Nausea da Antidepressivi

Uno degli effetti collaterali iniziali più fastidiosi degli antidepressivi serotoninergici può essere la nausea (e talvolta il vomito) provocati dalla stimolazione, da parte della serotonina, dei propri recettori di tipo 5-HT3 (che non sono quelli implicati nell’azione antidepressiva). Premetto che, abitualmente, tale fastidioso sintomo può essere minimizzato partendo da un basso dosaggio di farmaco, aumentato poi gradualmente. In ogni caso, comunque, la nausea abitualmente scompare nel giro di una settimana dall’inizio del trattamento perché i recettori serotoninergici 5-HT3 sia intestinali (vagali) che centrali (cioè del cervello) entrambi responsabili di nausea e vomito, si desensibilizzano spontaneamente. Come si capisce, il motivo dell’insorgenza della nausea con l’inizio del trattamento con antidepressivi serotoninergici, è che tali farmaci fanno aumentare la serotonina nel sangue, la quale serotonina si lega ai su menzionati recettori per la nausea 5-HT3. Ma cosa si può fare per evitare o eliminare tale nausea?
L’accorgimento principale è quello dell’aumento graduale della dose, come sopra già riferito. Il secondo provvedimento, se necessario, può essere l’assunzione contemporanea di una modica dose di Mirtazapina, un altro antidepressivo che ha la singolare capacità di occupare (senza stimolarli!) i suddetti recettori 5-HT3 sia periferici che centrali i quali divengono così, indifferenti alla serotonina circolante.
Da notare che la Mirtazapina ha anche proprietà antiistaminiche che contribuiscono ad eliminare la nausea e favoriscono il sonno.
Ancora, come specifici anti 5-HT3 e senza effetti psicotropi, troviamo l’Ondansetron e i suoi derivati, molto usati anche per la nausea provocata dalla chemioterapia antitumorale.

Altri farmaci che possono contrastare la nausea da antidepressivi serotoninergici ma in modo meno mirato e selettivo, sono gli anti-dopaminergici (molto usati sono l’amisulpiride o la levosulpiride perché, a basso dosaggio, hanno anche un effetto antidepressivo), gli anticolinergici anti-muscarinici e gli anti-istaminici anti H1. Queste ultime tre categorie sono abbastanza efficaci, ma certamente meno della mirtazapina e dell’ondansetron perché, a differenza di questi ultimi due, non vanno al cuore del problema (che è appunto una stimolazione eccessiva dei recettori serotoninergici 5-HT3). Tuttavia funzionano perché la zona dell’encefalo preposta alla percezione della nausea non ha solo recettori 5-HT3 ma anche recettori per la dopamina, per l’istamina e per l’acetilcolina la cui inibizione fa diminuire, in ogni caso, la sensazione di nausea. Resta tuttavia il fatto che sono meno efficaci perché meno mirati.

Angelo Mercuri

Triptofano

Amminoacido precursore della serotonina (5-idrossitriptamina), è normalmente presente in molti cibi comuni. Per poter attraversare la barriera ematoencefalica deve essere convertito in OH-Triptofano: all’interno del cervello verrà poi decarbossilato e trasformato in serotonina (ricordo che la serotonina non può attraversare la barriera ematoencefalica e pertanto l’assunzione di serotonina non ha alcun effetto antidepressivo). L’importanza della serotonina nella regolazione del tono dell’umore, dell’aggressività, dell’ansia, del sonno, del comportamento alimentare e dell’ossessività, è cosa nota da tempo e si è visto che nel cervello di soggetti depressi i livelli di serotonina sono più bassi della media e che tale carenza si correla alla gravità della depressione. Il miglioramento della depressione inoltre, si associa ad un innalzamento del livello cerebrale di serotonina.

A questo proposito devo fare una precisazione, perchè diversi pazienti mi chiedono se sia possibile dosare la serotonina con un comune prelievo di sangue: si, è possibile ma non ha alcun significato per valutare il grado di depressione in quanto non c’è alcuna relazione tra livello ematico e cerebrale di serotonina. Ancora, il dosaggio della serotonina cerebrale non si può fare nel soggetto vivo; nel vivente è possibile dosare invece il metabolita della serotonina nel liquor, l’acido 5-idrossi-indolacetico, ma per farlo bisogna praticare una puntura lombare, non priva di rischi e dall’utilità pratica pressochè nulla.

Tornando al nostro OH-Triptofano (detto anche oxitriptano) prodotto dalla ditta Alfasigma Spa possiamo aggiungere i seguenti dati: nel ratto albino, dopo somministrazione di L-5-HTP (oxitriptano), si rileva un aumento di serotonina cerebrale che raggiunge l’apice ai 30 minuti. Nel topo, la dose di 1 g/kg determina l’innalzamento della serotonina cerebrale da 0,58 mg a 20 mg. Nella scimmia la dose di 30 mg/kg aumenta in un’ora i livelli di serotonina cerebrale in maniera considerevole, da due a sei volte a seconda delle regioni esplorate. L’eliminazione avviene per via renale sotto forma di acido 5-idrossi-indol-acetico, catabolita della serotonina. Continua a leggere

Brintellix (Vortioxetina)

La vortioxetina (Brintellix) è un farmaco antidepressivo approvato per il trattamento dei disturbi depressivi che rientra nella categoria farmacologica dei SMS (Serotonin Modulator and Stimulator) per via del suo peculiare meccanismo d’azione, caratterizzato dall’inibizione del reuptake della serotonina e l’antagonismo o agonismo su numerosi recettori della serotonina.

Approvato nel 2013 dalla FDA per la vendita negli Stati Uniti, nel 2017 è stata approvata la commercializzazione anche in Italia.

La sua azione farmacologica è dovuta per lo più all’inibizione del reuptake della serotonina (agendo in tal senso in maniera analoga agli SSRI) e in misura minore ad altre azioni quali l’agonismo parziale al recettore 5HT1A (che potrebbe aumentare l’efficacia e diminuire alcuni effetti collaterali, specie di tipo sessuale) e l’antagonismo ai recettori 5HT3 (che potrebbe contribuire a diminuire gli effetti collaterali di nausea e agli effetti ansiolitici, nonché quelli pro cognitivi poiché questi recettori sono coinvolti nel rilascio di GABA) e 5HT7 (quest’ultimo è noto essere sito d’azione di altri farmaci antidepressivi).

Tale attività porta oltre alla modulazione dell’attività della serotonina, probabilmente in maniera indiretta anche a quella di noradrenalina, dopamina, istamina, acetilcolina, GABA e glutammato. Tuttavia l’esatta influenza di tali modulazioni nell’attività terapeutica non è nota.

In 11 studi a breve termine (6-8 settimane) condotti per valutare l’efficacia del composto nel trattamento della depressione maggiore, in 7 si è dimostrata superiore al placebo (composto inattivo) nel determinare una riduzione dei sintomi depressivi a dosaggi compresi tra 5-20 mg al giorno (per confronto, dalle revisioni degli studi gli SSRI hanno mostrato efficacia superiore al placebo nel 40% degli studi). Tuttavia, finora non sono stati condotti studi volti a confrontare la reale efficacia di queste due classi di farmaci. Secondo i risultati di un altro studio, la vortioxetina si sarebbe dimostrata ugualmente efficace alla venlafaxina (un SNRI) ma leggermente più tollerabile, mentre in un altro si sarebbe dimostrata più efficace dell’agomelatina e meglio tollerabile di sertralina, venlafaxina e escitalopram. Tuttavia, tali risultati andranno replicati in studi più ampi.

I risultati nel trattamento dell’ansia generalizzata sono invece contrastanti e sembra essere poco o per nulla efficace nel trattamento di tale patologia. Continua a leggere

Depressione

La depressione è un disturbo dell’umore caratterizzato da un insieme di sintomi cognitivi, comportamentali, somatici ed affettivi che, nel loro insieme, sono in grado di diminuire in maniera da lieve a grave il tono dell’umore, compromettendo il “funzionamento” di una persona, nonché le sue abilità ad adattarsi alla vita sociale.

La depressione non è quindi, come spesso ritenuto, un semplice abbassamento dell’umore, ma un insieme di sintomi più o meno complessi che alterano anche in maniera consistente il modo in cui una persona ragiona, pensa e raffigura se stessa, gli altri e il mondo esterno. La depressione talvolta è associata ad ideazioni di tipo suicida o autolesionista, e quasi sempre si accompagna a deficit dell’attenzione e della concentrazione, insonnia o ipersonnia, disturbi alimentari, estrema ed immotivata prostrazione fisica. La depressione fa parte dei disturbi dell’umore, insieme ad altre patologie come la mania e il disturbo bipolare. Essa può assumere la forma di un singolo episodio transitorio (si parlerà quindi di episodio depressivo) oppure di un vero e proprio disturbo (si parlerà quindi di disturbo depressivo). L’episodio o il disturbo depressivo sono a loro volta caratterizzati da una maggiore o minore gravità. Quando i sintomi sono tali da compromettere l’adattamento sociale si parlerà di disturbo depressivo maggiore, in modo da distinguerlo da depressioni minori che non hanno gravi conseguenze e spesso sono normali reazioni ad eventi luttuosi. L’episodio depressivo maggiore è caratterizzato da sintomi che durano almeno due settimane causando una compromissione significativa del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti. Fra i principali sintomi si segnalano: Continua a leggere

Venlafaxina (Efexor)

Fa parte degli antidepressivi di nuova generazione (cioè dei cosiddetti selettivi) che sono stati sintetizzati dopo i Triciclici sperando di fornire nuove molecole altrettanto efficaci sulla depressione ma con meno effetti collaterali dei triciclici. I risultati reali però, nonostante la serrata campagna di marketing delle case farmaceutiche produttrici, non sono stati quelli sperati: i nuovi antidepressivi, sono molto meno efficaci sulla depressione e gravati da effetti collaterali spesso più pesanti e persistenti.

Ciò nonostante, e questo è un triste esempio di cosa possono fare le campagne pubblicitarie miliardarie in sinergia con gli studi scientifici pilotati, i nuovi antidepressivi sono riusciti a conquistare il mercato facendo mettere in soffitta (o quasi) i loro progenitori Triciclici (Anafranil, Laroxil, Noritren, ecc.), più efficaci e spesso meno tossici.

Uno dei tanti esempi tra i “nuovi”, è la Venlafaxina (Efexor) che viene venduto come un efficacissimo antidepressivo a doppia azione, sia serotoninergica che noradrenergica (SNRI in gergo), con pochi o nulli effetti collaterali. In verità invece, il suo effetto noradrenergico è pressochè uguale a zero, gli effetti collaterali spesso gravosi e ineliminabili, la sospensione un’impresa ardua; insomma, la Venlafaxina sarebbe un banale serotoninergico, con i suoi begli effetti collaterali tipici e un modesto effetto antidepressivo, anche ad alti dosaggi.

A questo punto, davvero non si capisce (si fa per dire…) perchè le linee guida sugli psicofarmaci debbano sconsigliare i Triciclici come farmaci di prima scelta, dal momento che essi sono incomparabilmente più efficaci anche nelle depressioni estremamente gravi, e spesso lo sono a dosaggi molto bassi che comportano effetti collaterali (compreso quello sulla sessualità) pressochè nulli.

Per approfondimenti, vedete l’articolo del famoso psicofarmacologo inglese Ken Gillman cliccando QUI

Buona lettura,

A. Mercuri

Farmaci Antidepressivi

Gentili Lettori,

come ho fatto per i farmaci che favoriscono il sonno, vi presento ora una lista di farmaci che sollevano l’umore. Tale lista crescerà mano mano che avrò il tempo di aggiungere nuovi principi attivi; comincio con sostanze che sollevano l’umore in modo rapido, per proseguire con i tradizionali antidepressivi a lunga latenza d’azione.

Tenete però sempre presenti le precauzioni generali di cui ho già scritto:

1) nessuna sostanza antidepressiva che voi assumiate è curativa, come può invece esserlo un’antibiotico o una terapia d’urgenza che vi salva la vita; gli antidepressivi sono sintomatici cioè fin che li prendete state meglio ma quando li smettete generalmente tornate a stare come prima e talvolta peggio perchè alla patologia iniziale si aggiunge anche l’astinenza dal farmaco.

2) dopo qualche anno di assunzione, anche l’antidepressivo più efficace  tende a non fare più effetto quindi dovete cambiare molecola o aumentare le dosi o prenderne due. Continua a leggere

Astinenza da antidepressivi

Cari utenti vi fornisco il link ad un articolo della rivista on line “Quotidiano sanità” giuntomi oggi e relativo alla difficoltà che si incontra qualora si cerchi di interrompere l’uso degli antidepressivi.
Il senso di questo articolo è che gli antidepressivi non sono innocui integratori alimentari ma farmaci che si deve cominciare ad assumere soltanto in pochi e gravi casi selezionati: cosa ben lontana all’abuso che se ne fa oggi in tutto il mondo.
Buona lettura,
A. Mercuri
Testo dell’articolo:

 

 

Escitalopram

L’Escitalopram (commercializzato come Cipralex o Entact) è un farmaco appartenente alla classe degli SSRI (inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina) usato principalmente per il trattamento della depressione maggiore e dei disturbi d’ansia (come ad esempio disturbo d’ansia generalizzato, attacchi di panico, Fobia sociale e disturbo ossessivo compulsivo) Continua a leggere

SSRI

Dall’inglese selective serotonin reuptake inhibitors (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina): sono farmaci antidepressivi di ultima generazione in grado di fare aumentare la disponibilità di serotonina negli spazi sinaptici favorendo così un aumento del tono dell’umore.

Bupropione

E’ un antidepressivo psicostimolante che innalza il livello di noradrenalina nel cervello ed è particolarmente indicato nelle forme depressive in cui prevale ipersonnia, astenia, disfunzioni cognitive e anedonia; agendo inoltre come antagonista dell’acetilcolina sui recettori nicotinici, viene sfruttato come sostegno nella cessazione all’abitudine al fumo di sigaretta, poiché diminuisce il piacere e di conseguenza il desiderio indotti dalla nicotina (che invece è un agonista dei recettori colinergici).

In Italia, il farmaco è commercializzato, come aiuto alla cessazione dell’abitudine al fumo di sigaretta, con il nome commerciale di Zyban, nella forma farmaceutica di compresse da 150 mg mentre è commercializzato come antidepressivo, in compresse a rilascio modificato da 150 mg e 300 mg, con il nome di Wellbutrin ed Elontril.

Indice

1) Meccanismo d’azione

2) Storia

3) Usi clinici

3a) Depressione

3b) Ansia

3c) Cessazione del fumo

3d) Disfunzioni sessuali

3e) Trattamento dell’obesità

4) Controindicazioni

1) Meccanismo d’azione

Il Bupropione è classificato come un inibitore della ricaptazione della dopamina e della noradrenalina (NDRI) ed è inoltre un antagonista di alcuni sottotipi recettoriali dei recettori nicotinici. Quest’ultimo effetto è sfruttato per ridurre il craving (cioè il desiderio) di fumare ed è quindi utilizzato come adiuvante per smettere di fumare.

Il realtà la sua capacità di agire su sistema dopaminergico in vivo è dubbia: infatti studi svolti su umano per determinare l’attività farmacologica del bupropione e dei suoi metaboliti sul trasportatore della dopamina (attraverso le immagini PET) hanno visto come l’occupazione di tale trasportatore era del 26% per i ricercatori finanziati dalla ditta produttrice (GlaxoSmithKline) e solo del 14% secondo uno studio indipendente. Tale percentuale di occupazione è ritenuta insufficiente per esercitare un effetto farmacologico: infatti successivi studi hanno cercato di valutare se il bupropione fosse comunque in grado di determinare un aumento della concentrazione extracellulare di dopamina nel cervello umano, segno di un’attività farmacologica, non riuscendo però a rilevarlo.

Possiamo quindi concludere che Bupropione e i suoi metaboliti attivi, non hanno attività dopaminergica ma soltanto noradrenergica e anticolinergica (antinicotinica). Nulla è anche l’attività serotoninergica. Sembra che alla sua azione antidepressiva contribuisca anche l’effetto anticolinergico di tipo antinicotinico.

2) Storia

La sintesi di questa molecola avvenne nel 1966; tuttavia la sua registrazione avvenne nel 1974, a cura dell’attuale GlaxoSmithKline. La sua commercializzazione come antidepressivo fu approvata dalla Food and Drug Administration (FDA) nel 1985 con un dosaggio consigliato fra i 600/900 mg seguita però dal ritiro dal commercio a causa di un’alta incidenza di convulsioni.

Il farmaco è stato poi introdotto nuovamente sul mercato nel 1986, una volta individuate più correttamente le dosi massime terapeutiche (450 mg/giorno) che consentono di ridurre questo tipo di rischio, che a questi dosaggi è pari a quello degli altri antidepressivi, soprattutto per quel che riguarda la formulazione a rilascio modificato. In seguito, a partire dal 1997, il farmaco è stato approvato anche come supporto nella terapia per interrompere la dipendenza dal fumo.

3) Usi clinici

In Italia il farmaco è approvato per il trattamento degli episodi di depressione maggiore e come aiuto nei pazienti nicotino-dipendenti che vogliono cessare l’abitudine al fumo unitamente ad un supporto motivazionale. È inoltre recentemente stato commercializzato in associazione ad un farmaco oppioide per il trattamento dell’obesità.

In particolare, il bupropione è utilizzato in quei soggetti che mostrano una depressione caratterizzata da eccessiva sonnolenza diurna, astenia, mancanza di energia, disfunzioni cognitive, anedonia e perdita di interesse per le attività quotidiane, eccessivo aumento di peso, disfunzioni sessuali e/o una risposta incompleta al trattamento con altri farmaci antidepressivi. Può essere utilizzato off-label per il trattamento dell’ansia sociale, per via del suo effetto stimolante, e come adiuvante nel trattamento dell’obesità per via del suo lieve effetto anoressizzante e contro la fame.

3 a) Usi clinici: depressione

Studi clinici in doppio cieco controllati con placebo, hanno confermato l’efficacia del Bupropione per la depressione clinica.

Studi comparativi hanno dimostrato l’equivalenza di Bupropione a Sertralina, Fluoxetina, Paroxetina ed Escitalopram (degli SSRI) come antidepressivo. Uno studio ha inoltre riportato un tasso di remissione significativamente maggiore con il trattamento con Bupropione rispetto al trattamento con Venlafaxina (è un SNRI).

Spesso Buproprione viene aggiunto ad un altro antidepressivo quando questo non sortisce sufficienti effetti clinici o quando se ne vogliono mitigare degli effetti collaterali come senso di affaticamento, perdita di iniziativa e disfunzioni sessuali.

A differenza di quasi tutti gli altri antidepressivi (ad eccezione di moclobemide, nefazodone e Tianeptina) Bupropione non causa disfunzione sessuale ( la comparsa di effetti collaterali sessuali non è differente rispetto ai soggetti trattati con placebo). Il trattamento con Bupropione non è associato ad aumento di peso; al contrario, alla fine di ogni studio di confronto tra Bupropione e placebo o altri antidepressivi, i soggetti inseriti nel gruppo trattato con Bupropione avevano un peso medio inferiore.

Bupropione è più efficace degli SSRI nel miglioramento di alcuni sintomi quali ipersonnia e fatica, nei pazienti depressi. In una meta-analisi comparativa, gli SSRI comportavano solo un modesto vantaggio rispetto a Bupropione nel trattamento della depressione associata ad ansia elevata. Questi farmaci sono equivalenti a Bupropione nel trattamento della depressione associata ad ansia moderata o bassa.

Secondo diversi studi, quando un paziente non risponde ad un SSRI la strategia preferita dai clinici è l’associazione con bupropione. Per esempio, la terapia di combinazione Bupropione e Citalopram è stata più efficace rispetto al passaggio ad un altro antidepressivo; l’aggiunta di Bupropione ad un SSRI (principalmente Fluoxetina o Sertralina) ha determinato un significativo miglioramento nel 70-80% dei pazienti che hanno avuto una risposta incompleta ad un trattamento antidepressivo di prima linea.

In corso di trattamento con bupropione migliora il senso di “energia”, che invece tendeva a ridursi sotto l’influenza degli SSRI. Inoltre sono stati osservati miglioramenti dell’umore e della motivazione, nonché qualche miglioramento delle funzioni cognitive e sessuali. La qualità del sonno e l’ansia nella maggior parte dei casi restano invariati. Nello studio STAR* D, i pazienti che non rispondevano al Citalopram venivano assegnati in modo casuale alla terapia di associazione con Bupropione o Buspirone. Circa il 30% dei soggetti di entrambi i gruppi otteneva una remissione. Tuttavia, l’associazione con Bupropione sembrava dare i risultati migliori stando all’auto-valutazione dei pazienti, ed era molto meglio tollerata. Lo stesso studio indicava anche una remissione più importante quando i non-responder al citalopram ricevevano terapia di associazione con bupropione invece di essere passati alla sola terapia con bupropione (30% vs 20%).

3b) Usi clinici: ansia

Bupropione ha dimostrato una certa efficacia nel trattamento del disturbo d’ansia sociale e dell’ansia associata alla depressione, ma non nel disturbo di panico con agorafobia. Il suo potenziale ansiolitico è stato paragonato a quello della sertralina e della doxepina. Tuttavia, può causare agitazione in alcuni pazienti, specialmente quando somministrato ad alte dosi (come il metilfenidato)

3c) Usi clinici: cessazione del fumo

Bupropione riduce l’intensità del desiderio di nicotina ed i sintomi di astinenza; dopo un trattamento di sette settimane, il 27% dei soggetti che hanno ricevuto Bupropione ha riferito che il bisogno di fumare è stato un problema, contro il 56% di coloro che hanno ricevuto il placebo. Nello stesso studio, solo il 21% del gruppo bupropione riportava sbalzi d’umore, contro il 32% del gruppo placebo. Un ciclo di trattamento con bupropione dura da sette a dodici settimane. In genere il paziente cessa di utilizzare tabacco entro una decina di giorni dall’inizio del ciclo. Bupropione, a tre mesi, raddoppia la probabilità di avere successo nello smettere di fumare. A distanza di un anno dal trattamento, le probabilità di aver smesso di fumare sono ancora 1,5 volte più alte nel gruppo Bupropione rispetto al gruppo placebo. La terapia di associazione Bupropione e nicotina non sembra in grado di aumentare ulteriormente la probabilità di cessare di fumare. In uno studio che confrontava direttamente bupropione e vareniclina, vareniclina ha mostrato un’efficacia superiore. Dopo un anno il tasso di astinenza continua dal fumo era del 10% per il placebo, del 15% per il bupropione, e del 23% per vareniclina. Bupropione rallenta anche l’aumento di peso che si verifica spesso nelle prime settimane dopo la cessazione del fumo di sigaretta (dopo sette settimane, i soggetti del gruppo placebo hanno avuto un aumento medio di 2,7 kg di peso, rispetto agli 1,5 kg per i soggetti del gruppo Bupropione). Con il tempo, tuttavia, questo effetto diventa trascurabile (dopo 26 settimane, entrambi i gruppi hanno registrato una media 4,8 kg di peso).

 3d) Usi clinici: disfunzioni sessuali

Bupropione è uno dei pochi antidepressivi che non causa disfunzioni sessuali. Nel 2002 in un sondaggio tra psichiatri, fu indicato come il farmaco di scelta per il trattamento delle disfunzioni sessuali indotte da SSRI, anche se questa non è una indicazione approvata dalla Food and Drug Administration (FDA). Il 36% degli psichiatri preferiva passare i pazienti con disfunzioni sessuali indotte dagli SSRI al bupropione, ed il 43% era favorevole ad aggiungere al trattamento bupropione. Ci sono studi che dimostrano l’efficacia di entrambi gli approcci. Il risultato osservato è stato un miglioramento sia del desiderio che del piacere legato alla funzione sessuale. Per raggiungere questi risultati sembra sia necessaria l’aggiunta di almeno 200 mg al giorno di bupropione al regime SSRI, in quanto l’aggiunta di 150 mg al giorno di bupropione non sembra produrre una differenza statisticamente significativa rispetto al placebo. Diversi studi hanno evidenziato che Bupropione allevia anche la disfunzione sessuale in persone che non utilizzano antidepressivi e non sono depresse. In uno studio in doppio cieco comprendente uomini e donne, il 63% dei soggetti dopo 12 settimane di trattamento con Bupropione ritenevano la loro condizione migliorata o molto migliorata, rispetto al 3% dei soggetti trattati con placebo. Due studi, uno dei quali era controllato con placebo, hanno dimostrato l’efficacia del Bupropione per le donne affette da disturbo da desiderio sessuale ipoattivo, con conseguente significativo miglioramento dell’eccitazione, dell’orgasmo e della soddisfazione generale. Bupropione si è anche dimostrato un trattamento promettente per la disfunzione sessuale causata dalla chemioterapia per il cancro al seno e per la disfunzione orgasmica. Come avviene per il trattamento del disturbo sessuale indotto da SSRI, può essere necessario ricorrere ad una dose maggiore di Bupropione (300 mg). In uno studio randomizzato impiegando una dose inferiore (150 mg) non è stata infatti trovata una differenza significativa tra Bupropione, terapia sessuale e altri trattamenti. Bupropione non aumenta l’attività sessuale negli uomini sani.

3e) Usi clinici: trattamento dell’obesità

Attualmente il Bupropione non è approvato come farmaco anoressizzante nonostante una recente metanalisi condotta negli USA abbia dimostrato la sua efficacia mostrando una perdita di peso circa 4 volte superiore rispetto al placebo, ma molecole quali sibutramina, orlistat e dietilpropione approvate per il trattamento dell’obesità, si sono mostrati nettamente superiori. A tale proposito si sta studiando il bupropione in associazione a naltrexone (simile al naloxone (Narcan), usato come antidoto nell’overdose da oppiacei) o zonisamide.

4) Controindicazioni

La casa produttrice del farmaco (GlaxoSmithKline) rende noto che il bupropione non dovrebbe essere prescritto a pazienti con problemi di anoressia, bulimia nervosa, tumori al cervello o altre condizioni che abbassano la soglia delle convulsioni come epilessia sospensione di benzodiazepine o alcol. Il trattamento concominante con un IMAO (inibitore delle monoamminossidasi) è fortemente sconsigliato in quanto può risultare fatale e nel caso specifico della selegilina (compresi i metaboliti desmetilselegilina, l-amfetamina e l-metamfetamina) vi è un aumento della tossicità epatica probabilmente per l’interazione fra i vari metaboliti della selegilina e quelli del bupropione (il maggiore è l’idrossibupropione è bene che siano trascorse almeno due settimane dal trattamento con un IMAO prima di passare al bupropione).

Cautela riguardo a pazienti con problemi ai reni, ipertensione e giovani adulti al di sotto dei 25 anni di età; è noto che questo gruppo di pazienti ha un maggior rischio di pensieri/comportamenti suicidi.

Qui di seguito vi fornisco la scheda tecnica ufficiale di Bupropione redatta dall’AIFA, ente governativo italiano che si occupa di farmacovigilanza: https://farmaci.agenziafarmaco.gov.it/aifa/servlet/PdfDownloadServlet?pdfFileName=footer_000200_037685_RCP.pdf&retry=0&sys=m0b1l3

Buona lettura,

A. Mercuri