Dipendenza da ansiolitici

Gli ansiolitici (chimicamente noti come benzodiazepine e commercializzati col nome di valium, tavor, lexotan, minias, xanax ecc.) sono farmaci dotati di elevata efficacia, basso costo, scarsa tossicità e notevole rapidità d’azione. Tali caratteristiche hanno favorito, soprattutto nei decenni passati, la prescrizione facile come una panacea per lenire ansia, insonnia, disturbi ipocondriaci, sintomi depressivi ecc. Si è avuta dunque una vasta diffusione dei suddetti farmaci presso la popolazione adulta con conseguenze gravi data la loro capacità di determinare una forte dipendenza psicologica e fisica associata a gravosi sintomi cognitivi come perdita di memoria, rallentamento ideomotorio, depressione, apatia. Sottolineo fin d’ora che tali sintomi sono reversibili sospendendone l’assunzione. La dipendenza da ansiolitici è molto comune e assai spesso nella mia pratica clinica devo aiutare persone che accusano disturbi psichiatrici dovuti esclusivamente ad un uso eccessivo o troppo prolungato di ansiolitici. Fortunatamente ora, comincia a maturare presso la classe medica la consapevolezza che gli ansiolitici vanno prescritti solo per periodi molto brevi e per motivi gravi e transitori. Gli ansiolitici sono farmaci esclusivamente sintomatici cioè agiscono efficacemente nell’immediato per lenire la sofferenza (di qualsiasi origine essa sia, anche fisica) poichè agiscono principalmente a livello del diencefalo, una regione cerebrale che ci consente di provare le emozioni; in tale regione agiscono come sedativi mettendo quindi il ‘silenziatore’ a tutte le nostre emozioni, belle e brutte. Generalmente, più a lungo è stato assunto il farmaco ansiolitico e maggiori sono state le dosi, più forte è la dipendenza. Per dipendenza si intende il fatto che se una persona è abituata ad assumere tali farmaci e ne sospende l’uso troppo bruscamente, và incontro ad una serie di disturbi psichici (aumento dell’ansia, depressione, insonnia ostinata, apatia) e fisici ( astenia, tremore, tachicardia, irrequietezza psicomotoria, sintomi simil-influenzali). Per uscire dalla dipendenza da benzodiazepine è innanzitutto indispensabile capire che non son farmaci curativi ma solo sintomatici; a differenza degli antidepressivi ad esempio che hanno potenzialità curative, le benzodiazepine danno solo un sollievo momentaneo ma a lungo andare peggiorano e complicano la situazione per la quale il soggetto ha cominciato ad assumerli. Inoltre bisogna comprendere che le benzodiazepine migliorano la sensazione soggettiva di benessere ma hanno un effetto negativo su tutte le prestazioni intellettive in genere, soprattutto sulla memoria (assolutamente reversibile, sia chiaro!). La regola fondamentale per liberarsene è diminuirne il dosaggio quotidiano con estrema lentezza e con estrema metodicità SENZA MAI RISALIRE pena la necessità di ricominciare daccapo; in termini pratici se uno ha assunto, ad esempio, 20 gocce al giorno di bromazepam per un mese, è facile che debba togliere non più di una goccia al giorno. In generale più una persona è abituata ad assumere tali farmaci, più lenta deve essere la disassuefazione. Altra cosa importante da tenere presente è che dietro un’eccessiva difficoltà di liberarsi dagli ansiolitici spesso si nasconde un’altra patologia psichiatrica non diagnosticata (il più delle volte uno stato depressivo) che riemerge ogniqualvolta il soggetto tenta di liberarsi dal giogo dei sedativi. Alle volte per facilitare o accelerare la disassuefazione, si usa associare uno stabilizzante dell’umore come l’acido valproico o la carbamazepina e/o un antidepressivo. E’ fondamentale comunque farsi seguire da un medico psichiatra o psicoterapeuta specificamente competente in materia perchè generalmente se una persona giovane e in attività non riesce a liberarsi dagli ansiolitici significa che ha un problema psicologico non risolto e che usa gli ansiolitici per attutirlo. Per questo non vi è un’unica terapia per lo svezzamento dalle benzodiazepine: se uno ne abusa perchè è depresso, smetterà curandosi la depressione, se lo fà perchè ha un’ansia cronica deve risolvere quest’ultima, se lo fà perchè ha sintomi ossessivi che lo infastidiscono riuscirà a smettere solo se curerà questi ultimi, ecc. Che ci si aiuti o meno con altri psicofarmaci nello svezzamento dagli ansiolitici è comunque indispensabile seguire la regola della discesa lenta e metodica.

Personalmente, preferisco comunque non associare altri psicofarmaci durante lo svezzamento dalle benzodiazepine perchè c’è il rischio di passare da una dipendenza a più dipendenze.  Se durante la discesa del dosaggio emergono altre problematiche psichiatriche ritengo che vadano affrontate, fin dove è possibile, senza ausilii chimici.

Riporto qui di seguito tre casi clinici di dipendenza da benzodiazepine da me trattati recentemente. Saranno descrizioni succinte, riassuntive, che hanno lo scopo di dimostrare al lettore come la dipendenza da ansiolitici solitamente si instauri in tre fasi: nella prima il soggetto comincia ad assumere una benzodiazepina per i più diversi motivi e prova un immediato e notevole sollievo ai suoi disturbi; nella seconda i disturbi cominciano a ricomparire peggiorati quindi il paziente aumenta le dosi per continuare ad ottenere gli stessi effetti dell’inizio; nella terza fase il soggetto accortosi di essere caduto in una trappola tenta di liberarsi in fretta e a sbalzi dal sedativo senza riuscirci. Sottolineo che non tutte le persone che cominciano ad assumere benzodiazepine ne divengono dipendenti: alcuni, soffrendo di un disturbo solo temporaneo traggono vantaggio da una breve assunzione di ansiolitici che leniscono i sintomi acuti; al cessare del disturbo smetteranno senza fatica e volentieri l’assunzione del sedativo. Il rischio di dipendenza si pone per quei soggetti che hanno un disturbo cronico i quali traendo un iniziale grande vantaggio dall’assunzione dell’ansiolitico, tendono a reiterarne l’assunzione.

Primo caso.

Franco,  30 anni, è giunto alla mia osservazione un anno e mezzo fa. All’epoca ventisettenne, era studente di economia e commercio molto in ritardo con gli esami e gravemente dipendente da ansiolitici. Aveva cominciato a 19 anni ad assumere 15 gocce di lexotan saltuariamente perché  lo aiutavano a concentrarsi nello studio. Mi riferisce di essere stato un bravo studente  al liceo ma di aver raggiunto i migliori  risultati solo  nelle materie umanistiche: letteratura, filosofia e soprattutto storia tanto che, finito il liceo, aveva deciso di iscriversi a Venezia alla facoltà di studi storici. Il padre tuttavia si era vivacemente opposto a questa scelta perché riteneva che all’università bisognasse studiare non le materie che piacevano ma quelle che davano uno sbocco lavorativo. Così, concedendo al figlio di scartare le materie scientifiche gli aveva lasciato la scelta tra giurisprudenza ed economia e commercio.  Franco aveva scelto quest’ultima pensando che potesse prospettarsi qualche aggancio con la storia. Tuttavia aveva cominciato i corsi universitari con ansia e nel corso degli anni si era reso conto di non essere minimamente interessato ai meccanismi dell’economia moderna ma anzi di detestare questa materia artificiosa in cui non credeva. Tuttavia si sentiva in dovere di proseguire perché a casa trovava un muro di incomprensione di fronte alle sue inclinazioni e perché egli stesso aveva paura di cambiare indirizzo di studi ormai quasi trentenne e temendo la disoccupazione. Questo rifiuto e disinteresse per studi imposti ha generato in Franco rabbia, frustrazione e disprezzo di sé per non essere stato sufficientemente forte da imporsi in famiglia nella scelta del proprio futuro. La conseguenza di tutto ciò è stata che Franco dai 19 ai 28 anni ha vissuto in uno stato di lieve torpore, distacco dalla realtà e autolesionismo passando gradualmente dalle 15 gtt. di bromazepam saltuarie alle  60 gtt. x 4/die + Sertralina 100 mg/die + 5 mg di olanzapina quando è giunto a visita da me.  In questi nove anni ha tentato innumerevoli volte di smettere l’inutile e dannosa assunzione di bromazepam associandovi anche altri psicofarmaci dietro consiglio di diversi specialisti consultati. Non proseguo oltre nella descrizione del caso per non annoiare chi legge ma salto alla conclusione: dopo sei mesi di psicoterapia, Franco ha preso consapevolezza della propria situazione e di sé, ha smesso di disprezzarsi e ha trovato il coraggio di iscriversi a Storia seguendo le proprie inclinazioni e attitudini. Ora vive e studia Storia a Venezia mantenendosi in parte con un lavoro non molto impegnativo  quindi compatibile con l’Università; finalmente il tentativo di liberarsi dagli ansiolitici si è concretizzato in una discesa graduale e costante preceduta dalla graduale eliminazione di Sertralina e Olanzapina . Sono quattro mesi che non assume alcuna terapia, studia con profitto e lavora.

Secondo caso.

Francesco, 35 anni, è laureato in economia e commercio, lavora in banca come impiegato di medio livello, ama il proprio lavoro e ambisce  a fare carriera. E’ sposato senza figli. Sei mesi fa ha cominciato ad assumere regolarmente ogni sera 10 gtt di lormetazepam, una benzodiazepina molto in auge con spiccate proprietà ipnoinducenti che gli è stata prescritta perché attraversava un periodo di insonnia: la sera si addormentava presto ma il sonno era troppo breve perché alle 4 di mattina era già sveglio con una sensazione di tristezza e di vuoto che si attenuava gradualmente fino a scomparire quando raggiungeva il posto di lavoro; si sentiva vivo e di buon umore solo quando lavorava mentre nel resto del tempo provava un vago senso di vuoto, di scontentezza e di noia. Mi dice che durante la prima settimana di assunzione di Lormetazepam il sonno era migliorato perché si prolungava fino alle 7 circa ma poi l’insonnia è peggiorata perché oltre a svegliarsi presto come prima dormiva anche in modo superficiale e poco riposante; così ha cominciato ad assumere altre 10 gtt di Lormetazepam anche al mattino alle 4 al risveglio per riuscire a dormire almeno fin le 7. Successivamente ha aumentato il numero di somministrazioni fino all’attuale 10 gtt. X 6/die; mi riferisce che ora, quattro delle sei dosi di Lormetazepam sono diurne perché questo ansiolitico lo aiuta a superare i momenti di svogliatezza e cattivo umore ma anche di forte ansia che emerge tra una dose e l’altra. Mi ha contattato perchè si rende conto che tale sedativo ha molto peggiorato il suo sonno, il suo umore e l’ha reso più apatico, lento e distratto nel lavoro. Senza andare oltre riferisco alcune considerazioni:

1) è evidente che la prescrizione di ansiolitici in un caso come questo è stata un errore perché Francesco soffre di uno stato depressivo mascherato e le benzodiazepine non vanno mai somministrate da sole per la terapia della depressione perché la aggravano e c’è il rischio di innescare una grave dipendenza poiché l’ansiolitico lenisce momentaneamente i sintomi depressivi che poi si ripresentano tra una dose e l’altra aggravati per cui il soggetto, come Francesco, tende ad aumentare la frequenza delle somministrazioni.

2) Francesco è seguito da me da appena due settimane e per ora abbiamo concordato una graduale discesa del dosaggio di lormetazepam in ragione di non più di 1 gtt al giorno, discesa intervallata da soste di tre-quattro giorni ogni settimana circa per stabilizzare il risultato.

3) volendo evitare di iniziarlo ad una terapia con farmaci antidepressivi perché la sua condizione, pur essendo a rischio, non è attualmente grave lo sto trattando solo con la psicoterapia ponendo come cardini della terapia l’attività fisica e la ricerca di passioni extralavorative.

Terzo caso

Marina, 30 anni, segretaria in uno studio legale giunge alla mia osservazione perché si sente giù di morale, ha perso gradualmente gli interessi di un tempo e si è chiusa molto socialmente. Non è fidanzata, ha qualche breve storia sporadica che appena abbozzata finisce. La maggior parte del suo tempo lo trascorre da sola. Mi riferisce che a partire dalla pubertà ha cominciato a provare un forte disagio ogni volta che deve parlare con altre persone soprattutto se le conosce poco e se le stanno fisicamente vicine guardandola negli occhi. Ha così gradualmente cominciato ad evitare le occasioni sociali nonostante la solitudine le pesi moltissimo e senta invece piacere nello stare con gli altri. Mi riferisce di essere sempre stata molto eccitabile ed emotiva. Quando deve parlare con una persona, si sente molto tesa, fa fatica ad esprimere quello che vuole dire e si ritrova a fare discorsi che vengono interpretati male perché per la fretta di finire dice le cose in modo incompleto e mangiando le parole; prova inoltre una fastidiosissima tensione muscolare localizzata agli occhi che le rende difficile guardare l’interlocutore o, peggio, un pubblico più ampio. Dai venti ai venticinque anni ha cercato di lenire questo disagio con le bevande alcoliche che tuttavia le davano un sollievo solo momentaneo per poi aggravarle di molto la condizione di iperestesia ed eretismo. Così, ormai cinque anni fa, ha smesso completamente di bere alcolici e si è rivolta ad uno psichiatra che le ha prescritto 10 gtt di alprazolam (un ansiolitico della classe delle benzodiazepine) prima di un’occasione sociale. Marina mi riferisce che per i primi sei mesi circa la cura ha funzionato in modo splendido ma poi sono cominciati i guai: i disturbi si sono ripresentati con intensità aumentata e da dieci gocce sporadiche è passata alle attuali trenta gocce di alprazolam tre-quattro volte al giorno; mi riferisce inoltre di sentirsi depressa e di avere difficoltà a ricordare gli avvenimenti recenti, cosa che le causa anche problemi in ambito lavorativo. Ha inoltre cominciato a bere caffè, cosa che prima evitava, per contrastare il senso di apatia successivo all’assunzione del sedativo. Dopo una sospensione molto lenta della benzodiazepina, siamo passati all’eliminazione totale del caffè che per il temperamento di Marina è assolutamente controindicato. Riportata la paziente alle condizioni di partenza ho iniziato una psicoterapia volta al rafforzamento dell’autostima e della sicurezza di sé. Ho esortato la paziente inoltre a non rinunciare alle occasioni sociali bensì di ricercarle e di cominciare ad invitare anche amici a casa. Sul piano somatico ho consigliato Marina di intraprendere uno sport aerobico come la corsa lenta che le consente di scaricare la tensione nervosa, da praticare tre volte alla settimana.