastità sconfinata dell’intera storia dell’umanità non dà in tempo di appassionarsi e riflettere su nessun argomento in particolare, una macchina in corsa che ti mostra dal finestrino tutto e nulla.

A. Mercuri

Arcipelago Gulag di Aleksandr Solženicyn

Cari lettori, ho ripreso in mano in questi giorni la bellissima opera dello scrittore Aleksandr Solženicyn (Kislovodsk,1918- Mosca, 2008) intitolata Arcipelago Gulag e scritta tra il 1958 e il 1968 (vedi qui il PDF)

Tale libro è definito dall’autore stesso un “saggio di inchiesta narrativa” in quanto, lungi dall’essere un romanzo, è piuttosto un documentario sull’ invisibile sottosuolo di crimini di Stato nella Russia Sovietica che ha toccato il suo culmine di efferatezza durante gli anni di dittatura staliniana. In particolare, Solženicyn descrive la modalità assurda e spaventosa con cui milioni di russi onesti e innocenti vennero internati per anni o decenni nei campi di lavoro siberiani.

Purtroppo il mondo da due anni sta vivendo una condizione nuova in cui i diritti e le libertà individuali sono sacrificati in nome di un presunto “bene comune” che è la lotta al COVID; e noi, abituati alla libertà più assoluta, ci sentiamo  spaventati e disperati di fronte ad una democrazia che velocemente acquisisce alcuni connotati caratteristici delle dittature.

Ho sentito il bisogno di rileggere il testo del grande Solženicyn; a quel tempo il presunto bene comune da difendere era la Grande Russia, l’amata patria; e la difesa di tale supremo bene comune si doveva attuare secondo i principi della Rivoluzione comunista sovietica maturata tra il 1917 e il 1922.

A. Mercuri

 

Cristallo di rocca di Adalbert Stifter (1805-1868)

Cristallo di rocca, una fiaba scritta nel 1845 da Adalbert Stifter: due fratellini si perdono tra i ghiacci eterni della montagna la notte di Natale, di ritorno a casa provenienti dal paese della nonna materna situato dall’altra parte del monte. Una notte all’addiaccio dentro una grotta di roccia e ghiaccio aspettando i soccorsi, un dialogo innocente e commovente tra il fratellino che tenta di tenersi adulto e virile e la sorellina arrendevole e fiduciosa in lui; l’amore per la Natura, l’incanto del mondo infantile, l’innocenza e la fiducia dei bambini, gli universi maschile e femminile che si incontrano e si completano, le tradizioni immutabili del mondo preindustriale, l’amore e la devozione al suolo natio che portano con sé salvaguardia e cura per il proprio ambiente. Tutti motivi che fanno riflettere sull’inevitabile infelicità del moderno uomo globalizzato, tecnologico e disperato.

Di Adalbert Stifter leggi anche: Uomo & Donna: il potere curativo dell’amore. 

A. Mercuri

“Gli dei torneranno” di Carlo Sgorlon

Ho finito di leggere da poco “ Gli dei torneranno”, libro molto riuscito che lo scrittore friulano Carlo Sgorlon (1930-2009) scrisse nel 1977, a quarantasette anni, eta’ matura in cui tutti i temi dei suoi più bei romanzi sono già presenti e ben delineati: l’amore per la sua terra, il Friuli; l’amore, il rispetto e l’attrazione per l’universo femminile; il tema dell’emigrazione in gioventù e della successiva voglia di casa, la ricerca delle proprie Continua a leggere

Ricordi di manicomio

Storie di manicomio nei primi decenni del novecento scritte dallo psichiatra-direttore del manicomio di Venezia, Corrado Tumiati(1885-1967); storie tipiche, obiettive, reali, di quando la follia non era solo lucroso monopolio di case farmaceutiche e neuroscienze ma le si lasciava una sacrosanta ed ineliminabile dimensione umanistica e poetica. Storie di quando si ammetteva con onestà e buon senso che la follia ha bisogno di un ambiente a lei dedicato, il manicomio; storie raccontate con pudore e rispetto per la sofferenza, inserite nel misterioso ordine delle cose con un atteggiamento poetico che non è stile ma sostanza.
Io lo considero un libro bellissimo, intriso di tristezza e poesia vera, di quella poesia malinconica e struggente che sempre emana dall’osservazione silenziosa delle cose ineluttabili.
Il manicomio me lo ricordo, da bambino andavo a trovare mio papà che era psichiatra proprio al San Servolo di Venezia.

A. Mercuri

Leggi il libro nella prima edizione del 1931

Stefen Zweig e “Il mondo di ieri”

E’ uno dei più bei libri che io abbia letto, dei più sentiti, sinceri, autentici. E’ scritto da Stefan Zweig, (1881-1942), scrittore ebreo Viennese, autore -famoso anche in vita- di racconti, poesie, opere teatrali.

“Il mondo di ieri” è un libro-documentario sul mondo precedente e successivo alla prima guerra mondiale: come si viveva, si amava, si gioiva a Vienna e in tutta l’Europa austro-ungarica e cosa è successo dopo, quando la stranezza della natura umana ha spinto alcune nazioni europee a fronteggiarsi in una delle più tragiche e distruttive guerre dell’umanità: la prima guerra mondiale.
Poi il periodo tra le due grandi guerre, l’avvento di Hitler e la seconda guerra mondiale; la messa al bando degli ebrei, Zweig compreso, la tragedia personale della fuga da un’europa che bruciava, tra le fiamme appiccate da uno dei più scellerati criminali della storia, Adolph Hitler.
L’autore, in esilio a Rio de Janeiro, si suicidò alla fine della stesura del libro, nel 1942, ormai incapace di sopportare la tristezza per quell’Europa che lui ricordava come una madre serena, giovane e allegra degli anni giovanili.

A. Mercuri

Libro: “L’uomo che amava solo i numeri”

Paul Erdòs è stato un famoso matematico ungherese del 1900 che ha contribuito a sviluppare la teoria dei grafi, da cui poi è sorta la teoria delle reti. Era un uomo strano, un genio folle, per il suo stravagante stile di vita. Non amava le donne ma solo sua madre, era tossicodipendente da caffeina e poi da amfetamine, odiava gli alcolici, era vagabondo nel vero senso perchè aveva rifiutato una cattedra di insegnamento fissa e una casa. Girava il mondo con due valige sempre in cerca di amici matematici che lo ospitassero e coi quali fare nuove scoperte. Continua a leggere

Libro: Link, la scienza delle reti

Bellissimo libro del fisico teorico ungherese Albert-Làszlò Barabàsi, molto originale per il tema trattato e per la disinvoltura e semplicità con cui discorre di una materia così complessa; parla delle reti cioè di quelle entità fisico-matematiche costituite da migliaia di elementi che interagiscono tra loro in modo dinamico facendo emergere un utile risultato unitario: le famose sinfonie classiche di Bach, Mozart, Beethoven, sono il risultato dell’interazione in rete dei suoni dei singoli strumenti musicali; la vita, è il risultato dell’interazione reciproca di miliardi di cellule; la produzione di una proteina, è il risultato del funzionamento sinergico di migliaia di geni; un pensiero è il risultato dell’attività elettrica ordinata di milioni di neuroni; e, naturalmente, Internet è il risultato dell’interazione di miliardi di utenti. Ecco, la scienza delle reti, studia le leggi fisico-matematiche che governano tali interazioni: la cosa affascinante è che tutte le reti complesse, qualsiasi sia la loro composizione, funzionano nello stesso modo.

Tempo addietro, vi consigliavo il libro di Gerd Gigerenzer “Le decisioni intuitive” che tratta di quelle decisioni che prendiamo senza pensarci su tanto, che sgorgano spontanee ascoltando l’intuito, cioè “il cuore” (oppure “la pancia”, come alcuni dicono); è quella che si chiama “intelligenza intuitiva”, all’opposto dell’intelligenza razionale delle faticose decisioni calcolate (e spesso sbagliate).

Ecco, l’intelligenza emotiva o intuitiva, è il risultato di una segreta interazione in rete tra milioni di neuroni del nostro cervello, i quali funzionano seguendo le leggi su esposte per le reti complesse e lo fanno in parallelo e ad un livello sottostante la nostra coscienza; tant’è vero che quella rete funziona meglio quando noi pensiamo o facciamo altro e la lasciamo lavorare in pace: infatti le migliori decisioni intuitive sgorgano limpide e improvvise la mattina poco dopo il risveglio.

Un’ultima cosa: uno dei geni matematici del 1900 che ha posto le basi della scienza delle reti è Paul Erdòs, anch’egli ungherese, e la cui presenza aleggia dall’inizio alla fine del libro di Barabasi, devoto e affascinato ammiratore di tale grande maestro. C’è un bellissimo libro sulla vita e l’opera di Paul Erdòs, scritto dal famoso divulgatore scientifico statunitense Paul Hoffman che si intitola “L’uomo che amava solo i numeri” ; ve lo consiglio!

Angelo Mercuri

Sul fare Sport

ENRICO ARCELLI

Un consiglio che do sempre ai miei pazienti è quello di fare sport regolarmente almeno due-tre volte la settimana, possibilmente un’attività aerobica all’aria aperta, come ad esempio la semplice corsa lenta. L’effetto benefico su tutto l’organismo è cosa risaputa e intuitivamente comprensibile; a livello cerebrale poi vi sono delle modificazioni biochimiche che si traducono in un effetto euforizzante paragonabile a quello dei farmaci antidepressivi ma con ovvie differenze in favore dello sport.
Un bel libro sulla corsa lenta, scritto da un simpatico medico, Enrico Arcelli,    si intitola “Correre è bello”: troverete qui ogni sorta di consigli intelligenti dati da un aristocratico, appassionato, famoso medico dello sport e corridore.

“I tempi di Anika” di Ivo Andric (1892-1975)

Bel racconto di Ivo Andric, scrittore Serbo nato in Bosnia nel 1892. Fu scrittore (premio Nobel 1961), uomo politico e diplomatico, di vasta popolarità nel suo Paese.
Anika è ragazza di un piccolo e reale paese della Bosnia, Dobrun, che per qualche misterioso motivo, tra il bene e il male sceglie il male; sceglie cioè di acquisire potere e notorietà diventando “amica” degli uomini del Paese.
E con la protezione dei più influenti tra essi, che incanta con la sua misteriosa bellezza, colpisce chi la minaccia, la biasima, la critica divenendo di fatto invulnerabile di fronte ai detrattori e alla giustizia perché gli stessi preposti all’ordine pubblico subiscono il suo fascino e rimangono avvinti dalla sua compiacenza.
Esercita la prostituzione ma non chiede soldi e non si arricchisce. Perché lo fa? Perché, mentre le altre ragazze vivono sotto il sole costruendosi un futuro tra figli e famiglia lei vive nell’ombra, in una trincea, combattendo contro un nemico invisibile a tutti? Perché quella propensione naturale per ciò che è losco, proibito, malvagio?
Alle volte si diventa così per aver subito troppi torti quindi per rivalsa sulla famiglia, sulla società, sul mondo intero. Oppure perché alcune persone non hanno gli strumenti cognitivi per emergere nella vita ma, oppressi dall’urgenza interiore di non rimanere anonimi per l’eternità, scelgono il male come via più facile per attirare su di sé l’attenzione e il ricordo.
Comunque non va dimenticato che il padre di Anika era un omicida che ha ucciso un uomo con un bastone solo perché gli rubava un po’ di frutta dall’albero e la madre era una donna di dubbia salute mentale e intelligenza; il fratello di Anika, d’altra parte, era un gracile mentale.
Non mi dilungo oltre, se siete curiosi, leggete il racconto.

A. Mercuri