Panico, attenti alla terapia!

Cari lettori, ho già descritto il disturbo di panico nelle sue linee essenziali, nel precedente articolo “Disturbo di panico: tra neurologia e stile di vita”. Qui volevo solo parlare brevemente della sua terapia.

Non c’è in realtà molto da dire su di essa: generalmente, qualsiasi medico sa che il cardine della cura sono i farmaci antidepressivi, in particolare quelli serotoninergici. Questo significa che se avete attacchi di panico e prendete un antidepressivo serotoninergico, nel giro di qualche settimana gli attacchi scompariranno o si faranno più radi e meno intensi. Risolto il problema dunque? No.

In realtà purtroppo, gli antidepressivi funzionano per qualche anno, ad essere ottimisti, poi il panico torna nonostante si continui la terapia; spesso nemmeno un aumento di dose o un mix di più farmaci può servire a ripristinare l’effetto farmacologico antipanico dei primi mesi di terapia. Anzi: gli antidepressivi tendono a cronicizzare la malattia per la quale vengono assunti (depressione, ossessioni, fobie, panico, ansia cronica, timidezza) e a peggiorarla. Non è raro poi il caso in cui una persona assume antidepressivi continuativamente per anni allo scopo di tenere a bada il suo disturbo (nel nostro caso il panico) e alla fine si ritrova non solo col panico iniziale ma anche con la depressione o altre patologie associate (ansia, ossessioni, fobie, ecc. ) che prima non aveva. Se lo sospendete poi, per quanto lo facciate gradualmente, il panico torna e molto peggiorato rispetto all’inizio della terapia ma purtroppo torna spesso associato anche ad una forma ansioso depressiva che non conoscevate prima di cominciare la terapia con antidepressivi. Allora, un consiglio: 1) fate una vita sana senza sottoporvi a stress eccessivi, per evitare il primo attacco che scrivendosi indelebilmente nell’amigdala, apre la porta al disturbo di panico; 2) siate attenti tanto più se in famiglia ci sono o ci sono stati altri famigliari con disturbi nervosi o mentali; 3) se avete il primo attacco e cominciate e vivere nella paura che torni, consultate un bravo e intelligente psicoterapeuta; 4) non cominciate con quello che subito vi proporranno e cioè con gli antidepressivi: potrebbe bastare una benzodiazepina a lunga emivita come il clonazepam (Rivotril) assunta per un breve periodo.

Non dico che così sicuramente guarirete, dico soltanto che vale la pena di provarci: se riuscirete a tenere a bada il disturbo di panico con cicli brevi di benzodiazepina + psicoterapia, probabilmente diventerete sempre più forti e migliori mentre se ricorrerete subito agli antidepressivi rischiate di finire in un vicolo cieco. Ricordatevelo: dalle benzodiazepine se ne esce abbastanza facilmente con la pazienza, la costanza e la lentezza mentre dagli antidepressivi, ora si comincia ad ammetterlo, si rischia di non uscirne più perché la loro sospensione anche se graduale provoca, dopo anni di assunzione continuativa, un tale sconvolgimento emotivo, forte al punto da risultare insopportabile; e così si cede e si ricomincia ma con un effetto sempre più debole: ma sospenderli è peggio….Ecco cosa intendo per vicolo cieco.

Sui pericoli degli antidepressivi ho scritto i seguenti articoli:

Astinenza da antidepressivi: fase 1 e fase 2

Negli ultimi 30 anni, un uso irresponsabile di antidepressivi

Depressione da antidepressivi: disforia tardiva

Gli scienziati hanno scritto sull’argomento:

Sull’uso responsabile degli antidepressivi: https://www.karger.com/Article/Pdf/362803

Molto bello, spiega nello specifico i meccanismi ipotizzati per la disforia tardiva:  http://static1.1.sqspcdn.com/static/f/1072889/14891065/1320009670867/antidep+El-Mallakh-tardivedysphoriadarticle1.pdf?token=XYlrSH37mPv6rIjFu%2B72pHnoBII%3D

Bello e semplice, per capire cos’è la tachifilassi da antidepressivi: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4008298/pdf/icns_11_3_24.pdf

Un caro saluto,
A. Mercuri

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