Anoressia Nervosa

E’ una malattia psichiatrica che colpisce prevalentemente le ragazze adolescenti tra i 15 e i 19 anni. Si stima che in Italia ne siano affette circa 300.000 donne, 1 ogni 200, con 9000 nuovi casi ogni anno. E’ molto più diffusa nei Paesi Industrializzati e presso alcune categorie di ragazze come le danzatrici, le atlete e le studentesse universitarie. E’ una malattia che spesso tende a cronicizzarsi, con remissioni e riaccensioni, frequentemente associata ad altre patologie psichiatriche (fobie, ossessioni, depressione) ed a disturbi di personalità. Comincia solitamente col rifiuto di alimentarsi adeguatamente al fine di raggiungere un ideale di magrezza che l’adolescente presume sia socialmente approvato e sessualmente-affettivamente gradito; questo proposito, in alcune adolescenti, innesca una forma ossessiva che le porta ad attribuire al peso e alla forma del proprio corpo un’importanza estrema: pesarsi continuamente, osservarsi minuziosamente allo specchio e misurarsi diventano pertanto azioni compulsive ed abituali. Tali adolescenti traggono soddisfazione ed autostima dal progressivo calo ponderale e dalla constatazione di sapersi controllare resistendo alla fame; importante è notare che il termine anoressia è in realtà improprio perché esso significa “mancanza di appetito” mentre le adolescenti affette da anoressia nervosa conservano un normale desiderio per il cibo ma si astengono dal mangiare per il terrore di ingrassare. In aggiunta alla scarsa alimentazione alcune ragazze anoressiche praticano un’attività fisica estenuante, mentre altre, classificate in un sottotipo a sè, usano lassativi, purganti, diuretici, nonché il vomito autoindotto. Nel tempo esse perdono la normale percezione del proprio corpo vedendosi grasse anche quando pesano trenta chili e nonostante tutti dicano loro che sono magrissime: quest’ultima caratteristica della malattia ne fa comprendere la gravità: l’anoressia nervosa inizia come una forma ossessiva ma nel tempo prende le dimensioni della psicosi delirante; le pazienti inoltre, attuano fin dall’inizio i loro comportamenti deleteri con soddisfazione, tendono a nascondere i loro propositi e a tenere lontano chi propone loro un aiuto. Il non mangiare e il dimagrire è per loro una tale fonte di benessere psicologico e di soddisfazione, che il rischio associato a tali condotte esce dalla loro coscienza; in questo, somigliano 1) ai tossicodipendenti , i quali traggono un tale piacere dalla loro droga, da non voler confessare nemmeno a se stessi la propria preoccupazione per le conseguenze; 2) agli psicotici paranoici, che perseguono i loro folli obiettivi di potere, nonostante le enormi avversità che incontrano. Sottolineo la non coscienza di malattia delle anoressiche per evidenziare la difficoltà di curare tale malattia quando conclamata: in psichiatria, chi lo desidera fortemente può guarire ma difficilmente migliora chi dal medico viene trascinato a forza. Sottolineo tuttavia che l’anoressia nervosa non è tutto o niente: molte, anzi, la maggioranza delle adolescenti che accennano alcune preoccupanti caratteristiche di malattia, tornano poi sui loro passi rientrando in una perfetta normalità: solo poche, sfortunate ragazzine predisposte, persistono nei malati propositi e si aggravano. L’eccessiva importanza che le anoressiche attribuiscono al peso e alla magrezza è in realtà l’esasperazione patologica di una tendenza occidentale moderna in cui, in entrambe i sessi, essere asciutti, veloci e scattanti, è sinonimo di successo, divenendo anche un paradigma di attrazione sessuale. In linea col “sono al mondo solo per correre e vincere” alcune ragazze maturano un inconscio rifiuto delle proprie forme corporee femminili, sentite come un ostacolo al raggiungimento dell’efficienza maschile; in una società in cui la donna ha rinunciato a gran parte delle proprie splendide qualità per lanciarsi in una sterile competizione col maschio sul piano della forza, dell’efficienza, della determinazione, della competitività, è chiaro che il tessuto adiposo delle cosce, delle natiche, della pancia, il seno prosperoso che saltella allegro, il bacino più largo delle spalle (tutte queste, caratteristiche corporee tipicamente femminili e vincenti sul piano della fertilità e della salute) diventano odiose stigmate di lentezza, impaccio, debolezza, inefficienza: un fardello insomma, di cui liberarsi quanto prima; un retaggio di tempi passati in cui l’uomo trotterellava soddisfatto e vincente mentre la donna se ne stava a casa, goffa e frustrata (le femministe hanno fatto scuola…).Va notato ancora che, nel mondo occidentale, ci siamo sempre più staccati dai lavori fisici, per dedicarci a lavori in cui si vive prevalentemente sul piano cerebrale; questo è diventato come un terreno di coltura per i disturbi mentali in genere in quanto ha disancorato le nostre menti dalla realtà fisica del mondo, consentendoci di costruire con la mente fantasiosi castelli in aria, che in alcuni soggetti predisposti diventano sinistri manieri abitati da spiriti. Lascio agli scienziati spiegare il perchè, sul piano biochimico e fisiologico, il tradizionale lavoro artigianale sia salutare, soprattutto per chi ha tendenza ai disturbi nervosi e mentali: io, da persona che aspira prima di tutto al buon senso, dico che, se siamo stati per centinaia di migliaia d’anni cacciatori, agricoltori, allevatori, artigiani, massaie, filatrici, i nostri corpi e le nostre menti per forza si sono adattati e plasmati su quelle attività, che pertanto non possono essere accantonate, come invece oggi si fa, senza pagare un grave scotto, che infatti la società moderna sta pagando in termini di sofferenza psichica. In questo contesto, si colloca anche l’anoressia mentale che è una malattia della vita moderna; fino a qualche decennio fa, quando c’era fame reale e faticoso lavoro fisico in casa e in campagna, l’anoressia mentale non esisteva, la donna, anzi, sperava che il proprio corpo rimanesse forte, florido e sano! Oggi, le ragazzine vivono tra realtà virtuale, modelli culturali deleteri e lunghe ore di studio, senza mai mettere i piedi a terra: cosa possiamo pretendere? E poi, se la competizione si è spostata sul piano puramente intellettivo, che simpatia possono avere per un “corpo” che le ancora ai vecchi, lenti, noiosi e animaleschi ritmi delle nonne, quando esse invece vorrebbero volare? Passando al piano clinico, è da notare che il processo psicopatologico dell’anoressia nervosa tende, in alcune fanciulle, ad auto-alimentarsi e a peggiorare col tempo perché la malnutrizione priva il cervello in maturazione dell’adolescente di sostanze indispensabili al suo corretto funzionamento innescando un aggravamento del quadro clinico che da semplice aspirazione alla magrezza diviene ossessione e poi delirio. Certo, non tutte le adolescenti che si mettono a dieta divengono anoressiche, ma solo una su duecento; questo dimostra che per ammalarsi ci vuole una sfortunata combinazione di difetti biologici, problematicità familiari o ambientali, errori educativi, caratteristiche di personalità: insomma bisogna avere la sfortuna di azzeccare la combinazione perdente! E’ da notare che l’ambiente sociale e lo stile di vita hanno evidentemente una grande importanza nello sviluppo della malattia perché le ragazzine immigrate da Paesi poveri e rurali dove ci si ammala pochissimo di anoressia, quando raggiungono i Paesi ricchi acquisiscono la stessa frequenza di malattia del Paese ospitante. In quali casi dobbiamo dunque preoccuparci? Segnali di allarme sono: 1) magrezza con prolungato rifiuto di alimentarsi adeguatamente, 2) chiusura sociale, 3) difficoltà di manifestare i propri sentimenti, 4) eccessiva dipendenza dal giudizio degli altri, 5) familiarità per disturbi mentali. La terapia dell’anoressia nervosa dipende in larga misura dallo stadio cui è giunta la malattia: nella fase iniziale può essere sufficiente una psicoterapia volta a correggere certi tossici stereotipi occidentali moderni e a scoprire, discutere e risolvere le problematiche psicopatologiche sottostanti il rifiuto del cibo; nelle fasi successive, via via che la malnutrizione si aggrava e dall’ossessione si passa al convincimento delirante, è sempre più probabile la necessità di affiancare alla psicoterapia una terapia farmacologica che solitamente si basa sull’uso di antidepressivi e antipsicotici come, ad esempio, Aloperidolo. Se tuttavia lo stato di malnutrizione è tanto marcato da provocare malattie fisiche oppure l’ostinazione delirante di non mangiare è inattaccabile, si rende necessario il ricovero in strutture adeguate.

A. Mercuri

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