ADHD e la follia delle “cure”

La sindrome da deficit d’attenzione con iperattività (ADHD) è una condizione che si manifesta solitamente fin da bambini ed è caratterizzata dalla triade: 1) difficoltà di concentrazione, 2) urgenza motoria, 3) difficoltà nei rapporti coi coetanei. Viene attribuita ad un difetto del neuro-sviluppo per cui le connessioni tra certe aree del cervello non si sarebbero sviluppate in modo ottimale. Viene attualmente diagnosticata ad una percentuale di bambini altissima, addirittura il 7% dei bambini al di sotto dei 18 anni, la metà dei quali rimarrebbero ADHD a vita. La terapia si basa oltre che sulla psicoterapia, anche sull’utilizzo di amfetamine. Ma è possibile che ben il 7% dei nostri bambini abbia un difetto del neuro-sviluppo? Il mio sospetto è che tale condizione venga grandemente sovrastimata mentre nella maggior parte dei casi si tratta solo di bambini non portati per studiare ma abilissimi a fare altro, tra cui magari bellissimi lavori manuali di tipo artistico o artigianale. Esorto quindi i genitori e i ragazzi a non insistere sulla strada dello studio se non si è costituzionalmente portati per studiare: ci sono molti modi di realizzarsi nella vita in modo perfetto anche senza fare l’università; mentre insistendo nello studio qualora non si sia portati si può andare incontro a gravi problemi di disistima, di droga e di disadattamento. Ultimo accenno alla follia delle “cure”: ritengo deleterio l’utilizzo di psicofarmaci ed in particolare di Amfetamine in bambini e adolescenti che il più delle volte non sono affetti da alcuna patologia ma semplicemente hanno abilità diverse rispetto allo standard che vorrebbe tutti bravi e tranquilli studenti.

Leggi il mio articolo completo qui sotto, sul quotidiano online “La Voce di Venezia”

 

1 commento

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  1. Eusebio Sghiribizzi
    Eusebio Sghiribizzi dice:

    La teoria che l’ADHD sia un’invenzione per imporre psicofarmaci a bambini “non portati per studiare” è tanto affascinante quanto infondata. Le evidenze mostrano alterazioni documentabili nei circuiti attentivi ed esecutivi, non un semplice capriccio pedagogico. Il 7% non indica un’epidemia di neuro-sviluppo difettoso, ma un miglioramento nelle capacità diagnostiche e nella comprensione di una condizione eterogenea che si manifesta in forme diverse, e il fatto che a lei sembri un valore eccessivamente alto è totalmente irrilevante sul piano scientifico. Se ha dei dubbi, la invito a condurre degli studi e a pubblicarli su riviste scientifiche sottoposte alla revisione di suoi colleghi. Visto il suo titolo di studio, sarebbe una condotta molto più professionale rispetto ad esprimere banali dubbi su blog e social.

    Ridurre tutto a “talento manuale frainteso” è un ottimo modo per ignorare decenni di ricerca neuropsicologica. Quanto agli psicofarmaci: non sono certo caramelle da elargire con spensieratezza, ma neppure strumenti di controllo mentale, come lei vuole non troppo sottilmente sottintendere. Usati in protocolli rigorosi migliorano funzionamento, sicurezza e qualità di vita. Demonizzarli in blocco perché “suona male” produce solo stigma.

    La narrativa del “lasciateli fare i falegnami e il problema sparisce” è affascinante, peccato che funziona solo se si chiudono gli occhi sui dati, oltre ad essere incredibilmente offensiva verso chiunque, oltre a lottare quotidianamente con questo problema, si sente pure dare del falegname mancato, cosa che, ad una persona meno educata di me, farebbe venire la tentazione di avanzare dubbi sulla competenza professionale di chi fa queste affermazioni e di suggerirgli a propria volta percorsi lavorativi più idonei alle sue capacità.

    Tenere in considerazione le diverse attitudini e preferenze personali è nobile, negare un disturbo per assecondare la propria narrativa personale molto meno.

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