Gioco d’azzardo: malattia o semplice sintomo ?

Da molto tempo ormai si parla di dipendenza da gioco d’azzardo come fosse una patologia psichiatrica a sé. E lo stesso si fa con lo “shopping compulsivo”, con la cosiddetta “new technologies addiction” (dipendenza da TV, internet, social network, videogiochi), con le “dipendenze da lavoro” (workaholism), con le “dipendenze dal sesso” (sex-addiction) e dalle relazioni affettive, e con alcune devianze del comportamento alimentare come l’ortoressia o dell’allenamento sportivo come la “sindrome da overtraining”.

Non a caso ho scritto anche la dizione americana, perché è proprio da lì che partono queste maliziose direttive.

In realtà, qualsiasi persona di intelligenza normale capisce che tutti i sù citati disturbi comportamentali sono solo sintomi di un malessere più profondo dell’individuo (concimato dalla tecnologia moderna) ma non sono malattie e sé stanti.

Se si legge un manuale di psichiatria dei primi del novecento tipo l’onesto e famoso “Malattie mentali” di Tanzi e Lugaro si nota come le vere patologie psichiatriche si contino sulle dita di una mano mentre oggi, sembrano essersi decuplicate. Perchè?

Leggendo un moderno manuale di psichiatria si vede che per ogni nuova patologia psichiatrica creata ad arte è già pronto il cocktail di psicofarmaci adatto: e allora certamente a me viene qualche sospetto.

Quanto al gioco d’azzardo in particolare, ricordo che nella legge di stabilità 2015 il governo d’allora (che con l’altra mano strenuamente combatteva il gioco d’azzardo) ha inserito il bando per la creazione di ventiduemila nuovi “punti d’azzardo” tra Casinò, slot room e sale da gioco…

Angelo Mercuri

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