L’irriducibile determinazione dell’anoressica

Riflettendo sull’irriducibile determinazione delle ragazze anoressiche, il cui obiettivo è inattaccabile sia dalle parole che dagli psicofarmaci – più grave del delirio dei folli pur non essendo esse folli- mi sono chiesto a quale dimensione psicopatologica possiamo associare tale ferreo convincimento. La risposta che mi sono dato è stata: alla dimensione dell’idealismo fanatico.
Esiste infatti in tutti gli esseri umani ed è particolarmente sviluppata nei cosiddetti “idealisti”, la propensione a crearsi obiettivi per il futuro che giustifichino e rendano lecita la propria esistenza; l’idealismo sano, è una dimensione cognitiva, un meccanismo mentale tipicamente umano che probabilmente si è selezionato nel corso dell’evoluzione biologica per aver dato un grosso vantaggio riproduttivo in chi lo possedeva. Nessuno di noi infatti (e questo è un concetto da tenere sempre a mente) ha, per legge di natura, il diritto di vivere solo perché è nato; il diritto di vivere lo si conquista col valore, con un valore che sia riconosciuto dalla natura e dagli altri e questo valore spesso ce lo si costruisce perseguendo un ideale: un valore di attrattiva sessuale, soprattutto, quando si è giovani, che poi sfoci nell’utilità biologica della procreazione; e un valore di utilità sociale quando si è più adulti. La natura non dà pace a chi non s’adopera per il bene comune, che sia di tipo biologico (altruismo biologico cioè fare figli) o che sia di tipo sociale (contribuire alla gioia o al successo degli altri).
In alcune persone predisposte tuttavia, capita che l’atteggiamento idealistico si esasperi diventando fanatismo, cioè ossessività intorno al tema del proprio ideale, perfezionismo nel voler raggiungere i sommi risultati, sensazione che vi sia una profonda verità nella propria idea, rifiuto di ciò che contrasta o rallenta il raggiungimento dell’obiettivo: tutto ciò col rischio di perdere il senso delle proporzioni tra la propria idea e la realtà. In tali casi e con il concorso di elementi caratteriali, il senso della missione può diventare talmente forte da superare l’istinto di conservazione o il rispetto della vita altrui: i cristiani si facevano uccidere dai pagani pur di non rinnegare la propria fede oppure uccidevano pur di affermarla; Stalin e Hitler erano convinti di avere una grande missione da compiere, tale da giustificare la morte di milioni di persone, e intanto i dissidenti dei loro regimi si facevano uccidere per l’idea opposta; i patrioti morivano e uccidevano in nome della Patria; nella recente storia italiana, uomini della destra o della sinistra estrema, in nome dei loro ideali, hanno distrutto la vita propria e quella altrui.
La maggior parte delle persone tuttavia non porta all’estremo i propri ideali ma li custodisce gelosamente come un timone per la vita e un’intima fonte di motivazione; così, anche le adolescenti con l’obiettivo di essere magre e piacenti secondo i canoni estetici attuali, non estremizzano con i raggiungimento dell’emaciazione la loro idea bensì, avendo nella testa e nel cuore molti altri obiettivi più edificanti della magrezza estrema, si dedicano ad altri Ideali. La futura anoressica invece, probabilmente avendo una povertà affettiva che le impedisce di crearsi obiettivi più ampi ed estroversi, comincia la sua solitaria scalata al successo con la forza dell’autocontrollo aspirando a due obiettivi: resistere ad un istinto e cercare di incarnare con fanatismo il modello attuale di donna vincente. Traguardi che diventano per lei l’unico obiettivo di vita, una sorta di ideale da perseguire anche fino alla morte.

A. Mercuri

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