“Gli dei torneranno” di Carlo Sgorlon

Ho finito di leggere da poco “ Gli dei torneranno”, libro molto riuscito che lo scrittore friulano Carlo Sgorlon (1930-2009) scrisse nel 1977, a quarantasette anni, eta’ matura in cui tutti i temi dei suoi più bei romanzi sono già presenti e ben delineati: l’amore per la sua terra, il Friuli; l’amore, il rispetto e l’attrazione per l’universo femminile; il tema dell’emigrazione in gioventù e della successiva voglia di casa, la ricerca delle proprie Continua a leggere

“La mite” di Fëdor Dostoevskij

«Capii che era buona e mite. Le persone buone e miti non resistono mai per molto tempo; non si aprono subito, è vero, ma nemmeno sanno sottrarsi a una conversazione: agli inizi rispondono misurando le parole, e tuttavia rispondono, e più si va avanti più si lasciano andare, bisogna solo non stancarsi di aspettare, se si vuole sapere qualcosa.»
Fëdor Dostoevskij, La mite, 1876

La mite apparve nel 1876 sulla rivista Diario di uno scrittore, dello stesso Dostoevskij. Racconto fantastico, lo definì il suo autore, ma fantastico solo nella forma letteraria: non un racconto vero e proprio né uno scritto in forma di memorie, ma una sorta di monologo, quasi come se lo scrittore avesse rielaborato i pensieri ad alta voce del protagonista dagli appunti di un ipotetico e fedele stenografo. Continua a leggere

Ricordi di manicomio

Storie di manicomio nei primi decenni del novecento scritte dallo psichiatra-direttore del manicomio di Venezia, Corrado Tumiati(1885-1967); storie tipiche, obiettive, reali, di quando la follia non era solo lucroso monopolio di case farmaceutiche e neuroscienze ma le si lasciava una sacrosanta ed ineliminabile dimensione umanistica e poetica. Storie di quando si ammetteva con onestà e buon senso che la follia ha bisogno di un ambiente a lei dedicato, il manicomio; storie raccontate con pudore e rispetto per la sofferenza, inserite nel misterioso ordine delle cose con un atteggiamento poetico che non è stile ma sostanza.
Io lo considero un libro bellissimo, intriso di tristezza e poesia vera, di quella poesia malinconica e struggente che sempre emana dall’osservazione silenziosa delle cose ineluttabili.
Il manicomio me lo ricordo, da bambino andavo a trovare mio papà che era psichiatra proprio al San Servolo di Venezia.

A. Mercuri

Leggi il libro nella prima edizione del 1931

Libro: “L’uomo che amava solo i numeri”

Paul Erdòs è stato un famoso matematico ungherese del 1900 che ha contribuito a sviluppare la teoria dei grafi, da cui poi è sorta la teoria delle reti. Era un uomo strano, un genio folle, per il suo stravagante stile di vita. Non amava le donne ma solo sua madre, era tossicodipendente da caffeina e poi da amfetamine, odiava gli alcolici, era vagabondo nel vero senso perchè aveva rifiutato una cattedra di insegnamento fissa e una casa. Girava il mondo con due valige sempre in cerca di amici matematici che lo ospitassero e coi quali fare nuove scoperte. Continua a leggere

Libro: Link, la scienza delle reti

Bellissimo libro del fisico teorico ungherese Albert-Làszlò Barabàsi, molto originale per il tema trattato e per la disinvoltura e semplicità con cui discorre di una materia così complessa; parla delle reti cioè di quelle entità fisico-matematiche costituite da migliaia di elementi che interagiscono tra loro in modo dinamico facendo emergere un utile risultato unitario: le famose sinfonie classiche di Bach, Mozart, Beethoven, sono il risultato dell’interazione in rete dei suoni dei singoli strumenti musicali; la vita, è il risultato dell’interazione reciproca di miliardi di cellule; la produzione di una proteina, è il risultato del funzionamento sinergico di migliaia di geni; un pensiero è il risultato dell’attività elettrica ordinata di milioni di neuroni; e, naturalmente, Internet è il risultato dell’interazione di miliardi di utenti. Ecco, la scienza delle reti, studia le leggi fisico-matematiche che governano tali interazioni: la cosa affascinante è che tutte le reti complesse, qualsiasi sia la loro composizione, funzionano nello stesso modo.

Tempo addietro, vi consigliavo il libro di Gerd Gigerenzer “Le decisioni intuitive” che tratta di quelle decisioni che prendiamo senza pensarci su tanto, che sgorgano spontanee ascoltando l’intuito, cioè “il cuore” (oppure “la pancia”, come alcuni dicono); è quella che si chiama “intelligenza intuitiva”, all’opposto dell’intelligenza razionale delle faticose decisioni calcolate (e spesso sbagliate).

Ecco, l’intelligenza emotiva o intuitiva, è il risultato di una segreta interazione in rete tra milioni di neuroni del nostro cervello, i quali funzionano seguendo le leggi su esposte per le reti complesse e lo fanno in parallelo e ad un livello sottostante la nostra coscienza; tant’è vero che quella rete funziona meglio quando noi pensiamo o facciamo altro e la lasciamo lavorare in pace: infatti le migliori decisioni intuitive sgorgano limpide e improvvise la mattina poco dopo il risveglio.

Un’ultima cosa: uno dei geni matematici del 1900 che ha posto le basi della scienza delle reti è Paul Erdòs, anch’egli ungherese, e la cui presenza aleggia dall’inizio alla fine del libro di Barabasi, devoto e affascinato ammiratore di tale grande maestro. C’è un bellissimo libro sulla vita e l’opera di Paul Erdòs, scritto dal famoso divulgatore scientifico statunitense Paul Hoffman che si intitola “L’uomo che amava solo i numeri” ; ve lo consiglio!

Angelo Mercuri

Decisioni intuitive: le migliori, per noi

Cari lettori, vi consiglio un libro interessante, che tratta un argomento originale: “Decisioni intuitive: quando si sceglie senza pensarci troppo” dello scienziato cognitivo Gerd Gigerenzer. L’autore, spiega come il nostro cervello e il nostro corpo, siano in grado di risolvere problemi complessi nel modo per noi più conveniente, attraverso un inconscio processo di sommatoria d’un numero enorme di pro e contro e, soprattutto ( e questa è la cosa più sorprendente), dando un peso preciso e differente ai singoli vantaggi e svantaggi: una cosa che mai, coscientemente e razionalmente saremmo in grado di fare.
Fondamentali, sono anche i segnali del corpo che hanno a che fare con la dimensione emotiva: tante volte infatti, dopo aver preso una decisione ragionata, sentiamo che tuttavia, non è quella giusta per noi, e questo lo sentiamo col corpo, tant’è che spesso diciamo: si, sarebbe giusto fare così, ma “io non me la sento”.
Tale capacità e necessità di decidere intuitivamente, è emersa nel corso dell’evoluzione, come adattamento ad un mondo complesso, nel quale giocano un numero enorme di variabili; interessante è notare come sia facile consigliar egli altri, mentre è difficile prendere decisioni riguardanti noi stessi, dove ecco che l’intuito gioca un ruolo fondamentale: da qui il detto “chiedi consiglio a cento ma poi fai di testa tua”.

Ancora, si usa dire, “nel dubbio, astienti” e questo esprime una cosa fondamentale: le decisioni giuste per noi, hanno bisogno del loro tempo per essere prese, tempo in cui è più utile dedicarsi ad altre cose oppure dormire; mentre facciamo altro infatti, oppure dormiamo, il nostro cervello fa i suoi calcoli segreti senza essere disturbato dal ragionamento o dalla stanchezza; e spesso capita che sia proprio al mattino, a mente fresca, che ci ritroviamo la soluzione in mano.
A. Mercuri

Sul fare Sport

ENRICO ARCELLI

Un consiglio che do sempre ai miei pazienti è quello di fare sport regolarmente almeno due-tre volte la settimana, possibilmente un’attività aerobica all’aria aperta, come ad esempio la semplice corsa lenta. L’effetto benefico su tutto l’organismo è cosa risaputa e intuitivamente comprensibile; a livello cerebrale poi vi sono delle modificazioni biochimiche che si traducono in un effetto euforizzante paragonabile a quello dei farmaci antidepressivi ma con ovvie differenze in favore dello sport.
Un bel libro sulla corsa lenta, scritto da un simpatico medico, Enrico Arcelli,    si intitola “Correre è bello”: troverete qui ogni sorta di consigli intelligenti dati da un aristocratico, appassionato, famoso medico dello sport e corridore.

13 marzo 2019, 44° anniversario della morte di Ivo Andric

Il 13 marzo 1975, 44 anni fa, moriva a Belgrado il grande scrittore serbo di Bosnia, Ivo Andric.

Nel 1961 gli fu conferito il Premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione: «Per la forza epica con la quale ha tracciato temi e descritto destini umani tratti dalla storia del proprio Paese». E io, per lo stesso motivo, desidero ricordare e salutare quest’uomo mite e schivo che, con la forza dell’amore per il proprio Paese, la Bosnia e per il proprio popolo, il popolo Serbo, rinforzò e continua a farlo, il sacrosanto amore e orgoglio che ognuno di noi dovrebbe avere per il proprio Paese. Grazie Andric!

Angelo Mercuri

Funzione biologica dell’orgasmo femminile

Alcune ricerche sembrano dimostrare che l’orgasmo femminile, attraverso la contrazione di utero e vagina, faciliti il concepimento creando un ‘risucchio’ verso l’alto del liquido spermatico appena depositato. Tuttavia non vi è certezza riguardo a questo dato biologico.
E’ interessante notare come nei secoli passati, nonostante alcune ingenuità scientifiche (tipo la credenza che anche la donna emettesse il proprio seme all’esterno), l’intuizione avesse tuttavia portato gli eruditi rinascimentali a dare una certa importanza biologica all’orgasmo femminile.

Così scrive Sara F. Matthews Grieco nel capitolo “Corpo, aspetto e sessualità” all’interno del volume Storia delle donne in Occidente, dal rinascimento all’età moderna Ed. Laterza 1991:

“La sola forma di masturbazione consentita dai confessori cattolici e dai medici, era la manipolazione femminile – sia in preparazione del rapporto (per favorire la penetrazione), sia dopo che il marito avesse precedentemente eiaculato e si fosse ritirato – al fine di raggiungere l’orgasmo, aprendo così la ‘bocca dell’utero’ e liberando il ‘seme femminile che, secondo le autorità mediche del XVII secolo, era altrettanto utile alla procreazione di quello liberato dal maschio. Benchè il ‘diritto all’orgasmo’ femminile continuasse ad essere discusso con scrupolo nei manuali per la confessione del XVIII secolo, la maggioranza dei teologi accettava la teoria medica di Galeno circa la desiderabilità o meno dell’appagamento femminile: avrebbe Dio donato alle donne questa fonte di piacere senza uno scopo? Un punto debole in questo ragionamento era il fatto che le donne potevano concepire passivamente e senza piacere, nel qual caso il loro ‘seme’ sarebbe stato assente. Per nulla sconfitta, la scienza medica venne in aiuto alla dottrina e dichiarò che la funzione del seme femminile era quella coadiuvare il suo corrispondente mascolino: se emesso nello stesso momento di quello del maschio, avrebbe portato alla procreazione di una prole più bella.”

Storia della sessualità femminile

Gentili lettori, vi propongo ora, come seguito e confronto con i precedenti articoli sulle fantasie sessuali femminili frutto di una visione attuale della sessualità, la visione della sessualità (e in particolare di quella femminile), presente in Europa nei secoli 16°-17°-18°. E’ un estratto dal famoso testo “Storia delle donne in Occidente Dal rinascimento all’età moderna degli storici Georges Duby e Michelle Perrot Ed. Laterza 1991.

Leggi il Cap. La sessualità, pag. 72

Buona Lettura,

A. Mercuri