Contro la globalizzazione

In questi giorni, camminando per la mia città, Venezia, e guardando il triste mescolamento di popoli e razze che la globalizzazione comporta consideravo che in fondo tutta la bella e interessante varietà di popoli, lingue, culture che tanto amiamo, esiste proprio perché i nostri antenati, di viaggi ne hanno fatto molto pochi: son vissuti in un determinato luogo e sempre in quello (amandolo e rispettandolo) per millenni, luogo con caratteristiche geografiche e climatiche costanti che hanno plasmato loro la forma del viso e del corpo, il colore della pelle, la mentalità, le tradizioni, le convinzioni, il senso morale. Oggi, un po’ in tutto, si vive di rendita della serietà e dell’ordine con cui i nostri avi han vissuto. Siamo dei dissipatori di sostanze accumulate da altri in millenni di proficuo lavoro, corriamo in discesa spendendo molto di più di quanto guadagniamo.

A. Mercuri

Gioco d’azzardo: è malattia?

Cari lettori, riporto qui sotto la lettera che “Il Gazzettino” mi ha pubblicato in data 18 ottobre 2018. Puo sembrare un pò dura nei confronti di chi gioca d’azzardo ma in me non c’è alcun intento colpevolizzante del giocatore bensì un richiamo alla realtà per chi cerca di speculare sulle malattie o pseudo malattie trasformando fenomeni comuni e sempre esistiti in allarmanti, nuove epidemie emergenti. La scintilla per l’articolo è nata quando ho letto che sta nascendo un centro dove si cureranno i giocatori d’azzardo con la neuropsicologia e le neuroscienze: a mio pare, la complessità della pulsione al gioco d’azzardo non è riconducibile ad una determinata configurazione neurobiologica costante, passibile di essere studiata e curata con le neuroscienze ma è un problema più profondo, di personalità, con molti addentellati anche nel sociale, un problema umanistico più che scientifico.  

E riguardo alla psichiatria americana che spezzetta le malattie psichiatriche per crearne di nuove e fasulle, al servizio di un’industria farmaceutica pronta poi a vendere nuove molecole per “curarle”, vi invito a leggere il mio precedente articolo “Psichiatria americana”  (cliccare)

Sono delirante io oppure è vero quel che dico?  Continua a leggere

Astinenza da antidepressivi

Cari utenti vi fornisco il link ad un articolo della rivista on line “Quotidiano sanità” giuntomi oggi e relativo alla difficoltà che si incontra qualora si cerchi di interrompere l’uso degli antidepressivi.
Il senso di questo articolo è che gli antidepressivi non sono innocui integratori alimentari ma farmaci che si deve cominciare ad assumere soltanto in pochi e gravi casi selezionati: cosa ben lontana all’abuso che se ne fa oggi in tutto il mondo.
Buona lettura,
A. Mercuri
Testo dell’articolo:

 

 

Troppi morti sulle strade

Ogni giorno assistiamo ad un bollettino di guerra sulle strade. Morti e feriti di tutte le età, tutto può finire in un attimo e per un istante di stanchezza, di distrazione, di euforia che rendono imprudente la guida. Oppure basta anche la sfortuna, quella di essere investiti senza avere alcuna responsabilità; e così la vita interrompe o si trasforma di colpo, quella nostra, quella dei nostri figli: dalla condizione di benessere con progetti, obiettivi, speranze, si passa direttamente al cimitero oppure in Ospedale, a vita. E tutto in un attimo, un fulmine a ciel sereno.

Questo è il progresso?

Ciò che a me salta agli occhi è la sproporzione, il divario tra l’importanza che diamo alla vita nostra e dei nostri cari, e la supina accettazione che tutto questo possa finire in modo stupido e senza una ragione. Riflettiamo su questo: cosa è l’automobile? A cosa serve veramente? Ha aumentato la nostra felicità? Quante volte la prendiamo senza motivo?

Io sono fermamente convinto che l’automobile abbia rovinato il mondo.

Capisco che molta gente vive in orrende periferie di città, ambienti in cui l’automobile è un indispensabile mezzo di fuga dalla morte psicologica, da un quartiere dormitorio senz’arte, senza natura, senza cultura; ma ricordiamoci sempre che tanta bruttezza è stata proprio l’automobile a crearla, consentendo l’espandersi smisurato delle città. Perché accettare tutto questo senza ribellione? Perché tanta passività? Facciamoci belle le nostre città, il nostro ambiente, l’ambiente in cui viviamo: e cerchiamo di smettere l’abitudine assurda di dover sempre fuggire dal nostro ambiente ogni volta che abbiamo un po’ di giorni liberi.

Per ora mi fermo qui, ma ben presto tornerò sull’argomento automobile. Intanto riflettete sull’automobile come strumento di tristezza e morte: guardatela, per favore, per quello che realmente è! E nel frattempo, guidate piano e con prudenza.

Angelo Mercuri

 

Perchè detesto la globalizzazione

Io, anche come psicoterapeuta, sono convinto che la strada giusta per tornare a vivere in modo più naturale e quindi più felice, sia rilocalizzare, all’opposto cioè del globalizzare.

L’essere umano infatti ha da sempre avuto un proprio territorio limitato in cui vivere, in modo assoluto almeno da 13 mila anni a questa parte (da quando cioè è diventato stanziale); Continua a leggere

Nazionalismo

Un sano e forte orgoglio nazionalistico e patriottico è la salute di un Paese. Senza questo un Paese non esiste. La globalizzazione, che vorrebbe annullare ogni senso di identità nazionale nelle persone, è solo una abietta manovra commerciale delle Multinazionali che vogliono uno squallido mondo standardizzato dove vendere meglio i loro standardizzati prodotti.

Case editrici oggi

Fino a qualche decennio addietro la Casa Editrice era una garanzia per l’utente che acquistava un libro: se cioè una nota casa editrice si pubblicava un certo libro, significava che quel libro era di valore. Oggi purtroppo non è più così. Continua a leggere

Amore per la Croazia

Io amo molto la Croazia e, appena posso ci vado. Mi piace la sua bellezza naturale non eccessivamente inquinata dalla presenza umana; la densità di popolazione in Croazia è infatti molto bassa, appena di 75 abitanti per km/q mentre in Italia, che è rovinata dall’antropizzazione eccessiva è in media di 200, quasi 3 volte tanto.

Mi piace poi il carattere della gente che sa godere di quello che ha oggi, sa accontentarsi e ha forte il senso dell’amiciza.

I croati amano il proprio paese, sono orgogliosi di essere croati, accettano un regolato e rispettoso turismo ma non si fanno adulatori per incentivarlo.

La ragazze, lavoratrici e fiere, non si lasciano affascinare dallo straniero occidentale ricco ma sono fortemente attratte dalle qualità dei compaesani: forza, virilità, apertura sociale, individualismo moderato che non scivola nella pusillanime autoprotezione, nel narcisismo e nella ripiegatura egoistica sul proprio meschino orticello personale di affarucci e salute.

Qui le lascive mode occidentali sono poco simpatiche, le droghe sono ancora quelle dei propri bisnonni: vino, tabacco e caffè; la vita sociale è fatta di incontri occhi negli occhi e non di “social networks”; non c’è simpatia per la confusione di genere e ruoli sessuali ma c’è la sana e istintiva convinzione che i modelli tradizionali di uomo e di donna sono quelli psicologicamente e sessualmente più attraenti e vincenti; la società croata accetta l’esistenza delle minoranze e le rispetta ma pretende che, in quanto minoranze, non intacchino i diritti della maggioranza.

La Croazia è una Nazione che ha una storia contrassegnata da lunghi periodi di autonomia ben gestita, è un Paese forte e fiero che non ha bisogno di promiscuità, annacquamenti e globalizzazioni; la gente del posto, di ogni età, è favorevole all’autonomia e contenta d’avere ancora la propria moneta e le frontiere coi gendarmi e spera che i tentativi della Slovenia di espellerla dall’Unione Europea, siano coronati da successo.

Angelo Mercuri

Scientismo & Tecnocrazia

In questi ultimi giorni ho seguito una lezione di psichiatria biologica dove i relatori illustravano le ultime scoperte nel campo delle neuroscienze applicate alla psichiatria; cose belle e affascinanti, da sapere: il cervello dell’ adolescente è ancora strutturalmente immaturo, l’insonnia, la depressione, la solitudine, provocano evidenti modificazioni materiali del cervello. Inoltre si è discusso di epigenetica, quella branca della genetica che studia le modificazioni reversibili cui il nostro DNA va incontro in seguito all’esperienza (ambiente, circostanze di vita); la cosa più sorprendente è che tali modificazioni del DNA sono trasmissibili alla prole: se una madre è depressa durante la gestazione, trasmette al figlio per via genetica la tendenza ad ammalarsi a sua volta di depressione.

Ancora, si è parlato di longevità  e delle cause di invecchiamento precoce.

Quello che mi ha colpito di più però, è stata la conclusione degli scienziati: per mantenersi sani a lungo, bisogna fare una vita sana e tradizionale: dal grafico proiettato hanno evidenziato come il benessere suddetto sia inversamente proporzionale alla modernizzazione; studiando gli ultracentenari ad esempio si è visto come questi sono solitamente contadini abituati ad alzarsi prestissimo al mattino e a fare una vita di lavoro fisico in un ambiente naturale. E la mia conclusione è stata un’ulteriore conferma di quanto già penso da tempo: le malattie mentali oggi sono enormemente aumentate a causa di un ambiente ed uno stile di vita artificiale rovinoso per la salute mentale.

Se soffrite di disturbi mentali, ricordatevi che molto probabilmente non siete malati voi ma è malato lo stile di vita innaturale che vi costringono ad avere: non mandate giù pillole ma reagite, ribellatevi con rabbia (in modo non violento ma costruttivo, sia chiaro!) contro una società costruita sull’interesse economico e governata da pochi grandi industriali. Ricordate che la potenza, a questi, siamo noi a darla comperando i loro squallidi prodotti e noi stessi potremmo togliergliela. Riflettete su questo punto e su altri, formatevi ideali e convinzioni, non fatevi ridurre a malati mentali da una società che spreca la maggior parte delle risorse economiche in inutili ricerche scientifiche e in dannose applicazioni tecnologiche per allontanarvi sempre più dallo stile di vita unico possibile per la felicità vostra e dei vostri figli: quello tradizionale. Anche gli scienziati lo dicono, dopo decenni di ricerche e miliardi spesi per arrivare dove il buon senso era già arrivato da secoli.

Angelo Mercuri

Psichiatria americana

Il noto psichiatra italiano Vittorino Andreoli nel suo bellissimo libro “I miei matti”, Ed. Rizzoli 2004 così scrive:

Occorre finire di credere che la psichiatria parli l’americano. Siamo stati colonizzati e non abbiamo saputo presentare una paichiatria europea o addirittura italiana…..Invece deve trovare spazio una psichiatria europea, perchè è una psichiatria che ha radici nella nostra storia. L’America delle grandi industrie farmaceutiche ha ammazzato ora perfino la psicoanalisi, morta con la fine di quelle generazioni di ebrei fuoriusciti dall’Europa con le persecuzioni razziali. Il loro contributo è stato cancellato, dopo quella generazione si sono imposti i farmaci”.

A febbraio di quest’anno scrivevo il breve articolo: ” Gioco d’azzardo: malattia o semplice sintomo?” nel quale esprimevo il sospetto che l’apparente fiorire in America ( e di conseguenza nella fida Italia) di sempre nuove malattie psichiatriche sia in parte una manovra commerciale promossa dalle case farmaceutiche produttrici di psicofarmaci, per poter immettere sul mercato nuove molecole ad hoc o per rafforzare la vendita di molecole già esistenti. Leggete questo articolo comparso nel 2015 sull’autorevole rivista di psichiatria americana Journal of Psychopathology dal titolo : “Behavioral addiction: clinical and therapeutic aspects(ve lo propongo nell’edizione italiana della rivista), e poi ditemi se il mio sospetto non è fondato.

Angelo Mercuri